Pellegri, la Lazio, l’arme e gli amori…

Ricordo del Genoa-Lazio che regalò al mondo una gemma, tal Pietro Pellegri da Genova

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La gioia di Pietro Pellegri (foto di Tanopress Genoa cfc)
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Mi perdoni l’Ariosto, ma nel grigiore di una delle peggiori performances del Genoa juriciano un errore difensivo di Gentiletti aveva seriamente rischiato di prendersi le prime pagine della stampa il giorno dopo. Non s’è presentata questa eventualità solo perché un giovane ragazzo aveva deciso che quella sarebbe stata la sua serata, quella in cui farsi vedere, quella in cui raccogliere l’abbraccio di una Gradinata Nord affranta ma non per questo meno sanguigna. Pietro Pellegri è genovese e genoano, fede ereditata dal padre team manager e dal nonno, tanto che sembra perfino che un folle amore per il Grifone leghi la famiglia Pellegri più che ogni vincolo di parentela. E Genoa-Lazio, il 17 settembre 2017, non è stata una sconfitta. E’ stata l’ennesima vittoria per un settore giovanile d’eccellenza come la Cantera rossoblù (e la preparazione dei portieri, ricordo Spinelli e “Gatto” Scarpi). E’ stata la consacrazione di una stella luminescente come i riflettori che quella sera, al Ferraris, erano tutti puntati su di lui. Numero 64, quello del papà Marco, che quella sera piangeva a dirotto per la commozione ricordando le giornate passate ad accompagnare il figlio agli allenamenti, arte del calcio ma impregnata di testa bassa e umiltà. Sempre. Educazione genoana, poi, verace: “Fin da quando era bambino non ha mai avuto occhi che per il Grifone, il suo idolo è Marco Rossi”, giurava con occhi gonfi e voce che a stento trovava spazio tra le corde vocali.

Fonte: sito ufficiale Genoa CFC
Fonte: sito ufficiale Genoa CFC

Genoa-Lazio è stata una fetta biscottata inzuppata nelle lacrime di un padre che aveva appena visto il proprio figlio coronare un sogno. E se già era avvezzo alle reti, visto che a Roma nel Totti-day c’erano già stati esordio di Pietro in Serie A e primo gol (28 maggio 2017), mancava una doppietta. Quale occasione migliore per timbrarla risollevando parzialmente un Genoa in crisi, contro l’altra metà di Roma? L’ultimo che ricordo io ad aver fornito un apporto simile fu tal Leonardo Pavoletti nel derby d’Epifania 2016, quello vinto dai cugini col fiato al collo: triplo vantaggio al 50′, rimonta abbozzata dall’attaccante livornese con brivido, se Lazovic avesse messo a segno il pari. In ogni caso, Pietro Pellegri era così: con quell’aura da risolutore ma gli occhi di chi è cresciuto dall’altra parte della barriera, in Nord a tifare, e per la prima volta aveva fatto gioire in due occasioni i suoi tifosi. “The Pell”, lo incoronavano dall’Inghilterra paragonandolo a Zlatan Ibrahimovic, idolo di PP64. Onofri avrebbe rivelato come lo United fosse sulle sue tracce ma sarebbe stato lo stesso giocatore a rifiutare le avances di Mourinho: “Ho realizzato un sogno segnando sotto la Nord, io che sono genovese e genoano”. Due reti. “Una è per i tifosi, perché sono genoano come loro. L’altra è per il mio papà”.

Pietro (foto di Tanopress Genoa cfc)
Pietro (foto di Tanopress Genoa cfc)

Dalla Germania, la Bild applaudiva la scelta fatta da Juric nel momento in cui l’aveva mandato in campo. Ha margini di miglioramento allucinanti avrebbe detto il croato, trovando una parola di conforto per Gentiletti (“Vorrei abbracciarlo”) in una serata storta per lui ma non per tutti. I complimenti, su Pietro, cadevano incontrastati come una splendida cascata di pioggia ritemprante. Sbravati vedeva in lui la punta dell’iceberg delle giovanili del Genoa, Pedullà sottolineava  la sua personalità da venticinquenne, Corradi applaudiva la sua spaccata parlando di un gol da grande attaccante e Porcella si chiedeva come fosse possibile che il salvatore della squadra avesse le sembianze di un classe 2001. Dai campi trascurati di Pegli alla Serie A, in ogni caso, Pietro ce l’aveva fatta, giovane recordman in tre differenti specialità olimpiche: esordio, primo gol e prima doppietta. L’ha salutato Eddy Salcedo, compagno di mille battaglie in Primavera, di allenamenti in prima squadra e di trattative l’estate scorsa (ricorderete, il pacchetto Pellegri+Salcedo a un passo dall’Inter). In questo 2018 Pietro aveva salutato da poco Raffaele Palladino, “quello che mi ha accolto subito al mio arrivo in prima squadra”, quello “cui devo quasi tutto”, quel fratello maggiore che poco tempo fa aveva lasciato Pegli per La Spezia. Strano che tocchi a lui, adesso, partire.

L'abbraccio tra Pellegri e Ivan Juric (foto di Tanopress)
L’abbraccio tra Pellegri e Ivan Juric (foto di Tanopress)
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