ESCLUSIVA PG, CUCCHI: «Evviva il calcio alla radio»

L'ex radiocronista di "Tutto il calcio minuto per minuto": «Il calcio in tv ormai è troppo costoso per gli appassionati»

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Riccardo Cucci al corso per giornalisti tenutosi a Vittoria (RG) l'11 dicembre 2018 (© foto Alfonso Magno)
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Al termine di un incontro tra giornalisti, tenutosi a Vittoria (Ragusa), pianetagenoa1893 ha avvicinato Riccardo Cucchi, voce storica del calcio radiofonico con “Tutto il calcio minuto per minuto”, poi passato alla conduzione televisiva de “La domenica sportiva” prima della quiescenza.

Riccardo Cucchi, con le tante piattaforme televisive e lo streaming web che trasmettono il calcio, la radio ha ancora lo stesso “appeal” di prima?
«Ci sono molte possibilità di visione delle gare di calcio ma con costi ormai salatissimi per gli appassionati. È proprio questo che rende la radio ancora appetibile, e con lo stesso “appeal” di prima, per seguire le sorti della propria squadra del cuore».

La radio obbliga a immaginare.
«Il radiocronista deve trasmettere all’ascoltatore una emozione. Regola principale, che ci hanno insegnato i grandi radiocronisti del passato, è quella di far sempre capire dove si trova la palla durante il gioco».

Alcuni radiocronisti enfatizzano i gol come se fossero loro i primi tifosi della squadra che ha segnato.
«Non lo condivido. Chi commenta dovrebbe essere al disopra delle parti. L’eccessiva esultanza o l’eccessiva enfatizzazione da un lato fa sicuramente piacere ai tifosi della squadra che realizza ma si deve ricordare che ci sono anche i tifosi della squadra avversaria. Altro discorso se l’oggetto di una radiocronaca, o telecronaca, è un avvenimento di interesse nazionale ad esempio la squadra Azzurra o un atleta italiano impegnato in competizioni di caratura internazionale».

La radio non morirà mai?
«La radio non morirà mai. La radio è arrivata prima della televisione. La radio è stata il punto di riferimento informativo di garanzia di tante famiglie attraverso tante generazioni. Una volta si commentava una notizia con “Lo ha detto la radio”, quasi a suggellare un dogma nell’informazione. Certo, di strada ne è stata fatta da quando le famiglie ascoltavano e “guardavano” la radio con la luce della stanza soffusa per godere dello spettacolo dato dal brulichio delle valvole, ad oggi. Oggi le valvole non esistono più ma il fascino della radio rimane immutato».

Evviva il calcio alla radio…
«Assolutamente sì».

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