Correva l’anno 2016: il Genoa perse l’unica gara col Milan giocata all’ora di pranzo

I rossoneri vinsero 2-1: Cerci dimezza lo svantaggio per i rossoblù. Come oggi, Calvarese era stato designato arbitro

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Alessio Cerci (Foto Gabriele Maltinti/Getty Images)

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Il Campionato 2015/2016 del Genoa, l’ultimo con Gian Piero «Gasperson» Gasperini in panchina e il nono consecutivo nella massima serie, si può suddividere in tre parti: la prima, dalla I (0-1 in casa del Città di Palermo) alla XIII giornata (memorabile 2-1 interno al Sassuolo con finale «thrilling»), che fruttò 16 punti; la seconda, compresa tra la XIV giornata e la XXV (dalla sconfitta interna per 1-2 con il Carpi, a cui fecero seguito altre quattro consecutive, a quella esterna per 1-2 in casa del Milan), in cui aggiunse solamente 9 punti; la terza, nelle ultime tredici giornate (dal 2-1 all’Udinese all’1-2 con l’Atalanta, entrambi al “Luigi Ferraris”), che portò ventuno punti e l’undicesimo posto finale (il Genoa, a parte l’episodico ottavo posto alla II giornata dopo la vittoria interna per 2-0 sull’Hellas Verona, era sempre stato nella «parte destra» – mai trovandosi negli ultimi tre posti – della classifica fino alla XXX giornata per poi occupare la decima posizione per due giornate consecutive tra la XXXI e la XXXII e tra la XXXIV e la XXXIV e dopo la vittoria esterna nel derby per 3-0 alla penultima giornata, venendo, infine, sorpassato all’«ultima curva» dall’Empoli, che era in vantaggio di un goal nella differenza-reti della «classifica avulsa degli scontri diretti» (… al sodalizio toscano avrebbe fatto molto più piacere che tale situazione si fosse verificata tre anni dopo!). Il «lunch-match» a Milano nel giorno di San Valentino, finora l’unico giocato dal Genoa in casa dei rossoneri, di cui era allenatore il serbo (in quanto facente parte di quell’etnia consistentemente rappresentata nella città natale di Vukovar, al confine orientale della Croazia, segnato dal solo fiume Danubio, con la Serbia, che al momento – nel 1969 – in cui era venuto al mondo erano due dei sei stati della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia) Sinisa «il Sergente» Mihajlović, sesti in classifica con quindici punti di vantaggio e solamente sei di distacco dalla Fiorentina, che occupava la terza posizione in classifica, l’ultima che all’epoca assicurava l’accesso alla Champions League (il Milan avrebbe concluso il Campionato al settimo posto, facendosi togliere dal Sassuolo la possibilità di giocare nei Preliminari di Europa League), e curiosamente, come sarà quello di cinque anni dopo, arbitrato dal signor Gianpaolo Calvarese di Teramo, fu visto dai rossoblù come l’ultimo tratto di un lungo «tunnel» prima di scorgere la «luce», che, fuor di metafora, era rappresentata dagli abbordabili incontri casalinghi con Udinese, Empoli, Torino e Frosinone, che sarebbero stati tutti vinti ed avrebbero compensato ampiamente i due «passi falsi» esterni registrati in quel periodo con ChievoVerona e Napoli.

L’incontro prese subito una piega favorevole ai padroni di casa dopo soli quattro minuti di gioco: sugli sviluppi di un calcio d’angolo dalla destra determinato da una respinta sopra la traversa a braccia alzate e mani aperte di Mattia «Airone» Perin su tiro di sinistro da ventisei metri del giapponese Keisuke «Ghin Rò» Honda destinato ad infilarsi nell’angolino alto sinistro, sul traversone dalla lunetta di Giacomo «Jack» Bonaventura il pallone, non toccato da nessuno dentro l’area di rigore, venne al di fuori di essa stoppato di petto e giocato al volo di destro da Riccardo «18 sfumature di rossonero» Montolivo di nuovo verso Bonaventura, che, trovandosi in posizione di fuorigioco, se ne disinteressò, lasciandolo transitare e favorendo l’inserimento di Honda, che con uno scatto riuscì a mantenerlo entro i confini del rettangolo di gioco con il piede destro e poi, terminata una rotazione ad angolo piatto su sé stesso, a crossarlo subito dopo con quello mancino in area di rigore, dove venne sfiorato con la nuca da quando il francese naturalizzato senegalese (essendo tale nazione centrafricana quella in cui erano nati i suoi genitori) M’Baye «Forever Young!» Babacar Niang e poi stoppato «a seguire» di destro dal colombiano Carlos Arturo «el Peluca» Bacca Ahumada, liberissimo poco oltre il vertice destro dell’area di porta e pronto sul primo rimbalzo, dopo essersi leggermente accentrato, a far rapidamente partire da sette metri con lo stesso piede il tiro, anticipando l’intervento dell’italo-francese Sebastien De Maio che si era lanciato in scivolata nel tentativo di respingere la conclusione con la gamba destra alzata, con Perin che non ebbe il tempo per opporsi con la mano sinistra al forte, ancorché fosse centrale, diagonale.

Al 18’ della ripresa il «fantasista» nipponico del Milan dall’«improbabile» capigliatura bionda decise di smettere i panni dell’«assist-man» indossati nel primo tempo per assumere quelli del realizzatore, segnando con un gran tiro di sinistro da trentadue metri la seconda rete del Milan: Perin arrivò con un tuffo a coprire tutta la parte bassa sinistra della sua porta con la mano sinistra, ma il pallone la scavalcò, avendo rimbalzato per terra forse sulla riga di gesso – calcificata per evitarne la dispersione – dell’area di porta. Gli ospiti rischiarono il tracollo al 30’, quando in una sorta di «remake» della prima parte dell’azione che aveva portato in vantaggio il Milan, su calcio d’angolo tirato dalla destra da Bonaventura, Montolivo batté, indisturbato, al volo di esterno sinistro da venti metri cogliendo la base del palo destro della porta di Perin, che subito dopo compì sul «tap-in» di sinistro Bacca un intervento – deviazione sul fondo da terra (dove si trovava essendosi tuffato nel non riuscito tentativo di respingere la precedente conclusione) con la mano sinistra – tanto bello quanto inutile (la rete dell’attaccante sudamericano sarebbe stata annullata per fuorigioco), Al secondo minuto di recupero Riccardo Fiamozzi crossò da una cinquantina di metri dalla linea di fondo e a una quindicina da quella laterale di destra il pallone che in area di rigore Mattia «l’apprendista Stregone» De Sciglio, diventato capitano del Milan dopo l’uscita dal campo dieci minuti prima di Montolivo, che aveva lasciato il posto ad Andrea Poli, respinse di testa con un «campanile», a cui, dopo il pronto tiro al volo di interno destro in diagonale di Luca Rigoni jr. da sedici metri, ne seguì un altro provocato con una deviazione con la mano destra in tuffo dentro l’area di porta da Gianluigi «Gigio» Donnarumma II, su cui si avventò Alessio «l’Henry di Valmontone» Cerci, che toccò sul disturbo del quasi diciassettenne (avrbbe compiuto gli anni undici giorni dopo) portiere dei padroni di casa (giunto alla diciassettesima presenza consecutiva ed assoluta della sua carriera professionistica) prima il pallone con la guancia destra poi con il costato destro ed infine, dopo essere franato al suolo sopra di lui (in maniera, peraltro, regolare) con la schiena (fu una sorta di meta rugbystica!). L’autore della rete degli ospiti ebbe solamente il tempo due minuti dopo nell’ultima azione dell’incontro interrotta dal triplice fischio finale di Calvarese di effettuare un traversone dalla sinistra su un calcio d’angolo battuto dalla destra dal serbo Darko «Razo-vić» Lazović, che gli aveva «appoggiato» il pallone, in cui la deviazione di testa da cinque metri dell’uruguayano Diego Sebastián «Valde» Laxalt Suárez sul «secondo palo» mandò, sul «disturbo» dell’ex genoano Luca Antonelli jr., il pallone all’indietro anziché verso la porta.

TABELLINO

Milano, domenica 14 febbraio 2016, Stadio “Giuseppe Meazza”, ore 12:30

Milan-Genoa 2-1 [Anticipo della XXV giornata del Campionato Italiano di Serie A 2015/2016]

Arbitro: Calvarese [Teramo]

Spettatori: Trentunmila circa

Marcatori: nel 1° tempo al 4’ Bacca (M); nel 2° tempo al 18’ Honda (M), al 47’ Cerci (G)

Milan (4-4-2): 99 G. Donnarumma II, 2 De Sciglio, 33 Alex, 13 A. Romagnoli, 31 L. Antonelli jr.; 10 Honda, 19 Montolivo (dal 37 del 2° T.: 16 A. Poli), 91 Bertolacci, 26 Bonaventura; 70 Bacca (dal 42 del 2° T.: 45 Balotelli Barwuah I), 19 Niang (dal 32 del 2° T.: 7 Mènez). Allenatore: Mihajlović.

Genoa (3-4-3): 1 Perin; 5 Izzo (dal 20 del 2° T.: 22 Lazović), 8 Burdisso I, 4 De Maio; 29 Fiamozzi, 30 L. Rigoni I jr., 31 Dzemaili (dal 31 del 2° T.: 18 Ntcham), 34 Gabriel Silva; 17 Suso (dal 1’’ del 2° T.: 11 Cerci), 42 Matavz, 93 Laxalt. Allenatore: Gasperini.

Note: Seicentocinquanta tifosi circa al seguito del Genoa. Suso aveva giocato nel Milan gli incontri interni di sabato 29 agosto 2015, vinto 2-1, contro lEmpoli (in cui era stato sostituito al 10’ del 2° T. da Bonaventura) a livello di Campionato Italiano, e di martedì 1° dicembre 2015, vinto 3-1 dopo i tempi supplementari, a livello di Coppa Italia, contro il Crotone (in cui era stato sostituito al 26’ del 2° T. regol. da Niang) e Cerci (impiegato dalla compagine rossonera in tredici incontri di Campionato Italiano e due di Coppa Italia) fino alla sconfitta interna per 0-1 contro il Bologna (in cui era subentrato al 20’ del 2° T. ad Honda) di mercoledì 6 gennaio 2016. Honda segna la rete del 2-0 con un tiro da 32 m. circa.

Stefano Massa

(membro del Comitato Ricerca e Storia del Museo della Storia del Genoa)

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