ESCLUSIVA PG, Maurizio Pistocchi: «Sei allenatori in due anni? Un grave errore di Preziosi»

Il giornalista spiega: «Quando un presidente cambia sei tecnici vuol dire che non ha assolutamente le idee chiare su cosa fare nel suo lavoro, anche perché sono tutti con convinzioni abbastanza diverse l’uno dall’altro». E racconta un retroscena su Ballardini del finale dello scorso campionato

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Maurizio Pistocchi (dal suo profilo Twitter)

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Pianetagenoa1893.net nell’ultimo giorno del 2019 ha incontrato Maurizio Pistocchi, il quale in una lunga chiacchierata-intervista traccia un “focus” a trecentosessanta gradi sul Genoa, sul suo recente passato e sull’immediato futuro. Tanti gli argomenti trattati: da Ballardini – dal suo affetto verso il club più antico d’Italia ed i suoi tifosi – a Preziosi, da Nicola a Schöne, da Motta a Favilli.

Due anni ed un mese ed il Genoa – Preziosi – cambia sei allenatori.
«Ho sempre pensato che il problema nel calcio italiano non siano né gli allenatori, né i giocatori ma i dirigenti e Preziosi ne è la conferma più probante. Quando un presidente cambia sei allenatori vuol dire che non ha assolutamente le idee chiare su cosa fare nel suo lavoro, anche perché sono tutti tecnici con idee abbastanza diverse l’uno dall’altro. Evidentemente Preziosi pensa di capire di calcio ma i fatti dimostrano che capisce poco e purtroppo per i tifosi del Genoa è il presidente dei tifosi di tutto il Genoa Football Club che meriterebbe una dirigenza migliore, meriterebbe un destino migliore. Tutti gli anni essere costretti a questa lotta fino all’ultima giornata con tante difficoltà nella gestione della squadra, nella gestione dei giocatori e anche nella gestione degli allenatori mi sembra veramente una dimostrazione di grande incompetenza».

Un dato salta agli occhi, andando ad analizzare l’andamento del Genoa da quanto è ritornato in Serie A: più allenatori si sono avvicendati sulla panchina del Genoa nell’arco della stessa stagione agonistica, più il Genoa veleggia nei bassifondi della classifica. Verrebbe da dire che troppi cuochi rovinano la minestra.
«Mi sembra abbastanza normale, questo. In qualsiasi azienda, e il calcio a tutti gli effetti è una azienda, se cambiassero ogni tre mesi l’amministratore delegato sarebbe difficile avere una politica societaria uniforme per conseguire un risultato. Il calcio va trattato come un’azienda e quindi bisogna fare a monte delle scelte che siano scelte ponderate, non umorali, non dettate da antipatie-simpatie, non condizionate dai rapporti di forza che esistono all’interno del calcio italiano, il cosiddetto “sistema”. Basta andare a vedere il curriculum degli allenatori ed il curriculum ti dà le risposte».

È anche vero che un allenatore che si ritrova ad avere una squadra di alto livello, diventano tutti bravi ad allenare.
«I fatti dicono però che non è così, perché tanto per fare dei nomi l’élite degli allenatori che sono venuti al Genoa hanno fatto tutti peggio – come media punti – che Ballardini. Questo cosa significa? Significa che nella gestione, oggi, di una squadra di calcio con una rosa importante è fondamentale avere un tecnico che sia in grado di gestire ed interpretare le qualità dei singoli all’interno dell’organizzazione. Facciamo un esempio probante: un allenatore che arriva al Genoa Calcio che magari arriva dal calcio francese, che magari si chiama Thiago Motta, non puoi pensare di imporgli un’idea indipendentemente dalle qualità dei singoli. Deve prima ragionare sulle qualità dei giocatori ed in base alle qualità dei giocatori adattare le sue idee. Questo è quello che ha sempre fatto Ballardini al Genoa ottenendo dei risultati straordinari, come voi ben sapete, facendo più punti degli allenatori precedenti e più punti degli allenatori che lo hanno seguito».

Proprio parlando di Ballardini, statistiche alla mano il mister ravennate, con un terzo di partite rispetto a Gasperini, ha una media punti molto ma molto simile al suo collega di Grugliasco mentre tutti gli altri sono sotto lo “zero virgola” tranne De Canio che ha collezionato solo 15 panchine.
«È la conferma di quello che ci siamo appena detti. Evidentemente ci sono solo due idee di calcio differenti: Gasperini ha avuto più tempo a disposizione per poter ottenere dei risultati, Ballardini nel pochissimo tempo che ha avuto a disposizione ha fatto tre volte dei miracoli perché sappiamo tutti benissimo che nelle sue avventure al Genoa arrivò in una situazione molto difficile, furono ceduti dei giocatori importanti a gennaio e nonostante questo la squadra è stata competitiva, si è salvata ed ha ottenuto i risultati che cercava. Il problema grosso, come dicevamo prima, è quello legato proprio all’idea di calcio che si vuole proporre, alla politica societaria. Non si può agire nel calcio come se si trattasse di un giocattolo; non è un “gioco Preziosi”, il calcio. Il calcio è un giocattolo costoso, è un giocattolo che soprattutto coinvolge emotivamente centinaia di migliaia di persone. Non si può scherzare coi sentimenti della gente. Purtroppo oggi abbiamo moltissimi dirigenti di calcio che pensano unicamente al tornaconto economico e che pensano unicamente a comprare a poco e vendere a molto; quando il giochino riesce come è successo al Genoa in tantissime occasioni, l’ultima con Piątek. Quasi sempre succede che un giocatore che arriva da un campionato estero abbia grandi difficoltà… Piątek è stato messo in condizioni di ottenere un risultato che poi non ha più ripetuto perché i tredici gol in otto partite dell’anno scorso con Ballardini sono un risultato straordinario per un giocatore che arriva da un altro campionato. È questa la bravura degli allenatori sulla quale si ragiona poco; ottenere grandi risultati in poco tempo e soprattutto valorizzando le qualità individuali dei giocatori».

Prima lei parlava di sentimenti. Subito dopo il 4-0 dell’Inter sul Genoa è emerso il fatto che Motta sarebbe arrivato alla fine della sua esperienza e contestualmente esce fuori il nome di Ballardini. C’è stato realmente un abboccamento da parte della società nei confronti di Ballardini, oppure sono voci dettate dal cuore e dalla speranza?
«So per certo che l’anno scorso quando Prandelli era in difficoltà, Preziosi chiese a Ballardini di subentrare nelle ultime tre-quattro partite offrendogli anche una cifra molto importante. Ballardini gli disse di no e gli disse di no, non perché non reputasse la squadra competitiva o perché non voglia bene al Genoa ed ai genoani, anzi è esattamente il contrario. Disse di no perché non si può lavorare quando ci si rende conto che il tuo datore di lavoro non ti stima, non ti considera e non c’è un rapporto. Voi sapete che quando Preziosi esonerò Ballardini, l’anno scorso, disse addirittura “è scarso, è un allenatore mediocre”. Di fronte a situazioni di questo genere, che sono dettate – a mio modo di vedere – soprattutto dall’invidia che Preziosi ha nei confronti di Ballardini e del suo rapporto con la Gradinata Nord e col pubblico. Quando Ballardini tornò a Genova un po’ di anni fa col Bologna, venne accolto dalla Nord con una manifestazione di affetto straordinaria. Quelle sono cose che rimangono dentro le persone, ed è sicuramente rimasta all’interno della persona Ballardini, ma rimangono anche all’interno dei dirigenti. Questi personaggi non ragionano con la freddezza che dovrebbe avere un manager di una grande azienda – qui stiamo parlando di club che fatturano centinaia di milioni di euro – ma ragionano con l’emotività di chi soffre di gelosie, di invidie, di antipatie oppure che si fa consigliare da personaggi che vogliono gestire il calcio come hanno sempre fatto. Non dovete mai dimenticare che in un anno in cui Ballardini salvò il Genoa, tra l’altro in un campionato molto difficile, venne sostituito da Liverani – procuratore Alessandro Moggi – che aveva allenato solo gli allievi del Genoa. Se guardate anche i trascorsi delle persone che hanno lavorato al Genoa, delle persone che arrivano al Genoa, vedrete che c’è un coinvolgimento abbastanza evidente dei rappresentanti del grande sistema calcio; dai rapporti col Milan di Galliani ai rapporti con Moggi, con tutti gli uomini del “vecchio regime”, chiamiamolo così. Ci sono molteplici situazioni ma tutto parte dalla testa; come dice il mio amico pescatore di Cesenatico, il pesce puzza dalla testa».

Ironia della sorte, Motta, Liverani e Mandorlini hanno fatto la stessa identica media punti, considerando anche i decimali. Ma c’è stato, secondo lei, un reale avvicinamento a Ballardini dopo il 4-0 di Milano o la voce era frutto della passione di qualche giornalista?
«Ballardini non avrebbe accettato di tornare al Genoa neanche di fronte ad una offerta di parecchi milioni di euro per il motivo che le ho detto prima».

Precisiamo: non un ritorno al Genoa con l’attuale dirigenza.
«Precisamente. La stima e la qualità dei rapporti non si comprano col denaro». 

Chiudiamo con l’attualità: Davide Nicola. Gli è stata data una castagna molto più che bollente. Gli ex giocatori del Genoa chiamati sulla panchina non hanno vita facile; vedi, ad esempio, Juric e Motta.
«Questo ultimo cambio di allenatore è l’ennesima follia di Preziosi perché nelle cose che ha fatto Motta avevo visto anche del buono, avevo visto anche delle idee interessanti ma mi risulta che si sia scontrato subito col presidente e con la sua volontà di cambiare direttore sportivo e tutta una serie di operazioni che dovevano essere fatte sul mercato di gennaio che l’allenatore non condivideva. Secondo me Motta, pur nella difficoltà dell’approdo da un calcio molto diverso come quello francese al Genoa, qualche cosa di buono aveva fatto vedere; certo anche questa era stata una scelta rischiosissima perché non puoi pensare di ottenere una salvezza, un risultato importante con un allenatore che non conosce niente del campionato italiano e soprattutto non è abituato ad allenare dei giocatori professionisti di alto livello come sono quelli che giocano in Serie A. Quindi credo che sia stato un errore. Nicola è una persona alla quale vogliamo bene – sappiamo che ha avuto una vicenda personale molto terribile – e lo sosterremo dal punto di vista morale; dal punto di vista sportivo dico che le squadre di Nicola sono squadre molto italiane, con non tanti contenuti dal punto di vista tecnico. Penso che farà un 3-5-2, farà una squadra che cercherà di migliorare la fase difensiva però quando una squadra è ultima in classifica deve fare punti, e per fare punti deve fare gol, e per fare gol deve attaccare…».

E ci vogliono gli attaccanti che il Genoa non ha…
«… che il Genoa non ha non è del tutto corretto, a mio modo di vedere. Secondo me il Genoa ha una buona squadra. Finora è stata una squadra della quale si vedevano assolutamente poche idee di gioco, poca continuità, poca organizzazione, giocatori che quando avevano la palla non avevano quasi mai una idea chiara di cosa farne ma agivano di istinto. Credo che il Genoa non abbia una cattiva squadra, se penso a gente come Favilli, un ragazzo che a me piace molto e diceva in passato Ballardini che nel breve tempo che lo aveva potuto allenare gli aveva dato delle belle sensazioni; Pandev, Pinamonti, Agudelo, Romero, Schöne… qui si tratta di fare una squadra con dei concetti molto chiari, mettendola in campo sapendo cosa vuoi fare e dove vuoi andare senza improvvisare e soprattutto senza cambiare tutte le settimane. Come è possibile, nel breve arco di un anno e due mesi, cambiare così tanti allenatori».

Lei parlava prima di diversi giocatori. Schöne, involuzione paurosa da Andreazzoli a Motta. A cosa può essere dovuta? A Motta, ai problemi societari, ad una difficoltà di ambientamento nel calcio italiano?
«Credo che Schöne sia un ottimo giocatore. L’ho seguito nell’Ajax ed è sempre stato uno dei giocatori fra i più bravi. Probabilmente, come per tutti i giocatori che arrivano in fondo alla loro carriera, ha bisogno di gente che corra per lui; lui deve gestire ed organizzare il gioco e gestire il pallone. Credo che se Schöne lo avesse avuto Ballardini, sarebbe stato uno dei migliori giocatori del Genoa di quest’anno».

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