La lavagna tattica: il Genoa soffre il calcio di Juric

A mente fredda, però, a far preoccupare non è tanto la scoppola rimediata a San Siro dall'Inter, anche in precedenza con Ballardini ne era arrivata qualcuna , ma il modo in cui è avvenuta

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Bessa Genoa
Bessa cade dopo l'intervento di D'Ambrosio (foto di Genoa CFC Tanopress)
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Rossoblù sbiadito: il Genoa soffre il calcio di Juric. Cosa aggiungere dopo un 5-0?  In che altro modo si può commentare? Difficile dirlo, anche a distanza di giorni. Una sconfitta così netta include in se già tutte le critiche possibili. A mente fredda, però, a far preoccupare non è tanto la scoppola -quasi- tennistica rimediata nella Milano nerazzurra, subita anche in precedenza (Lazio e Sassuolo) con Ballardini, ma il modo in cui è avvenuta. Un Genoa inconsistente, mollo, disorientato, impalpabile. Questo è quello che preoccupa di più. Una metamorfosi croata che sembra non riuscirsi a compiere per l’ennesima volta. Il calcio pensato da Ivan Juric sembra non sposarsi con il Genoa, un’allergia al rossoblù inspiegabile, ma pare si stiano intravedendo i “malanni” patiti nella precedente gestione del tecnico croato. Nel calcio del “Pirata” aggressività e velocità sono fondamentali, basta ricordare il Crotone della prima – e storica- promozione in serie A. Una squadra verticale, offensiva, micidiale nell’attaccare la profondità. Si potrebbe obiettare: “calcio buono per la serie B o per le squadre di provincia”. Sarà, ma era bello da ammirare ed anche vincente, ma tutto questo a Genova non si è mai visto.

Il cambio di guida tecnica, con l’avvicendamento Ballardini/Juric, doveva portare un miglioramento nel gioco, almeno così era stato motivato. Di bel calcio, e di risultati, al momento se ne sono visti davvero poco, ma è pure vero che non si possono emettere giudizi definitivi dopo appena quattro partite con Juric in sella. Gli auspici, però, erano ben altri e le premesse non sono delle migliori. Nella scellerata prestazione di Milano è mancato proprio il concetto di squadra, il muoversi in funzione del compagno, ma anche dell’avversario. È mancata quell’aggressività invocata da Juric dal suo primo giorno d’insediamento, non tanto nei singoli, ma nei movimenti di reparto, effettuati con lentezza e fuori tempo, con una pressione sui portatori di palla praticamente inesistente, liberi di gestire il pallone a proprio piacimento.

Senza tempi di gioco corretti e coordinazione tra i reparti, contro una squadra tecnica e veloce come l’Inter rischi- come è avvenuto- brutte figure. Le immagini in basso sono esemplificative rispetto a quanto spiegato sopra. La passività del Grifone è palpabile già in occasione del raddoppio nerazzurro, sono passati appena 16 minuti di gioco, ma il Genoa ha già piantato le tende nella terra di nessuno. Una squadra né aggressiva sui portatori di palla avversari né prudente nella propria metà campo, e sul campo tutto ciò coincide con degli spazi enormi lasciati liberi in cui gli avversari possono infilarsi. In occasione del raddoppio interista, l’azione parte dalle retrovie nerazzurre. De Vrij è lasciato libero di impostare e trova l’imbucata giusta per servire Brozovic alle spalle del centrocampo del Genoa (figura 1). La verticalizzazione è resa possibile dalla pressione non eseguita da Pandev e Kouamé sul centrale difensivo in possesso di palla. Lo spazio lasciato libero dai due attaccanti rossoblù (tratteggiato in rosso) sia sul difensore in possesso di palla, che sul play avversario è stato determinante nel permettere all’Inter di verticalizzare in velocità per poter attaccare immediatamente la porta avversaria. Anche nel proseguo dell’azione (figura 2) si evidenziano i tempi d’uscita sbagliata del Genoa: con Romero ad attaccare Brozovic molto alto, ma senza che la squadra si sia mossa correttamente in pressing, come è stato evidenziato precedentemente (figura 1). Saltati i tempi di pressione, l’Inter si è trovata faccia alla porta in superiorità numeri e con tanto campo da attaccare alle spalle della retroguardia genoana (figura 2).

Figura 1

 

Figura 2

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