Genoa, dopo il godimento arriva la beffa in extremis

Il colpo di testa di André Silva punisce il Grifone nel momento della partita a lui più congeniale: i minuti finali, che hanno portato tanti punti nel 2018

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Colpo basso per Spolli... (foto di Genoa CFC Tanopress)

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Il gol del Milan arrivava al 93’58” cioé due secondi prima che i genoani dei distinti e dintorni iniziassero a scendere le scale per andare alle auto, alle moto, a casa. Colpa di quell’André Silva, desaparecido da quaranta milioni di euro fino a ieri pomeriggio. Tra i mugugni dei tifosi afflitti dalla marcatura sul gong ne affiorava uno comune: ci voleva il Genoa per farlo segnare per la prima volta in Serie A. C’era grande rammarico nello spogliatoio rossoblù, pareggiare contro questo Milan avrebbe consentito la riapertura dei dialoghi con i punti, in una giornata che a tal fine premia solo Crotone ed Hellas.

La capocciata del portoghese a due secondi dal termine può portare a valutare negativamente la prova del Genoa. Invece la squadra di Ballardini ha avuto la forza di ribattere palla gol con palla gol: quella di Galabinov fa il paio con l’intervento di Perin su Kalinic, quella di Zukanovic è ai limiti del vero se paragonata con la giocata da tre punti di Silva. Il Genoa è caduto nel vecchio problema che Ballardini non ha ancora risolto, fare gol. Rossi può essere l’opzione per correggere la presbiopia sottoporta del Grifone ma quanto tempo ha bisogno per giocare almeno quarantacinque minuti?

Il pareggio era il risultato più giusto perché avrebbe premiato gli sforzi prodotti dalle squadre, soprattutto nel secondo tempo. Straordinario il primo quarto d’ora della ripresa del Genoa, abbondante in intensità, velocità di circolazione della palla e partecipazione collettiva all’azione. Nell’apogeo del pressing rossoblù Rigoni si ricordava della sua principale qualità (l’inserimento senza palla leggendo l’azione da lontano), sebbene il Var tirasse una riga sul placido laissez-faire di Fabbri. Il Genoa è stato immeritatamente beffato sull’ultimo pallone, proprio in quei minuti finali che tra Chievo e Lazio gli erano valsi una specializzazione in extremis.

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