Criscito capitano vero: la lezione dopo il caso Icardi

Esiste un'abissale differenza tra fare ed essere capitano

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Criscito
Domenico Criscito (foto di Genoa CFC Tanopress)

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Non si diventa capitano per caso. Non si torna al Genoa solo perché il Genoa è casa tua. C’è qualcosa di più nella storia che lega Mimmo Criscito al Grifone. Un sentimento vero, che nasce più di un decennio fa e che da qualche mese vive la sua normale prosecuzione dopo tanti anni d’interruzione. Criscito è un capitano vero che conferisce il giusto valore alla fascia. Finalmente una storia bellissima in una settimana caratterizzata dal caso Icardi che ha estratto il peggio dalla categoria del calcio e di chi fa opinione. Mimmo impartisce la giusta lezione a chi non vuol capire che esiste un’abissale differenza tra fare ed essere capitano.

Criscito ha il Genoa nel dna. Lo caratterizza un alto senso di responsabilità che va al di là di quei trenta centimetri di tessuto arrotolati al braccio che si sogliono chiamare fascia. Il capitano è l’uomo giusto, al posto giusto e ieri ha dimostrato di esserlo anche al momento giusto. Criscito si è caricato il Genoa sulle spalle nel momento più difficile della partita più difficile, come ha ribadito Claudio Onofri (ex capitano) ai nostri microfoni: «La sconfitta avrebbe complicato ogni cosa». Invece la sua rasoiata di sinistro al 93′ regala la vittoria al Genoa, bello solo negli ultimi venti minuti.

Prima no, prima del pareggio di Sanabria è stato il peggior Genoa della gestione di Prandelli. Squadra con poca intraprendenza e idee di calcio, devota al lancio lungo verso Kouamé e con un baricentro eccessivamente basso. Nel secondo tempo gli ingressi di Bessa e Pandev hanno illuminato il fraseggio rossoblù, rendendolo tra l’altro più incisivo negli ultimi sedici metri di campo. Il Genoa non può prescindere dagli uomini tecnici. Come non può prescindere da chi si dimostra prima uomo e poi capitano. E viceversa. Non si diventa capitano per caso.

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