Correva l’anno 1963: un Genoa by night stellare schianta la Roma

Nella prima partita di campionato giocata in notturna, il Grifone superò con un 3-0 i giallorossi che puntavano allo scudetto grazie ai super Bean e Piaceri

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Gastone Bean (Foto Wikipedia/Solocalcio.com)
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Una domanda: in quale occasione il Genoa in campionato ha esordito al Ferraris in notturna? Pronta la risposta: in un Genoa-Roma programmato per la terza di campionato stagione 1963-64 in turno infrasettimanale (evento raro a quei tempi) di mercoledi. Raccontiamo prima di tutto gli antefatti. La Roma aveva come presidente il conte Francesco Marini Dettina, ambizioso e con progetti faraonici. Durante l’estate aveva acquistato per mezzo miliardo l’attaccante Sormani suscitando clamore in tutta Europa. Per ovviare a tale spesa aveva addirittura venduto all’asta due dipinti del Tiziano di sua esclusiva proprietà. Aveva inoltre ingaggiato il forte tedesco Schutz, con i due inseriti in un complesso forte dei vari Angelillo, Manfredini, capitan Losi.

L’inizio dei giallorossi in campionato era stato terrificante. Un 3-1 rifilato al Bari a domicilio ed un esaltante 6-1 all’Olimpico vittima la Sampdoria. Queste le credenziali con le quali si presentava a Marassi. Il Genoa viceversa si trova nella consueta crisi economico dirigenziale. Campagna acquisti così così, inizio di campionato controverso. Un ottimo pareggio a Bologna (1-1) e patatrac casalingo con il Catania. Uno 0-2 parziale condito da prestazione neghittosa con conseguente invasione di campo, inevitabile sconfitta a tavolino con lo stesso punteggio e squalifica del Ferraris per 2 giornate. Da tenere inoltre presente che il Genoa per le prime cinque partite è costretto a fare a meno di Meroni il suo uomo migliore a causa di una squalifica. Comunque un cavillo interpretativo consente al Genoa di disputare la partita con la Roma al Ferraris (almeno quello). All’epoca la disciplinare sentenziava al mercoledì e le punizioni diventavano esecutive dopo 24 ore cioè dal giovedì.

Di conseguenza mercoledi sera 25 settembre 1963 Genoa- Roma si disputò regolarmente a Marassi. Nessuno in quel momento si azzarda a dar credito alla squadra di Santos per giunta rimaneggiata (oltre a Meroni mancava pure Locatelli) ma il campo, per fortuna del Grifone, parlò due linguaggi diversi. Inizia il Genoa attaccando a tutto spiano e già al terzo minuto si trova clamorosamente in vantaggio. Un corner battuto da Bean finisce in rete forse con la complicità di Pantaleoni. Ancora oggi non è nota la paternità del gol. Anzichè difendersi i rossoblu contrattaccano sfiorando più volte il raddoppio, al cospetto di una Roma spaesata e inebetita da tanto furore agonistico degli avversari. All’intervallo (sull’1-0) in tribuna è opinione comune che il Genoa non reggerà quel ritmo e che i giallorossi saranno destinati a venire fuori. Niente di più errato. La ripresa è sulla falsariga del primo tempo. Il successo finale genoano tanto sognato quanto imprevisto prende corpo a metà ripresa quando Bean su azione personale infila alle spalle di Cudicini la palla del 2-0. Diventa certezza pochi minuti dopo quando il centravanti Piaceri triplica riprendendo una corta respinta del portiere. Con un 3-0 a un quarto d’ora dal termine, il Genoa può rilassarsi e concedere la platea al suo portiere Da Pozzo che nel finale effettuerà un paio di interventi straordinari. “Un Genoa da sogno!” così titolavano la mattina seguente i maggiori quotidiani.

Quella partita si sarebbe comunque rivelata uno spartiacque nei destini delle due società. Il Genoa iniziò un’escalation, in cui con il contributo del tecnico Santos e del funambolico Meroni avrebbe prodotto un record di imbattibilità della difesa e un ottavo posto finale sia pure in coabitazione (da queste parti equivaleva a…mezzo scudetto). Persino la squalifica del campo venne annullata grazie ad un’amnistia da parte del Coni. Quanto alla Roma, accade il contrario con contorni davvero grotteschi. Sul piano tecnico concluse quel campionato a ridosso della zona retrocessione, su quello finanziario il suo presidente, conte Marini Dettina finì sull’orlo del dissesto. L’aspetto tragicomico fu che l’anno successivo per reperire i contanti per una trasferta a Vicenza (siamo ai primi di gennaio del 1965) si dovette ricorrere ad una colletta da parte dei tifosi giallorossi! Vennero raccolte 600.000 lire, cifra interessante all’epoca, ma insufficiente per coprire le spese. Ma il presidente nella circostanza ebbe un minimo di pudore e di dignità nonché di solidarietà. La cifra venne devoluta ai famigliari delle vittime del Vajont, tragedia avvenuta 15 mesi prima.

Marco Colla

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