Basta moduli: al Genoa occorrono solo cuore, coraggio, grinta, rabbia per dare una “Spal…lata” alle difficoltà

Cinque partite, 15 punti a disposizione; possibile non riuscire a farne almeno quattro o cinque?

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Vittorio Sirianni
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Allontanato il “pericolo” Ballardini (lo definiamo così perché cambiare allenatore ora sarebbe un suicidio…) eccoci a dare piena fiducia a Prandelli, che tutto sommato la merita, anche se, per onestà intellettuale, dobbiamo dire che finora non ha fatto molto. A sua discolpa, lo sosteniamo da sempre, gestisce un gruppo di giocatori abbastanza modesto, o comunque non è in grado, a cinque domeniche dalla fine, di essere “squadra”.

Di chi è la colpa? Va detto ancora che questa volta Preziosi ha sbagliato più del solito, secondo noi in buona fede: a cominciare dall’aver dilapidato 12 milioni per Lapadula, convinto di aver portato al Genoa una serie di giocatori validi sia in estate sia a gennaio.

Dobbiamo anche aggiungere che individualmente i giocatori sarebbero adatti, ma ciò non basta, se non si riesce ad integrarli in un gruppo. Sono stati acquistati dei “doppioni” (Veloso, Radovanovic); soprattutto, si sono presi atleti non del tutto integri, sempre infortunati, proprio quelli che avrebbero dovuto dare un contributo decisivo (prima Sandro, poi Favilli, poi lo stesso Lapadula, poi Sturaro). Ecco così che Prandelli (e prima di lui gli altri allenatori) si è trovato a gestire una manciata di uomini che un po’ c’erano e un po’ scomparivano nell’infermeria.

In questo modo si è arrivati a cinque giornate dalla fine con una squadra che non lo è in senso proprio, ma continua ad essere un cantiere, dove il tecnico continua a sperimentare modulo dopo modulo, posizioni sempre diversificate, nella vana speranza di trovare il miglior assetto tattico.

Ormai i problemi del Genoa sono venuti tutti a galla: è inutile recriminare, cercando colpe che ci sono, ma distribuite un po’ su tutti i versanti, sia tecnici, sia societari.

In un contesto del genere come si fa a non dar ragione ai tifosi? Fanno benissimo a contestare e forse anche standosene a casa. Forse (ancora una volta per amore di quella maglia, che secondo noi rimane immutato anche in coloro che domenica sono rimasti fuori) sarebbe meglio riuscire a superare la rabbia e la rassegnazione, per cercare di stare vicini alla squadra, sperando semplicemente (perché ormai è solo la speranza che alimenta la possibilità di salvezza) che “qualcosa” si muova e venga a dare una mano al Grifone. Prandelli ha ragione quando dice che è mancato anche un pizzico di fortuna proprio nei momenti in cui un piccolo episodio avrebbe cambiato il corso della stagione. Nel calcio, si sa, accadono fatti imprevedibili: cinque partite, 15 punti a disposizione; possibile non riuscire a farne almeno quattro o cinque?

Arriverà anche il momento, ne sono sicuro, nel quale un “episodio” si volga a favore del Grifone: magari che un arbitro sia semplicemente serio e giusto e dia al Genoa solo quello che merita sul campo; magari qualche rigore non visto; qualche ammonizione in meno, qualche condizionamento in meno rispetto al Var.

Naturalmente anche i giocatori devono mettersi una mano sulla coscienza. Il capitano Criscito (colui che doveva essere il grande acquisto e l’alfiere della riscossa rossoblù) è bravo a dire: «Sappiamo che dobbiamo combattere di più», però poi inviti i suoi compagni e “combattere” davvero di più.

Si diceva dei problemi: l’attacco, il centrocampo, la difesa. Cioè ogni reparto ha i suoi dolori. Ma non v’è ormai più nulla da fare. La nostra idea è che solo scatti “psicologici” dei giocatori, il loro atteggiamento in campo, la loro voglia di lottare può salvare il tutto. Basta moduli (qualsiasi andrà bene) occorrono solo cuore, coraggio, grinta, rabbia: pronti a dare una Spal…lata giusta alle difficoltà!

Vittorio Sirianni

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