Esclusiva PG, Rizzoglio: «Il nodo dello scudetto 1925? La fase cruciale della serie di ingiustizie subite dal Genoa sta nella terza finale del 7 giugno»

L’autore del libro La stella negata al Grande Genoa” e del dossier rossoblù in Figc: «L’incontro tra Bologna e Fondazione? Secondo una mia opinione del tutto personale, occorrerebbe che si tenesse dopo la decisione federale». E spiega: «Giusto che nessuno tocchi lo scudetto al Bologna, ma che venga però riconosciuto anche al Grifone, vittima di un sopruso che di certo non partì dai giocatori e dai dirigenti della società felsinea»

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Genoa
La formazione del Genoa 1924-1925
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La pubblicazione da parte del Bologna del video sull’ultimo dei tre spareggi con il Genoa nella finale di Lega Nord (già pubblicato nel 2017 dalla Fondazione Genoa) ha riaperto il caso dello scudetto del 1925. Pianetagenoa1893.net ha intervistato Giancarlo Rizzoglio, autore del dossier depositato in Figc dal Grifone per ottenere l’assegnazione ex aequo di quel titolo e del libro “La stella negata al Grande Genoa”: è membro del Comitato Ricerca e Storia del Museo della Storia del Genoa, ma in questa intervista parlerà a titolo strettamente personale su quella triste e tormentata vicenda.

Innanzitutto, a che punto è l’esame del suo dossier da parte della Commissione della Figc?

Il dossier è già pronto da tempo ed in attesa di essere valutato dalla commissione federale. Non sono a conoscenza dei tempi, ma, vista anche l’emergenza che purtroppo stiamo vivendo, credo che questi saranno molto dilatati. In prima linea, come sempre quando si parla di storia rossoblù, c’è la Fondazione Genoa 1893, pronta ad argomentare le proprie tesi.

Veniamo al primo spareggio, quello del 7 giugno a Milano sul campo di Viale Lombardia: è questo il nodo cruciale di tutto il duello tra Genoa e Bologna?

Gli episodi che dimostrano come le ultime tre delle cinque finali furono irregolari sono molti. Certo, il primo spareggio, ossia la terza partita, del 7 giugno è quella che presenta l’episodio più eclatante, quello, tanto per intenderci, che portò il “The Guardian“ a considerare le finali di Lega Nord 1924/25 come la più grande ingiustizia della storia del calcio internazionale. I fatti sono noti. Ben prima dell’inizio della partita i tifosi rompono le recinzioni e si riversano sul campo a causa dell’assoluta mancanza della forza pubblica all’interno dello stadio. Quando l’avvocato Mauro, presidente dell’Aia e miglior arbitro dell’epoca, sbuca dal suo spogliatoio rimane esterrefatto. Ha grossi dubbi per iniziare il match, ma i dirigenti della Lega Nord non vogliono il rinvio di una finale tanto importante, e in qualche modo fanno rientrare le persone ai bordi del terreno di gioco pregandolo di far iniziare regolarmente la partita. Sia chiaro, non è la prima volta che incontri così importanti vengono disputati con i tifosi intorno al campo, ma stavolta Mauro è veramente incerto sul da farsi. Comincia un fitto conciliabolo in base al quale Mauro decide di iniziare regolarmente la partita, anche se però pone una sua personalissima pregiudiziale, di fatto non contemplata in nessun regolamento.

Perché?

Perché Mauro, iniziando formalmente la partita, avverte i dirigenti della Lega Nord e i capitani delle due squadre, De Vecchi e Della Valle, che sospenderà inderogabilmente il gioco se entro 15 minuti non arriveranno i promessi duecento agenti della forza pubblica per far rientrare gli spettatori sulle tribune.

Attenzione: non dice ai due capitani e ai responsabili della Lega Nord, come nell’eventualità prescrive il regolamento, che la partita si disputerà pro-forma solo per evitare incidenti. Lui inizia il match con lo scopo di terminare regolarmente la gara.

Come si svolse la gara?

La partita comincia e il Genoa domina, tanto che al 12’ Catto porta in vantaggio la sua squadra. Nonostante alcuni minuti di interruzione per il gol del Genoa, dovuto all’entusiasmo del pubblico, il gioco scorre via liscio, come dimostrano e concordano tutte le cronache dell’epoca. Difatti Mauro non fa una piega, e anche se le forze dell’ordine non arrivano continua regolarmente il match. E che la partita fino al 16’ del s.t. si svolge nella più assoluta regolarità, lo certifica anche il dimissionario Consiglio di Lega Nord del 26 Luglio dell’assemblea di Parma, nel corso della quale si trova appunto a dover giustificare la pessima organizzazione della terza partita, o se si preferisce del primo spareggio, del 7 Giugno. Ebbene il Presidente della Lega Nord, il cavalier Olivetti, nel dare lettura alla relazione morale, parla formalmente di un pubblico entrato sì nel campo ma che in realtà si comporta correttamente.

Quindi Mauro porta avanti una gara che è regolarissima …

Assolutamente sì, perché il gioco fila via liscio senza nessun genere di contestazione. E il Genoa raddoppia meritatamente al 43’ con una grande azione di Alberti. Sul risultato di due a zero per gli uomini di Garbutt inizia la ripresa, e il Genoa sfiora anche il terzo gol. Poi però il Bologna si riversa all’attacco tentando il tutto per tutto e si arriva quindi al famigerato 16’, quando Muzzioli del Bologna si presenta solo sulla sinistra davanti alla porta difesa da De Prà. Muzzioli lascia partire un tiro secco, alto circa trenta centimetri da terra, sul quale il portiere del Genoa si distende in tuffo per tentare la deviazione in angolo. E qui scoppia il putiferio.

Era veramente gol?

Atteniamoci alle cronache. La Gazzetta dello Sport, nel suo articolo, descrive Della Valle del Bologna in preda alla disperazione e De Prà ad osservare la palla in porta, ma anche la rete smossa e strappata alle sue spalle. Ma alcuni giorni dopo la stessa Gazzetta raccoglierà una testimonianza secondo cui il pallone sarebbe uscito a lato, ma sarebbe stato messo in porta da un tifoso attraverso uno squarcio nella rete. Dello stesso avviso sull’irregolarità del gol sono il Corriere Mercantile di Genova e la rivista Il Calcio, mentre Il Guerin Sportivo racconterà della parata di De Prà, senza chiarire come il pallone sia poi finito in rete. Anche La Stampa sarà concorde nel ritenere irregolare il gol, perché Muzzioli, prima di arrivare davanti a De Prà, si sarebbe portato la palla oltre la linea laterale. Di tutti i principali quotidiani, solo il Corriere dello Sport di Bologna parlerà senza ombra di dubbio di gol regolare. Il grande Giovanni De Prà, portiere della Nazionale, dichiarerà sempre di aver deviato in corner il bolide di Muzzioli, mentre Renzo De Vecchi, capitano del Genoa e della Nazionale, in alcuni articoli su Il Calcio Illustrato, scriverà che il tiro dell’attaccante era terminato a lato, pur ammettendo che la confusa dinamica dell’azione avrebbe potuto dare adito a diverse interpretazioni. Però tutte queste testimonianze non hanno assolutamente nessuna importanza.

Perché?

Perché l’unica cosa che conta è la decisione dell’arbitro. Infatti Mauro decreta con decisione e senza incertezze il corner a favore del Bologna, decisione che causa una violenta invasione di tifosi bolognesi, tra i quali molti squadristi emiliani. Per 13 minuti Mauro tiene testa con coraggio alle minacce e agli spintoni dei facinorosi, e fa persino portare da un milite il pallone sull’angolo. Rischia quindi l’incolumità fisica per difendere la sua decisione. Che senso avrebbe avuto tutto ciò se avesse invece considerato fin dall’inizio la partita pro-forma?

Assolutamente nessuno …

Appunto. E quando capisce che riprendere il gioco è impossibile, decide, allora sì, di sospendere un match fino ad allora assolutamente regolare, e, scortato da due militi, si incammina verso gli spogliatoi.

Anche qui: se l’arbitro avesse considerato pro-forma fin dall’inizio il match, perché sospenderlo per rientrare negli spogliatoi, rischiando ancora una volta l’incolumità fisica?

Infatti …

Quando però raggiunge il centrocampo accade il fattaccio.

Ossia?

Mauro viene aggredito da un tifoso che cerca di colpirlo. Allora lui si ferma e torna indietro. E’ il momento in cui un alto funzionario federale gli si presenta davanti e comincia a parlargli. A fine partita Mauro dichiarerà a La Gazzetta dello Sport di non aver visto entrare in porta il pallone calciato da Muzzioli. E aggiunge anche che non avrebbe concesso il goal neppure dietro il parere favorevole del guardalinee. Tenuta presente la sua pregiudiziale sull’irregolarità dell’incontro, una pregiudiziale senza alcun conforto del regolamento, dice di aver concesso il punto reclamato da parte del pubblico che aveva invaso il campo, e di non aver sospeso la partita per deferenza verso persona facente parte della presidenza federale che l’ha pregato di portare a termine il match. Quindi Mauro è stato invitato a concedere un gol da lui considerato non valido e ha continuato la partita pro-forma solamente per l’intercessione di un alto funzionario federale.

Quindi l’arbitro ha sconfessato anche i guardialinee …

No, non è neppure vero quello. In realtà anche i guardialinee sarebbero stati d’accordo con Mauro. Lo evidenzia proprio il Guerin Sportivo, a quel tempo con sede a Torino, nei giorni seguenti al match. A quel giornale infatti risulterebbe che anche Trezzi e Ferro, i guardalinee, sarebbero stati d’accordo con Mauro sull’irregolarità del gol di Muzzioli.

Ma chi è allora l’alto funzionario federale che ha indotto l’arbitro a non sospendere la gara?

De Prà, negli anni a venire, dichiarerà sempre che a capo dei tifosi ci fosse Leandro Arpinati, sicuramente presente alla partita e in quel periodo vicepresidente federale della federazione italiana di atletica leggera, la Fidal, che è legata a doppio filo alla Figc. Pensi infatti che negli anni Venti i giocatori di calcio, per ottenere l’abilitazione agonistica, dovevano sostenere i test atletici prescritti proprio dalla Fidal. E addirittura da lì a poco, quando Arpinati nel 1926 diventerà presidente sia di Fidal e sia di FIGC, si proporrà addirittura una fusione tra le due federazioni, ritenute molto affini. Comunque, che Arpinati sia entrato in campo oppure no, rimane il dato di fatto che il diretto intervento di un alto funzionario federale impedisce a Mauro di sospendere un match che ormai, dal gol di Muzzioli in poi, non è più regolare, segnato com’è dalle ripetute invasioni di campo e da un pareggio del Bologna considerato anch’esso irregolare da alcune cronache. Esiste infatti una testimonianza di come nel secondo tempo, dopo il gol fantasma di Muzzioli, i giocatori ebbero non pochi accenni di violenza. Le cronache infatti dicono che l’arbitro frenò finché poté o finché credette, poi diede l’impressione di lasciare che ognuno pensasse ai casi propri. Questo dimostra ancora una volta come l’arbitro continuò, da quel momento, la partita pro-forma.

Ma a quel punto il Genoa si rifiutò di disputare i supplementari. Perché?

Secondo il regolamento, in vigore ancor oggi, i supplementari devono essere disputati senza alcun riposo. Mauro, sul risultato di 2 a 2, contravvenendo alle norme manda invece le due squadre negli spogliatoi. Possibile ritenere che il Presidente dell’Aia e miglior arbitro dell’epoca abbia potuto fare un errore così marchiano? Evidentemente, no. Lui, semplicemente, ha considerato la partita finita lì, e ha voluto porre fine a quella che ormai è diventata una commedia e non più una partita di calcio. Renzo De Vecchi era già era già stato pregato in campo da Mauro di portare a termine il match, e a questo proposito La Gazzetta dello Sport dice infatti che i genoani, in occasione del contestato gol bolognese, non si abbandonano a proteste. Ebbene negli spogliatoi De Vecchi, insieme ai suoi dirigenti, si reca allora nello stanzino di Mauro, ottiene ulteriore conferma dell’irregolarità del gol di Muzzioli e decide quindi di non disputare i supplementari per non dare adito ad equivoche interpretazioni. Il Genoa chiederà dunque l’applicazione dell’articolo 18, ossia legittima vittoria a tavolino per invasione di campo. Ma c’è un’altra autorevole persona che sembra d’accordo con questa decisione …

Può rivelare il nome?

L’arbitro Gama, altro grande direttore di gara dell’epoca, che, attenzione, dirige tutte le altre quattro finali, compresa l’ultima a porte chiuse del 9 agosto, e presente invece in tribuna il 7 giugno. Gama, intervistato al termine della partita, dice chiaramente di avere l’impressione che il match sia terminato dopo il primo gol del Bologna.

Il Genoa quindi non si presenta in campo per i supplementari …

 Esatto. Non si sa perché ad un certo punto Mauro decide di rientrare in campo per i supplementari richiamando le due squadre, aggiungendo così irregolarità ad irregolarità. Il Genoa non si presenta, e il Bologna di conseguenza sporgerà ufficialmente reclamo chiedendo partita vinta per il forfait dell’avversario. Ma attenzione: facendo questo ammetterà implicitamente il regolare svolgimento dei novanta minuti di gioco, e non potrà mai più sostenere una diversa argomentazione. Ecco perché sono veramente stupito come oggi, commentando il filmato della quinta finale, il Bologna dica che nella terza partita del 7 giugno Mauro considerò la gara irregolare fin dall’inizio.

E allora se le cose stanno così, perché il Consiglio di Lega Nord decise di far ripetere la partita?

Perché Mauro combinerà la più grande ingiustizia della sua comunque mirabile carriera di arbitro. Un’ingiustizia che il The Guardian giudica come la più grande della storia del calcio internazionale. Soltanto a incontro finito e dopo essere stato ripetutamente minacciato, Mauro argomenterà di non essere mai stato in grado di vedere le bandierine d’angolo nascoste dalla folla che premeva sulle linee di fallo. Dirà che i suoi segnalinee non potevano di conseguenza spostarsi con la voluta celerità, dovendo badare a non incespicare nei piedi degli spettatori. Dirà ancora che intorno alle porte la folla si schiacciava, così che alcuni spettatori erano addirittura appoggiati ai pali e altri invece aggrappati alle reti, e per questi motivi esprimerà l’opinione di ripetere la gara. In sostanza, Mauro si rimangia clamorosamente quanto detto a De Vecchi e, invece di sottolineare il vero fatto invalidante del match, ossia l’invasione di campo dei tifosi bolognesi, prende a pretesto le sue condizioni ambientali, che comunque, fino al 16’ del secondo tempo,. avevano permesso un gioco assolutamente regolare. Viene da chiedersi: avrebbe detto la stessa cosa se non ci fosse stata l’invasione di campo, e avesse quindi avuto la possibilità di portare regolarmente a termine il match?

Certamente no…

Appunto. E appare del tutto evidente come anche il Consiglio Federale non sappia che pesci prendere. Pensi che si riunì per decidere il 27 giugno in un’estenuante riunione che durò ininterrottamente dalle 14 del pomeriggio fino alle 7 del mattino successivo. Insomma, si fece di tutto per non dare una sacrosanta vittoria al Genoa, e alla fine si decise, chissà come, di raccogliere il consiglio di Mauro e di ripetere la finale.

Si dice che Mauro dopo quella partita fece carriera …

Nessuno discute la bravura di Mauro e la sua dignità morale, ci mancherebbe. E’ però un dato di fatto che nella Figc di Arpinati ricoprirà ulteriori, importanti incarichi. Nel 1926 sarà tra i tre prescelti per la formulazione della Carta di Viareggio, epocale e storico documento che traghetterà il calcio italiano verso il riconoscimento ufficiale del professionismo. Poi diventerà il presidente della Commissione tecnica arbitrale, nuovo e cruciale organo voluto proprio da Arpinati per inaugurare la sua gestione federale.

 

Poi ci fu la vicenda dei colpi di rivoltella nel secondo spareggio a Torino…

Sì, quella è la quarta partita, ossia il secondo spareggio disputato il 5 luglio su un campo della Juventus aperto sì al pubblico ma militarizzato e blindato nei controlli. Infatti durante la partita, finita 1 a 1, non accadde nessun fatto increscioso. In serata, alla stazione di Porta Nuova, dove sono in partenza i treni speciali organizzati dalle due società, dall’ultimo vagone del convoglio dei bolognesi partono circa venti colpi di pistola e due genoani vengono feriti. Il fatto che i colpi partano da un vagone bene individuato facilita le indagini su un treno allestito dalla società. E difatti la Gazzetta del Popolo dice chiaramente che le testimonianze raccolte sono tali da far ritenere che gli sparatori saranno identificati. Come ho appena detto, in quest’epoca i treni speciali sono organizzati direttamente dalle società, che quindi conoscono perfettamente i possessori dei biglietti. Inoltre sappiamo anche che, a parte le forze dell’ordine, soltanto gli squadristi possono tenere in dotazione le pistole. La Federcalcio allora interviene e chiede senza mezzi termini al Bologna di consegnare i colpevoli alla giustizia. Ma ciò non avverrà mai.

Si stava coprendo qualcuno?

E come si fa a non pensarlo? Infatti lo penserà anche il Genoa che, fiutando puzza di bruciato, fa sapere alla Federcalcio di non essere più intenzionato a scendere in campo se prima non verranno arrestati i colpevoli dell’atto criminale. E la FIGC arriva a dare un ultimatum al Bologna: se entro il 31 luglio non renderà note le indagini per individuare i colpevoli saranno applicate nei suoi confronti le più gravi sanzioni stabilite dall’art. 22, ossia la squalifica da ogni competizione sportiva. In sostanza, significa assegnare lo scudetto al Genoa.

Come ne uscì il Bologna?

In due modi. Il primo coinvolge addirittura le istituzioni. Mentre in città scoppiano tumulti di massa, il Prefetto di Bologna, Arturo Bocchini, personaggio di spicco del fascismo e in stretti rapporti professionali e di amicizia col federale Leandro Arpinati, manda un espresso al Ministero dell’Interno chiedendo di intervenire presso la FIGC, affinché siano abolite le sanzioni nei confronti del Bologna per questioni di ordine pubblico. E’ una grave ingerenza sull’ente federale, che viene pesantemente influenzato.

La comunicazione del Prefetto Bocchini al ministero dell’Interno

Il secondo appoggiando il rovesciamento del Consiglio di Lega Nord presieduto da Olivetti nel corso dell’assemblea di Parma del 26 luglio. Quel consiglio chiese la fiducia dopo i fatti del 7 giugno, ma il Bologna fu molto abile a stringere alleanze con altre società e riuscì, per un solo voto, a provocarne le dimissioni, e a far eleggere un nuovo Consiglio, questa volta presieduto dall’avvocato Cavazzana. Il vecchio Consiglio aveva sempre appoggiato le delibere federali, ma quello nuovo propose subito di annullare tutte le sanzioni a carico del Bologna e di far giocare immediatamente la finale a porte chiuse al pubblico.

E il Genoa?

Il Genoa, ormai quasi sicuro che la finale non si giocherà più, manda la sua squadra in vacanza dopo aver informato il vecchio Consiglio di Lega Nord. Rimane così preso in contropiede quando il nuovo Consiglio mette subito in programma per il 9 agosto la quinta partita. Nel frattempo, invece, il Bologna più astutamente continua gli allenamenti, come scrive anche La Gazzetta dello Sport.

Ed eccoci quindi alla quinta finale. Il Bologna dice che nel famoso video si dimostra che in quella partita non c’era nessun ambiente militarizzato

E infatti nessuno ha mai detto che ci fu. Almeno per quanto mi concerne non ho mai sostenuto una cosa del genere. Forse a Bologna si confondono con la testimonianza di De Prà, quando sostiene che al di fuori dello stadio aveva visto molti squadristi fascisti parlare in emiliano. Ma per quella finale non è questo il problema.

Il post su Instagram della Fondazione Genoa dell’anticipazione del filmato di Bologna-Genoa del 1925

Intende la famosa storia dei palloni?

Esatto. Ma andiamo con ordine. La sede della quinta finale del 9 agosto viene inizialmente messa in programma a Torino a porte chiuse al pubblico. Il Bologna sceglie autonomamente di partire già nella giornata di venerdì 7 per recarsi nel capoluogo piemontese, ma una volta arrivato a destinazione viene informato che il Prefetto di Torino ha vietato una partita così pericolosa per l’ordine pubblico. La FIGC non sa che pesci prendere, e allora decide di disputare la partita in un campo della periferia milanese che deve rimanere segreto a tutti, anche alle due squadre che ne saranno informate contemporaneamente solo all’ultimo momento. Al Bologna viene recapitato un dispaccio in cui lo si informa di partire subito per Milano, ed arriverà in treno alla Stazione Centrale alle ore 14. Ad attendere il Bologna c’è il presidente del nuovo Consiglio di Lega Nord Cavazzana, che dovrebbe informare contemporaneamente le due squadre sulla sede segreta dell’incontro. Invece Cavazzana confida in anteprima al dirigente bolognese Enrico Sabattini il campo in cui si disputerà l’incontro, che è quello della Forza e Coraggio di Milano Vigentino. Il Genoa invece lo saprà solo in serata, al suo arrivo a Milano. Sabattini e l’allenatore Felsner ne approfittano per fare un sopralluogo al campo dove incontrano il custode. Felsner paga il custode con 20 lire per far giocare la finale coi palloni usati dal Bologna, che lui stesso gonfia a suo piacimento, e poi ritira quelli in dotazione al campo. Inoltre ottiene che alla sua squadra vengano assegnati gli spogliatoi più ampi e spaziosi. Siamo quindi davanti ad un chiaro atto antisportivo. Perché pagare per giocare con palloni che dovrebbero essere identici a quelli prescritti dal regolamento? Il dato di fatto è che Giovanni De Prà ha sempre sostenuto fossero più leggeri del normale.

Ha letto il libro di Carlo Chiesa “ Fu vera gloria “?

Sì, l’ho letto molto attentamente.

Può fare un commento al riguardo?

Carlo Chiesa è un grande giornalista che ha sempre goduto della mia stima e della mia ammirazione. Può dire e scrivere quello che vuole, io vado avanti per la mia strada.

Il Bologna ha chiesto un incontro pubblico alla Fondazione Genoa per chiarire le fonti e gli aspetti della vicenda: secondo lei è un’occasione importante?

Anzitutto intendo chiarire che sarà la Fondazione a decidere se, quando ed eventualmente in quale forma raccogliere l’invito che proviene da Bologna. Posso solo esprimere una mia opinione del tutto personale, e cioè che esiste un procedimento federale in corso, l’unico deputato ad esprimere un giudizio definitivo su questa vicenda. Ritengo che in questo momento non ci sia bisogno di un incontro pubblico, in quanto ognuno, al momento opportuno, porterà le proprie carte sul tavolo federale. Una volta emesso il giudizio della commissione, qualunque esso sia, sarò a disposizione degli amici bolognesi per un qualsiasi incontro pubblico che vogliano eventualmente organizzare.

Però è un bel gesto di distensione, non è vero?

Ma certo. Purtroppo a Bologna mi ritengono un nemico, ma non è affatto così. Anzi, chi mi conosce bene sa quanto amo Bologna, una città che ho la fortuna e il privilegio di conoscere bene. E poi ho sempre ammirato il Bologna e la sua grande storia, che è un esempio e un patrimonio per l’intero calcio italiano. E sono d’accordo coi tifosi bolognesi per i quali quella felsinea è una storia calcistica che non deve essere macchiata da alcun alone d’ombra. Ecco perché alla fine sostengo che quelle due grandi squadre del 1925 in realtà non hanno potuto superarsi per una Federcalcio ostaggio del regime politico dell’epoca e di conseguenza impossibilitata a decidere con equità di giudizio. Giusto quindi che nessuno tocchi lo scudetto al Bologna, ma che venga però riconosciuto anche al Genoa, vittima di un sopruso che di certo non partì dallo stesso Bologna e dai suoi grandi uomini ed atleti. Del resto il Bologna avrebbe certamente il diritto di avere almeno in ex aequo quello del 1927, reclamato anche dal Torino. Sarebbe molto bello alla fine della vicenda ritrovarsi tutti con un titolo in più in bacheca e festeggiare insieme. E farlo magari con gli amici storici bolognesi davanti ad un tavolo ben imbandito. Però lo sappiano già. Di fronte al loro ragù le nostre trenette al pesto vincono a mani basse. Non hanno speranze.

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