Nel 1937 il Genoa pareggia con l’Ambrosiana-Inter

Nel 1937 il Genoa pareggia con l’Ambrosiana-Inter. Correva l’anno del ritorno di Mister Garbutt: vinta la Coppa Italia dopo un’aspra battaglia con la Roma nella finale di Firenze, il presidente Culiolo richiamò infatti l’allenatore più amato della storia del Grifone e lo pose alla guida della squadra come pietra angolare. Valendosi poi delle indicazioni del […]

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Nel 1937 il Genoa pareggia con l’Ambrosiana-Inter. Correva l’anno del ritorno di Mister Garbutt: vinta la Coppa Italia dopo un’aspra battaglia con la Roma nella finale di Firenze, il presidente Culiolo richiamò infatti l’allenatore più amato della storia del Grifone e lo pose alla guida della squadra come pietra angolare. Valendosi poi delle indicazioni del Mister, costruì una rosa coi fiocchi, tale da rendere verosimile il sogno della ‘stella’. Quel giorno, in un catino di Marassi stipato di tifosi, il Genoa incontrò l’Ambrosiana-Inter che quell’anno stava puntando a vincere il titolo di campione d’Italia. Il clima in campo e sugli spalti fu estremamente teso, in quanto un passo fasso con l’Ambrosiana poteva raffreddare i nascenti entusiasmi intorno al Grifone. Infatti, a poco più di dieci minuti dalla fine del primo tempo, l’ala sinistra nerazzurra Ferraris II porta gli avversari in vantaggio. L’incubo della sconfitta aleggia sui tifosi rossoblu, quando a due minuti dalla scoccare del 45′, ci pensa Carlos Servetti, uno degli eroi di Vienna nella partita con l’Admira, a far esplodere il Ferraris in un urlo di liberazione, non solo per il pareggio raggiunto ma anche per la bellezza del gesto tecnico-atletico compiuto: il centravanti sudamericano scatta al limite dell’area col difensore nerazzurro appiccicato alle costole e lascia che il pallone in arrivo dalle retrovie batta a terra dietro di lui e nel momento in cui la sfera alle sue spalle inizia a rimbalzare verso l’alto, la colpisce col tacco del piede sinistro, facendosela passare sopra la testa in modo che ricada davanti a lui; poi, sempre in corsa e in perfetta sincronia senza perdere il passo, la calcia al volo di destro prima che possa battere per terra e la insacca imparabilmente. Attonito il povero portiere Perucchetti, detto ‘la Pantera Nera’ ma noto anche come ‘l’eroe di Budapest’ per aver salvato con le sue parate la vittoria dell’Italia nel 1936 contro l’Ungheria: per quest’ultimo rimarrà per sempre un misero capire come Servetti abbia potuto far sparire improvvisamente quella palla per poi farla ricomparire in fondo alla porta da lui difesa. Carlos Servetti, che era stato acquistato  dal Genoa nell’estate di quell’anno, possiede classe da vendere: viene dal calcio più prestigioso del momento, quello uruguagio, ricco di gloria per aver vinto le Olimpiadi di Parigi del 1924, quelle di Amsterdam nel ’28 e il Mondiale del ’30. Tuttavia in rossoblu disputò solo 14 incontri, realizzando ben 9 gol, poichè nel settembre del ’38, dopo una sola giornata di campionato, lasciò il Genoa assieme al connazionale Figliola per far ritorno in Uruguay; i due erano preoccupati della brutta piega che stavano prendendo gli avvenimenti internazionali.

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