ESCLUSIVA PG, SCHOELLER: «Vi racconto mio nonno Oscar, bi-campione d’Italia con il Genoa»

«Non abbiamo mai smesso di tifare Genoa» svela il nipote del mediano

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Oscar Schoeller: tratta dalla foto di squadra che, sconfiggendo domenica 10 gennaio 1904 per 2-0 alle Gavette il Football Club Torinese, mantenne per la quarta volta il possesso della Palla Dapples (Archivio Storico Museo del Genoa)

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Un racconto, una storia di famiglia e uno spaccato di Genova che si nasconde tra le mille pagine degli annali rossoblù. É quella di Oscar Luis Schoeller, mediano del Genoa militante nel periodo pionieristico in cui il club fondato da James Spensley dettava legge nel campionato italiano di football. Memoria che fa luccicare gli occhi. Pianetagenoa1893.net ha intervistato in esclusiva Andrea Schoeller, nipote del calciatore del Grifone.

Partiamo dalle origini: chi fu Oscar Schoeller? «Mio nonno nacque a Genova nel 1882 e morì nel febbraio del 1968 in Svizzera, lo stesso anno in cui la mia famiglia si trasferì a Roma. Nel 1909 sposò una donna elvetica nata a Genova. August Schoeller, il papà di Oscar, nacque in Germania, e da bambino si trasferì a Livorno, uno dei maggiori porti dell’epoca prima della costruzione della ferrovia di Pisa, dove assimilò l’inflessione toscana. Dopo la morte della madre, Oscar fu mandato in collegio a Losanna dove conobbe il “football”, si diplomò a Stoccarda e perfezionò il suo inglese in Inghilterra. Lì iniziò a giocare a calcio poiché nel paese dove risiedeva era tradizione che i negozi tenessero chiuso il mercoledì pomeriggio per darsi appuntamento a giocare a pallone».

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La famiglia Schoeller: Oscar Luis è il primo da destra, in vestito militare (foto di Andrea Schoeller)

Che storia ebbe, invece, la ditta Allgeyer a Genova? «Fu un lavatoio della lana, che la mia famiglia acquistava di persona in Argentina, fondato da Ludwig Allgeyer, nonno di Oscar, a metà dell’Ottocento a Livorno e successivamente traslocato a Genova quando la Superba viveva il fermento del XIX secolo. In Toscana August Schoeller conobbe e sposò Berta Allgeyer, figlia di Ludwig, un benestante imprenditore tedesco che, oltre a dare il contributo per la fondazione a Genova di una delle tre sedi italiane della Scuola Germanica (dove tutt’oggi viene ricordato con una statua e riconosciuto come benefattore), acquistò ad Albaro la villa Allgeyer-Fückel, che fu sede dello Champagnat fino al 1994. Oscar lavorò nella ditta di famiglia».

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La Villa che August Schoeller fece costruire in via Paride Salvago a Genova (foto di Andrea Schoeller)

Il nonno del professor Bruno Lantieri della Fondazione Genoa lavorò all’Allgeyer: Oscar gli aumentò lo stipendo quando seppe che rifiutò una decorazione per aver custodito i vostri beni durante la Prima Guerra Mondiale. «É una bellissima storia che personalmente non conoscevo – sebbene il cognome Lantieri rievochi qualcosa dai racconti di mio papà, figlio di Oscar, che ha 97 anni – e che gli riferirò al più presto quando lo andrò a trovare a casa sua, in Svizzera».

L’albo d’oro recita: Schoeller due volte campione d’Italia con il Genoa. «Giocò dal 1902 al 1904 (pagò la quota di socio fino al 1908, ndr). Quando mio nonno Oscar rientrò a Genova dopo gli studi in Inghilterra seppe dell’esistenza di una società di calcio fondata da inglesi: era il Genoa Cricket and Athletic Club. Schoeller entrò direttamente in contatto con James Spensley, il medico inglese che lavorava tra le navi del porto di Genova su un barchino per curare la salute della flotta britannica, che lo ammise nel sodalizio, già aperto agli stranieri. La Grande Guerra, tuttavia, rovinò i rapporti molto cordiali tra Spensley e Schoeller: con lo scoppio del conflitto bellico, Spensley tolse il saluto a mio nonno poiché diventò un nemico di guerra. Fu una forte delusione per Oscar Schoeller, peraltro profondamente antimilitarista, considerato il prestigio di Spensley».

Venendo ai giorni nostri, è vero che non avete smesso di tifare per il Genoa? «Io, mio padre, mia madre e mia sorella siamo nati a Genova. Di conseguenza, tifo Genoa: peraltro da quando ho approfondito la storia calcistica di mio nonno inizio ad accusare le palpitazioni durante le partite. L’ultima volta che sono venuto al Museo rossoblù assieme a mia figlia le ho acquistato una maglia – che ha indossato contro il Napoli – e l’ho personalizzata con il nostro cognome e il numero 4 che ricorda il mediano, ruolo che ricopriva mio nonno Oscar con tanto di soprannome in genovese, una lingua che parlava benissimo, oltre alle altre cinque che imparò nel corso della sua vita».

Siamo curiosi. «Oscar Schoeller era conosciuto da più parti come “O maxelâ do Cricket”, il macellaio del Genoa, perché in campo era un calciatore rude, di forte temperamento, in stile Benetti per intenderci. Il calcio pionieristico d’inizio secolo scorso aveva consuetudini che si sono completamente perse: ad esempio, mio papà racconta che i calciatori del Genoa dovevano pagare di tasca propria le trasferte in treno per andare a giocare le partite di campionato, alcune delle quali si disputarono anche a Nizza».

Riproduzione dell’articolo consentita solo per estratto previa citazione della fonte: www.pianetagenoa1893.net

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