ESCLUSIVA PG, CASARIN: «Var, alcuni errori si potevano evitare» (AUDIO)

L'ex arbitro veneto, in forza alla sezione Aia di Milano, ricorda anche un aspetto "emozionante" del "Luigi Ferraris": «Quella volta che mi tirarono la chiusura in ferro di un tombino, prima della partita, per fortuna senza centrarmi»

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Paolo Casarin al corso per giornalisti tenutosi a Vittoria (RG) l'11 dicembre 2018 (© foto Alfonso Magno)
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Paolo Casarin è stato intervistato da Pianetagenoa1893 al termine di un incontro per giornalisti tenutosi recentemente a Vittoria (Ragusa). Argomento principale, la Var ma anche il Genoa.

Paolo Casarin, le regole d’ingaggio del VAR di quest’anno rispetto all’anno scorso, quanto sono realmente utili al calcio di oggi?
«Più che al calcio di oggi, il protocollo, così detto, è un modo per approcciare una cosa nuova. Probabilmente è stato sbagliato questo tentativo maldestro con alcune definizioni (chiare, evidenti) che non fanno altro che confondere, perché tutto sommato, quando si va ad una partita di calcio, dovremmo capire tutto, l’arbitro, i giocatori e il pubblico di che cosa succede. Non che ognuno sa una cosa segreta. Detto ciò adesso mi pare ci sia un corso, perché siamo sempre in una fase di transizione, una correzione di questi primi protocolli. C’è un tentativo di rendere la cosa più comprensibile per tutti, visti anche alcuni errori che si potevano evitare».

Paolo Casarin arbitro. Tredici volte a Marassi con il Genoa protagonista. Mai un derby della Lanterna in carriera. Che cosa si prova ad entrare in uno stadio come quello di Genova, da protagonista?
«Io non ho mai fatto il derby di Genova. Non so per quale motivo; non c’era un motivo particolare perché ho fatto molte volte sia l’una che l’altra e per altro sono venuto a vederlo da spettatore da Milano, perché è un grande derby. Sul piano della passione, cioè di quello che si è anche detto questa sera (si riferisce all’incontro con i giornalisti a Vittoria, nda) che è presente anche in Serie A. Cioè la passione non è che scompare col VAR. Perché alcuni stadi sono così radicati… la Curva Maratona a Torino, Genova, anche perché è uno stadio che si presta a trasmettere molto della passione, eccetera. È successo così, mi dispiace, però sono molto contento di quella emozione che mi ha dato fare il Genoa, e anche la Sampdoria, in partite importanti. Mi ricordo, per esempio, entrambe con la Juventus forse nel 1980 o roba del genere. Quindi da questo campo emozionante… perché io ho visto il vecchio campo (quello prima di “Italia ‘90”, nda), non era stato ancora trasformato in com’è adesso, ma ancorché diverso strutturalmente dava sempre questo grande apporto. Un giorno anche dalla curva del Genoa mi è arrivata la chiusura di un tombino di ferro, se è per questo. È stata un’emozione anche quella, anche perché non mi ha centrato, prima della partita».

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