Prandelli: «Orgoglioso di lavorare in un ambiente dove si tifa per il Genoa e non per altre squadre»

L'emozione di Cesare Prandelli dopo aver battuto la Juventus. «Emozionato dal nostro popolo, vedere tante persone felici ti ripaga di tanti sacrifici. Giocando così non esistono partite impossibili, questa gara deve far crescere la consapevolezza del gruppo»

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Prandelli
Prandellli (Foto Genoa cfc Tanopress)
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Da clamoroso al Cibali a clamoroso al Ferraris il passo è breve. Il Genoa di Cesare Prandelli batte la Juventus, infliggendo ai bianconeri la prima sconfitta stagionale in campionato.

Nella consueta conferenza stampa post partita, l’ex Ct azzurro ha analizzato la vittoria, al momento, più bella della sua esperienza in rossoblù. «Quando vedi tante persone felici ti senti orgoglioso ed è qualcosa di veramente bello. Vivo in una realtà dove si tifa per il Genoa e non per altre squadre. Abbiamo fatto le cose che abbiamo preparato, i ragazzi devono essere convinti di quello che si fa, questo è un segnale positivo. I giocatori che entrano devono essere campioni, questa è la fortuna che bisogna avere. Ad inizio gara, quando abbiamo visto la loro lista, eravamo pensierosi perchè pensavamo a come affrontare la loro difesa a tre. Abbiamo optato per Lazovic alto per non fargli iniziare l’azione dal basso e poi ripartire negli spazi. Nel calcio non ci sono segreti, quando una squadra è ordinata e compatta puoi raddoppiare anche sui grandi giocatori. Per Stefano (Sturaro) sono molto felice, sta lavorando davvero tanto da quando è arrivato e sta cercando la condizione migliore, la personalità e la struttura sono da grande giocatore. Cambiano le prospettive del Genoa dopo questa vittoria? No. Diciamo che quando fai una prestazione di questo tipo i ragazzi devono tornare ad allenarsi consapevoli che si possono fare grandi cose, sempre. Ci sarà da soffrire per la salvezza, nessuno molla, nessuno ti regala nulla, ma l’importante è concentrarci su di noi e sulla consapevolezza della nostra forza. I sistemi non sono importanti ma lo sono ancora di più gli interpreti; dipende dalla partita e dal tipo di gara che vuoi fare. Quando hai la palla, 4-5 giocatori devono attaccare la profondità. In questi 3 mesi di lavoro abbiamo cercato di capire il sistema migliore per trovare un’identità precisa e devo dire che c’è tutta, a volte però cambiano gli interpreti. L’allenatore può stimolare i giocatori, ma la motivazione principale è una sola: la squadra. Quando si entra in campo bisogna ragionare da squadra, fare una corsa in più per il compagno ed essere concentrati. Abbiamo la responsabilità ma anche la fortuna di giocare in questo stadio, il nostro popolo è unico, tante volte è difficile trovare un equilibrio perchè si vorrebbe che la squadra spingesse sempre e a volte abbiamo perso delle partite proprio per la troppa voglia di spingere: bisogna trovare un equilibrio tattico. Quando fai questo lavoro, a questi livelli, vuol dire che gli attributi ci sono, altrimenti si giocherebbe in altre categorie. Cosa è cambiano rispetto a Chievo e Frosinone? Lasciamo stare la partita con il Chievo, è stata una partita strana. Per quanto riguarda il Frosinone abbiamo fatto 60mila cross senza buttarla dentro e contro il Parma abbiamo perso per un calcio d’angolo. In quella gara abbiamo avuto il predominio del gioco, giocando sempre nella loro metà campo. Quando lo fai devi portare 4-5 uomini ad accompagnare l’azione, come abbiamo fatto oggi».

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