Buona fortuna, mitico Sheva: fai volare il Grifone molto in alto

Il nuovo tecnico è una bella figura, calciatore fuoriclasse, personaggio solare, dal viso ancora di fanciullo, ma con una lunga esperienza, sia umana che professionale

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Sirianni Preziosi
Vittorio Sirianni

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Lunedì 15 novembre avverrà il closing e gli americani diventeranno a tutti gli effetti i padroni del Genoa.

La loro holding dispone di un portafoglio di 3 miliardi di dollari e hanno fatto registrare notevoli aumenti nei loro ultimi investimenti.

Dunque i soldi ci sono. Avere previsto 7 milioni netti di euro (14 lordi) per tre anni per Shevchenko e il suo staff, significa che si vuol fare le cose in grande. Almeno questa è la sensazione del mondo rossoblù. Un mio amico bancario a Rapallo, sotto un sorriso nascosto dalla mascherina antivirus mi dice: «Guarda, debbo dirti che mi sento finalmente un genoano sereno e rilassato».

Indubbiamente il popolo rossoblù sta stropicciandosi gli occhi nel sentire queste cifre e, soprattutto, questi programmi che dovrebbero davvero, se realizzati negli anni, portare il Genoa nell’orbita europea.

Naturalmente bisogna avere molta prudenza, molta pazienza e fidarsi di questi americani e ascoltarli quando, appunto lunedì, si presenteranno ufficialmente ed esporranno il loro progetto. Non è improbabile venga presentato anche il nuovo presidente della società, professore Alberto Zangrillo e, forse, un nuovo direttore sportivo.

Ma ora parliamo un po’ di questo Sheva, bella figura, personaggio solare, dal viso ancora di fanciullo, ma con una lunga esperienza, sia umana (gli anni in Ucraina non sono stati sempre tranquilli) che professionale. Quattro anni nella Nazionale ucraina, protagonista nel calcio italiano, come calciatore con un totale di 226 gare disputate e 127 gol. Niente male! Naturalmente il suo nome ha fatto subito “buuuummm” sia a livello locale, ma soprattutto a livello nazionale, tanto è vero che la Gazzetta dello Sport, dopo anni di “quasi” silenzio sul mondo rossoblù, ha dedicato un’intera pagina, a titoloni enormi al Genoa e al suo nuovo idolo Sheva. Buon segno!

Ora però iniziamo, per lui, i veri problemi, perché è chiaro che questi 34 giocatori che sono stati la disperazione dell’ex tecnico Ballardini, Shevchenko non li conosce. Dunque dovrà in 15 giorni capirli e tentare di collocarli nella loro giusta posizione in campo.

Leggiamo che qualcuno ha già deciso come il nuovo allenatore farà la formazione. E, con un certo stupore, leggiamo che, ad esempio, nella difesa a quattro Sheva avrebbe deciso di schierare Masiello, Vanheusden, Milinkovic e Criscito. Facciamo presente che di questi Masiello è riserva da tempo e Milinkovic assieme a Vanheusden sono infortunati. Questo per dire che quanto sarà delicato il compito di Sheva e di Tassotti nell’impostare una formazione che dovrà, non dimentichiamolo, affrontare alla ripresa: Roma, Udinese, Milan, Juventus, Lazio, il derby e l’Atalanta.

Il problema sarà cercare di fare punti il più possibile per poi attendere gennaio con gli eventuali rinforzi, ma quelli veri, che Sheva ha chiesto ai suoi amici americani.

Finora Sheva è stato definito con aggettivi molto positivi, ed è stato giusto così: «Un uomo tranquillo», «un ragazzo per bene», «un bambino testardo che a dieci anni venne scartato in un provino a Kiev perché non sapeva dribblare».

Sevchenko, scappato da Cernobyl, crebbe all’ombra del padre putativo Lobanovsky, terribile colonnello. Ed eccolo vincitore del “Pallone d’oro” e idolatrato da mezzo mondo.

L’unico limite: arriva a Marassi un calciatore campione carico di gloria, ma senza esperienza un minuto di esperienza sulla panchina di un club.

Buona fortuna, amico “Pallone d’oro”…

Vittorio Sirianni

Shevchenko Genoa
Mister Shevchenko (foto di Genoa CFC Tanopress)
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