Correva l’anno 1970: l’Imola fu la prima squadra a segnare una rete e a non perdere con il Genoa in Serie C

Gara difficile per il Grifone al Ferraris: al gol di Rubinato nel primo tempo per gli ospiti, rispose Derlin nella ripresa per i rossoblù

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Roberto Derlin in azione (foto tratta da 11 Cannoin – il blog della storia Rossoblu)
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Domenica 13 settembre 1970 il Genoa aveva giocato una partita a suo modo «storica», affrontando, dopo 55 campionati nella massima serie (di cui nove vinti) e dieci in quella cadetta (con tre promozioni sempre con il primo posto), in casa l’Olbia (battuto 1-0) nella prima giornata del Girone B del Campionato di Serie C 1970/1971, mentre sette giorni dopo nel derby provinciale con l’Entella violò «con il più classico dei risultati» il “Comunale” di Chiavari (dove – curiosamente – tornerà venerdì 16 agosto 2019, a quasi mezzo secolo di distanza, per giocare contro l’Imolese in Coppa Italia la sua seconda partita ufficiale nella città tigullina). Il felice esito delle prime due partite aveva rinfrancato l’ambiente genoano, particolarmente depresso dopo l’umiliante retrocessione all’ultimo posto subita a giugno, e spinto l’allenatore Arturo «Sandokan» Silvestri a sacrificare nell’incontro casalingo con l’Imola l’ala destra tornante Attilio Perotti sr., che sette giorni prima aveva sbloccato a un quarto d’ora dal termine la partita a Chiavari, per schierare Sidio «il Best rossoblù» Corradi, all’esordio nella sua brillante militanza tra le fila del Genoa, in un «tridente» d’attacco che aveva sull’altra fascia – quella sinistra – il giovanissimo (non ancora diciottenne) Walter Speggiorin I e al centro l’esperto (trentunenne) Amedeo Balestrieri.

Quella che nella corsa verso la promozione in Serie B doveva essere una «tappa di trasferimento» si trasformò per il Genoa e i suoi tifosi in un incubo nella prima mezz’ora, visto che l’Imola (schieratosi con maglia bianca e fascia diagonale blurossa da sinistra a destra; curiosamente anche al ritorno gli emiliani avrebbero lasciato modo ai più blasonati avversari  di indossare la prima maglia, vestendone una bianca con strisciolina orizzontale blurossa) passò in vantaggio dopo una decina di minuti (cross rasoterra, su calcio d’angolo, battuto «corto», di  Cesare Mazzoli e deviazione vincente di Giampiero Rubinato) e sfiorò due volte il raddoppio su due calci d’angolo consecutivi al 29’ (tiro di Piero Zini, che aveva approfittato di un «liscio» di Sergio «Rosso» Rossetti e deviazione di piede sul fondo del portiere Antonio «Tony» Lonardi, il quale nella successiva azione «uscì a farfalle», venendo «graziato» da un colpo di testa di poco alto sulla traversa dello stesso Zini). Da quel momento la partita assunse la fisionomia «a una porta sola» prevista alla vigilia con tutto il repertorio di interventi scorretti e perdite di tempo tipico della squadra che cerca di strappare un risultato positivo sul campo di una formazione indiscutibilmente più forte. Il Genoa, sospinto dal tifo della Gradinata Nord, verso la sottostante porta alla quale attaccava confezionò nell’ultimo quarto d’ora del primo tempo tre palle-goal: una pericolosa «inzuccata» di Balestrieri al 38’, una bella triangolazione tra Speggiorin I e Franco «il Facchetti di Voltri» Ferrari, conclusa dall’attaccante vicentino con un sinistro vincente (la rete venne annullata dal signor Franco Lattanzi di Macerata per un discutibile fuorigioco) al 41’ e un tiro di Corradi, sugli sviluppi di un’azione di calcio d’angolo, deviato di piede sul fondo dal portiere imolese Franco Ciccarelli.

Al 4’ della ripresa su quella che anni dopo si sarebbe chiamata una «palla inattiva» il Genoa pervenne al pareggio: traversone di Ferrari da vicino allo spigolo destro dell’area di rigore degli emiliani e deviazione di testa di Roberto «Roby» Derlin. Al quarto d’ora un tiro di Ferrari impegnò in una difficile respinta Ciccarelli e prima Fausto Lodetti tolse con un anticipo a Speggiorin I il «tap-in» vincente, poi, nella susseguente mischia, Luciano Mazzotti respinse con la mano destra il pallone verso cui orientò lo sguardo e distese il braccio, ma l’arbitro, forse perché coperto o forse perché voleva mostrarsi esente dalla «sudditanza psicologica», non concesse la massima punizione ai padroni di casa. Balestrieri cercò di «far saltare la cassaforte» imolese con al 20’ con un tiro che colpì l’esterno della traversa e al 34’ con una sforbiciata finita alta. Un minuto dopo Corradi, stremato dai crampi, lasciò il posto a un altro esordiente con la maglia del Genoa, il centrocampista Giancarlo Mambrin (la cui esperienza in rossoblù sarebbe finita con quel vittorioso campionato, in cui giocò – sempre nel girone d’andata – altri tre «spezzoni» da subentrante), e al 38’ Ciccarelli parò un bel tiro di Claudio Maselli, che rappresento l’ultima occasione per il Genoa di ribaltare il risultato. Fu così l’Imola la prima squadra a livello di Serie C a segnare una rete al Genoa e a non esserne battuta; la rete del vantaggio emiliano di Vincenzo Bologna al ritorno nell’incontro poi vinto 2-1 dalla compagine ligure regalò un altro record (che sarebbe stato eguagliato trentacinque anni dopo dal Cittadella) all’Imola, quello di essere stato in quella categoria in vantaggio per due volte in partite diverse con il Genoa.

TABELLINO

Genova, domenica 27 settembre 1970, Stadio “Luigi Ferraris”, ore 15,00

Genoa-Imola 1-1 [III giornata del Girone B del Campionato Italiano di Serie C 1970/1971]

Arbitro: F. Lattanzi [Macerata]

Spettatori: 16mila circa

Marcatori: nel 1° tempo Rubinato (I) al 10’; nel 2° tempo Derlin (G) al 4’

Genoa: 1 Lonardi, 2 S. Rossetti, 3 Fr. Ferrari, 4 Derlin, 5 Benini, 6 Turone sr., 7 S. Corradi (dal 35’ del 2° T.: 13 Mambrin), 8 Maselli, 9 Balestrieri, 10 Bittolo, 11 Speggiorin I. Allenatore: Silvestri.

Imola: 1 Ciccarelli, 2 F. Lodetti, 3 Ricci, 4 Andreoli, 5 Govoni, 6 Mazzotti, 7 Mazzoli, 8 Gamberi, 9 Lucchitta, 10 Rubinato, 11 Zini. Allenatore: Tagliasacchi.

Stefano Massa

(membro del Comitato Ricerca e Storia del Museo della Storia del Genoa)

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