Correva l'anno 1913: Genoa-Pro Vercelli 0-1 con gol in fuorigioco, i tifosi assediano l’arbitro

Nel gran setaccio del tempo ci sono due date importanti, che per il Genoa significano l’inizio di una nuova era luminosa: il 1910, perché dopo gli anni di Ponte Carrega e quelli successivi di S.Gottardo, trova il suo campo definitivo nel quartiere di Marassi su un terreno acquistato dalla famiglia Musso-Piantelli, e il 1912, perché […]

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Nel gran setaccio del tempo ci sono due date importanti, che per il Genoa significano l’inizio di una nuova era luminosa: il 1910, perché dopo gli anni di Ponte Carrega e quelli successivi di S.Gottardo, trova il suo campo definitivo nel quartiere di Marassi su un terreno acquistato dalla famiglia Musso-Piantelli, e il 1912, perché arriva Mr. Garbutt. E’ la prima volta in Italia che una squadra di calcio si affida ad un allenatore professionista, anche se ufficialmente non si può dire, perché la mentalità dell’epoca considera infamante guadagnare soldi praticando uno sport. Mr. Garbutt è stato giocatore del Blackburns e dell’Arsenal, e più volte nazionale inglese. Dall’Inghilterra porta nel Genoa i concetti del calcio dei “maestri”. Insegna un tipo di gioco votato all’attacco, con passaggi di prima per velocizzare al massimo l’azione, palla calciata con forza per rendere più difficile l’interdizione agli avversari, e verticalizzazioni improvvise in prossimità dell’area avversaria. Giocare da Genoa vuol dire giocare in questo modo. Parole di Catto, il centravanti degli ultimi campionati vittoriosi, affidate alla rivista “Il Calcio e Ciclismo Illustrato” negli anni ’50.

Ma Garbutt mostra anche grandi doti morali. Signore nell’animo, coi giocatori instaura un rapporto diretto senza per questo perdere il carisma nei loro confronti, diventando anche un maestro di vita. Il risultato di tutto questo è che tra i giocatori del Genoa nasce uno spirito di corpo che sarà determinante per la conquista di quei grandi traguardi che faranno del Genoa di Mr. Garbutt il Genoa della leggenda. Con Garbutt ormai saldamente al comando della squadra, il Genoa si appresta ad affrontare l’ennesimo scontro con l’eterna rivale Pro Vercelli.

E’ passato solo un anno dall’ultima esibizione di nazionalismo a Genova, e i tifosi vercellesi spalleggiati da “Il Secolo XIX” e dai tifosi dell’A. Doria presenti in massa, si apprestano a concedere il bis.

Per il Genoa è l’ultima occasione per qualificarsi. La Pro ha quattro punti di vantaggio, ma il Genoa ha una partita in meno. E gioca in casa. Nulla è perduto! Lo stadio è colmo ogni oltre previsione. L’ansia è palpabile, i tifosi genoani hanno il sangue agli occhi per quanto accaduto nelle ultime partite. Non si tratta solo di rivalità calcistica, ci sono anche fattori sociali e politici.

Tra genoani e tifosi della Pro Vercelli, sportivamente parlando, è ormai guerra senza quartiere, e per sottolineare l’importanza del momento, la città è stata ricoperta di striscioni rossoblù e di manifesti. L’attesa è spasmodica e tensione alle stelle. L’arbitro fischia l’inizio delle ostilità e il Genoa parte all’attacco con foga inaudita sorretto da un tifo infernale. E’ una partita da ultima spiaggia. Non se ne può più nell’ambiente rossoblù, delle sconfitte contro i bianchi di Vercelli, e nemmeno della loro arroganza nazionalista. I genoani vivono questa partita come se fosse l’occasione per un cambiamento epocale. Ma non sarà così. La sorte e l’arbitro sono contro di loro. La Pro Vercelli, infatti, dopo aver subito in trincea per buona parte del primo tempo gli attacchi del Genoa, trova improvvisamente il gol a meno di un quarto d’ora dal riposo. L’ala sinistra dei bianchi Corna partita in netta posizione di fuorigioco, serve Milano I che spara una bordata. Surdez vola e respinge, il pallone batte sul volto di Casanova ed entra beffardamente in rete!

Un autogol che costerà il titolo al Genoa. Ma c’era un fuorigioco non fischiato, e questa volta i tifosi del Genoa reagiscono in modo durissimo. Dopo un secondo tempo giocato a una porta, quella dei “bicciolani” senza fortuna, a fine partita ci sarà un memorabile assedio allo spogliatoio dell’arbitro.

Per i genoani la misura è colma e non accettano più di essere discriminati come stranieri in casa propria. Si ribellano a questo stato di cose e ci saranno tumulti fino a sera.

Poi, come accadrà anche in futuro in situazioni analoghe, qualcuno riuscirà a far uscire l’arbitro di nascosto e a metterlo in salvo. Nel frattempo, mentre i genoani assediano l’arbitro, i tifosi e i giocatori della Pro Vercelli sfilano in via XX Settembre insieme ai tifosi dell’Andrea Doria euforici per la sconfitta del Genoa, cantando tutti insieme a squarciagola: “Va fuori d’Italia, va fuori o stranier!”. Ovviamente ad andarsene dall’Italia dovrebbe essere il Genoa. E il “Secolo XIX”, che ha sposato il nazionalismo e come tutti è ostile al Genoa, provvederà a mettere la ciliegina sulla torta permettendo al capitano delle bianche casacche di Vercelli di esultare e ringraziare da un balcone della sede del giornale. Più obbiettiva sarà la “Gazzetta” che il giorno dopo titolerà: “Un’aspra lotto e un gol contestabile decidono le sorti del campionato italiano”. Per i genoani un’altra domenica di tifo e di rabbia.

Ma i dirigenti del Genoa hanno mente fredda, non si lasciano coinvolgere in faide fini a se stesse e lavorano in profondità per creare una grande squadra, più forte degli avversari e delle avversità contingenti. La rinascita è ormai vicina.

Genoa-Pro Vercelli 0-1 (0-1)

Genova, 6 aprile 1913

Genoa: Surdez, Casanova, Maineri, Smith, Mitchell, Bauer, Eastwood, Mc Pearson, Walsingham, Grant, Mariani.

Pro Vercelli: Innocenti, Binaschi, Valle, Ara, Milano I, Leone, Milano II, Berardo, Ferraro, Rampini, Corna.

Rete: Casanova (G) su autorete.

Arbitro: Scamoni.

Nella foto, tratta da Wikipedia, un rinvio del portiere del Genoa Surdez durante la gara.

Tratto da

Franco Venturelli – “Genoa, una leggenda in 110 partite, storie di Genoa e di Genoani”

Nuova Editrice Genovese, anno 2011

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