Thiago, la forza della semplicità

La sua filosofia ha nel suo linguaggio tre parole chiave (tifosi, squadra, insieme) è concreta, senza trionfalismi ed è efficace

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Sirianni Preziosi
Vittorio Sirianni
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Sempre più mefistofelico questo Genoa! Solo lui sa offrire serate indimenticabili, sconcertanti, straordinariamente allucinanti. Chi avrebbe immaginato una vittoria simile, dopo un primo tempo inguardabile?

In tribuna si sorrideva e già nascevano battute micidiali: «Il panettone Motta finisce a Natale, forse…».

Ma va! Lui, Thiago Motta, personaggio eccezionale, dal fascino unico, con una mentalità europea (mica storie: la sua filosofia calcistica arriva dalla Spagna, dalla Francia, dall’Inter…) che non lascia dubbi, in 45 minuti ha rivoltato un “copione” che sembrava quello di taglio andreazzoliano.

Grande davvero Thiago: concreto, senza voli pindarici, senza trionfalismi. Mi si permetta solo una considerazione: il Thiago è forte, il Thiago è comunque uno che “sa leggere le partite” e che forse (diciamo ancora forse) potrà finalmente tirar fuori il Grifo dal terribile tunnel che aveva già imboccato.

Il tecnico ha, nel suo linguaggio, tre parole chiave: tifosi, squadra, insieme. Le ha ripetute da quando è arrivato. Sono tre parole importanti perché rappresentano la sua filosofia: tifosi, perché senza di loro non si fa niente, perché debbono stare sempre vicini alla squadra; squadra, perché i giocatori dovranno avere sempre in mente che si gioca non per se stessi ma per tutti; insieme, perché si deve essere uniti, compatti, consapevoli di essere forti proprio perché l’uno aiuta l’altro. Solidarietà nel cuore e nel cervello.

E’ una gran bella filosofia, che ha già funzionato e ha fatto capire che Thiago non avrà ancora esperienze come allenatore, ma ha già la concezione esatta di cosa vuol dire giocare a pallone.

Contro il Brescia sabato sera ha cambiato tre moduli, senza batter ciglio: non sono quelli che fanno vincere. Fanno vincere le motivazioni, l’energia forsennata da vivere sino alla fine, la rabbia di voler vincere e di voler fare gol, la “fame” del successo. Certo, anche l’organizzazione: in un baleno Thiago ha capito che le cose andavano male. Serenamente, ha sostituito tre uomini con cambi giusti, tutti indovinati (l’intelligenza tattica c’è, eccome) e successivamente i tre hanno segnato tutti. E’ bastato vedere con che rabbia Kouamé ha sbattuto la sua prima palla sulla traversa e con quale forza Pandev ha sciorinato quel fantastico gesto tecnico che è stato il suo gol, per non parlare di quello di Kouamé.

Prima della partita con il Brescia avevate mai sentito parlare di Agudelo? E di Cassata? E di Gumus? E di Arkensen? Non è curioso che in questo Genoa mefistofelico questi giocatori siano apparsi per la prima volta e abbiano fatto vincere una gara dopo tante sofferenze? Questo è “anche” il Grifo.

Ora si va a Torino ad affrontare la Juventus. Nessun problema: c’è la serenità che sa dare Thiago; c’è la sua garanzia che il gruppo per lui esiste e che, anzi, è anche fin troppo compatto. Dunque, solo tranquillità e fiducia, quella che lui ha saputo infondere sabato standosene tranquillamente seduto in panchina, ben sapendo che dopo l’inverno (leggi primo tempo) viene sempre…primavera.

Vittorio Sirianni

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