Genoa, provaci anche senza Strootman: Juve mai così vulnerabile

A Pirlo manca un centrocampista del livello del tulipano rossoblù

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Ballardini Strootman Genoa
Le indicazioni di mister Ballardini, Strootman ascolta (foto di Genoa CFC Tanopress)

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Kevin Strootman, al pari di Zappacosta, è un calciatore che dal punto di vista dello spessore tecnico non ha sostituti nella rosa del Genoa, con buona pace dei colleghi mediani. La sua assenza a Torino contro la Juventus sarà doppiamente pesante: Ballardini non solo perde un autentico baluardo del centrocampo rossoblù, l’interprete di classe superiore acquisito a gennaio – su felice intuizione di Marroccu – che ha permesso al mister e al Grifone di svoltare nel rendimento e nella personalità, ma perde altresì una pedina tattica fondamentale contro il reparto meno strutturato dei bianconeri. A Pirlo manca come il pane uno Strootman che nel calcio internazionale può rivedersi, seppur con qualche anno e gol di differenza, in Goretzka del Bayern Monaco: Rabiot ha un buon passo ma è più legnoso, McKennie e Bentancur hanno inserimento e geometria di base ma in quanto a fisico e grinta cedono di fronte al tulipano genoano.

Rimpiazzare Strootman sarà un mestiere reso meno complicato dall’assoluta disponibilità e attitudine al sacrificio dei centrocampisti rossoblù, a loro modo e con le loro cifre tecniche dei soldatini pronti a guerreggiare in casa dei nove volte campioni d’Italia consecutivi. Behrami, il signor Gut, che in tedesco significa buono, è il più esperto del reparto, raramente sbaglia la partita di copertura e già dal subentro contro l’Udinese ha dato sostanziali cenni di recupero dopo un inverno vissuto più in panchina che in campo: per tale ragione Ballardini gli ha allungato una maglia da titolare che lo svizzero ticinese non si è lasciato scappare nella gara con la Fiorentina. L’alternativa più logica è l’utilizzo di Nicolò Rovella, già della Juve, che può giocare come mezz’ala opposta a Zajc (ma anche di Behrami) a fianco di Badelj in un centrocampo meno potente ma denso di dinamismo, palleggio e capacità di smarcamento.

Il giovane Rovella, in Coppa Italia, rubò la scena allo Stadium per una ventina di minuti dove mostrò una padronanza del centrocampo e una disinvoltura nella scelta della giocata certamente non comune per un ragazzo fresco diciannovenne. La Juventus capì di aver pescato bene, se non il meglio, nello stagno dei talenti scoperti da Sbravati. Proprio quell’ottavo di finale di coppa deve tormentare la preparazione settimanale del Genoa, a punti in undici delle ultime tredici partite di campionato: a gennaio Ballardini preferì affrontare Madama – che vinse a un tiro di schioppo dai rigori con il carneade Hamza Rafia, mai più un gol o un assist con la seconda squadra bianconera dopo quella notte – senza scomodare i titolari, impiegati tre giorni dopo nello 0-0 di Bergamo. Sebbene il tabù Torino insista da trent’anni esatti, pur senza Strootman domenica il Grifo ci dovrà provare giacché nell’ultimo tirannico decennio di vittorie mai la Juventus è stata così vulnerabile.

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