Shevchenko e il “sì” al Genoa dopo giorni di negoziati

Ballardini non avrebbe salvato la panchina rossoblù nemmeno con una vittoria a Empoli, il dado era tratto

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Shevchenko Genoa
Mister Shevchenko (foto di Genoa CFC Tanopress)

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Nella stagione corrente il campionato di Shevchenko alla guida del Genoa durerà ventisei partite nelle quali il neo tecnico ucraino dovrà spigolare una trentina di punti per conseguire una salvezza tranquilla: il debutto del nuovo corso rossoblù, previsto per domenica 21 novembre in prima serata calcistica, raccoglierà l’attenzione mediatica del variegato emiciclo degli appassionati di calcio di tutta Italia, e non solo. Con l’ingaggio di un allenatore rampante e riconosciuto a livello internazionale per il suo prestigioso passato da attaccante, che beninteso non è sinonimo di garanzia di risultati, la holding 777 Partners vuole terminare l’anonimato, dettato non già da motivi storici, che incatena il Grifone da trent’anni nel corso dei quali il club di calcio più antico d’Italia ha preso parte alle competizioni Uefa soltanto in due circostanze, peraltro correndo il rischio di vincerne una poiché era la squadra nettamente più forte in concorso.

Shevchenko non è un colpo di teatro americano poiché ha accettato il Genoa dopo negoziati tenuti segreti per giorni e perfezionati nella settimana che ha condotto la squadra al pareggio di Empoli. Soltanto a posteriori si può affermare che Ballardini non avrebbe salvato la panchina rossoblù nemmeno con una vittoria, il dado era tratto da tempo e con talune piccole analogie rispetto al famoso Verona-Palermo del gennaio 2016 che vide il mister romagnolo in panchina ma esautorato de facto dopo un litigio con Sorrentino. Interrotto il suo quarto mandato (rinnovo contrattuale mai depositato e pertanto inefficace tra le parti) senza l’onta di una pesante sconfitta sul campo, Ballardini ha riscattato una rivincita personale squarciando il velo d’innocenza di molti presenti al Castellani. Negli ultimi cinque mesi Ballardini ha dimostrato d’avere la pazienza di un santo nonostante i suoi mugugni genovesi sulla struttura della rosa siano restati in gran parte lettera morta.

In due mesi mister Shevchenko dovrà esaltare le qualità di un gruppo che ha certamente bisogno d’interventi ma anche di un’iniezione di personalità e idee di gioco che Ballardini non è riuscito a trasmettere in dodici partite. L’ucraino sarà coadiuvato da Mauro Tassotti, coppiano di carattere e di naso bartaliano, triste come una salita a tal punto che Berlusconi gli offrì invano i migliori chirughi per una rinoplastica: è un vice preparato, discreto e di rilevanza capitale nel quotidiano come lo sono stati in passato Peter Taylor per Bryan Clough, Bryan Kidd per Sir Alex Ferguson, Hansi Flick per Löw. Shevchenko e Tassotti lavorano assieme da cinque anni e nel loro affiatato reparto di competenze tecniche lavoreranno per migliorare la tenuta atletica, l’organicità della fase difensiva e la flessibilità tattica di un Genoa che ancora non è riuscito a emanciparsi definitivamente dalla difesa a tre.

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