Correva l’anno 1959: Genoa-Fiorentina 0-0 una mancata vittoria…per mancanza di carattere

Il portiere Albertosi si infortuna e i viola restano in 10 uomini: ma il tecnico rossoblù Frossi adotta una tattica rinunciataria e si accontenta del pari

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Paolo Barison (Da Wikipedia)
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Correva la stagione 1958-59. La lotta scudetto riguardava Milan e Fiorentina con Inter e Juventus comprimarie. I viola erano fortissimi. Il loro attacco composto da Hamrin, Lojacono, Montuori poteva ben definirsi atomico dal momento che terminò il torneo con ben 95 reti all’attivo su 34 partite. Ma il tutto sarebbe solo bastato per la piazza d’onore a vantaggio del Milan.
Antefatto: il 28 dicembre 1958 il Genoa di Frossi, con almeno cinque rincalzi in formazione affronta al futuro Artemio Franchi la Viola al gran completo. L’esito e’ impietoso. Una scatenata Fiorentina rifila 7 reti al rabberciato Genoa al quale viene concesso di salvare l’onore col terzino Cuttica. Si racconta persino che i toscani, particolarmente Hamrin, avessero lanciato frasi di scherno ai malcapitati avversari. “Uno svedese...poco svedese”: così venne titolato Hamrin dai cronisti genovesi.
Possibilità’ di rivalsa: il 17 maggio 1959 la Fiorentina in piena lotta scudetto e’ attesa a Marassi da un tranquillo Genoa al gran completo. Il fatto è che la situazione si presenta invertita. Nei gigliati sono assenti il portiere Sarti, il mediano Chiappella, ma soprattutto gli attaccanti Hamrin (assenza diplomatica?) e Montuori vale a dire il potenziale 70 per cento del loro micidiale attacco. Insomma esistono tutti i presupposti per la più attesa delle rivincite. Non andrà proprio così, anzi... La gara tuttavia, almeno all’inizio, vede il Genoa fare la partita, ma niente di trascendentale. Un paio di conclusioni da parte di Robotti e Barison da lunga distanza vengono parate da campione dal giovane portiere Albertosi. 
L’episodio che condizionerà tutta la partita si verifica al 42’. Il centrale d’attacco genoano Maccacaro entra in area sbilanciato da Cervato. La punta cadendo piomba su Albertosi in uscita procurandogli la frattura del setto nasale. Il futuro portiere della nazionale viene subito trasportato all’ospedale di Villa Scassi e la porta della viola viene difesa da Lojacono, l’unico attaccante di peso. C’è da precisare che allora non erano ammesse sostituzioni. Morale: Fiorentina in 10 uomini, senza attacco, e con un portiere “sui generis”. A questo punto da parte genoana avviene l’incredibile. Negli spogliatoi il tecnico Frossi ordina un cambio tattico: sposta il centrale difensivo Carlini in marcatura e posiziona il terzino Bruno nel ruolo di libero difensivo. Nel dottor Sottile alla prospettiva di una prestigiosa vittoria e di una vendetta sul piano sportivo, prevale la “paura di perdere”. Non si spiega diversamente la sua scelta tattica. I secondi 45 minuti sono giocati quasi interamente a centrocampo. 
Lojacono sara’ protagonista di una sola parata peraltro debole. In un paio di avventurosi contropiedi sara’ la Fiorentina a sfiorare il gol. Finisce 0-0, il risultato voluto dai toscani che mantengono viva la corsa scudetto (i rivali rossoneri avevano conseguito uguale punteggio contro la Lazio). E il Genoa?...... un pareggio che in altri tempi sarebbe stato sottoscritto ad occhi chiusi, nella circostanza viene salutato con una valanga di fischi verso tutti i 22 (anzi 21) in campo. Luciano Delfino, mediano sinistro, era l’unico atleta superstite presente nella storica vittoria di tre anni prima contro i gigliati campioni d’Italia. Il 3-1 a favore del Genoa rappresentò l’unica sconfitta viola in tutto il torneo. Cosi’ si esprimerà negli spogliatoi: certo che i miei compagni di allora possedevano ben altro carattere.

TABELLINO
Genova, 17 maggio 1959
Genoa Fiorentina 0-0
Genoa: Ghezzi, Magnini, Bruno, Leopardi, Carlini, Delfino, Robotti, Pantaleoni, Maccacaro, Abbadie, Barison
Fiorentina: Albertosi, Robotti, Castelletti, Orzan, Cervato, Segato, Carpanesi, Gratton, Greatti, Lojacono, Petris

Arbitro : Rigato di Mestre

Marco Colla
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