Prima o poi la “sfiga” dovrà abbandonare Juric e il Genoa

Nel primo tempo un Grifo eccellente. Poi nella ripresa da lassù, dove c'è qualcuno che non ama i rossoblù, piomba inaspettatamente una bomba d’acqua incredibile, che cambia totalmente volto alla partita

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Sirianni Preziosi
Vittorio Sirianni
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Erano molto contenti gli amici immancabili andati al Ferraris sabato sera: dal principe degli urologi Marco Di Pierro, ad Alessandro Vaccaro, principe degli avvocati, a Rosina principe dei commercialisti, a Blondet principe del business, a Tonino Bettanini principe della promozione.

Perché, unico caso della loro vita, hanno visto ben due sport diversi: una di calcio durata sessanta minuti, e un’altra di pallanuoto durata trentacinque minuti. Da una parte Juric, dall’altra Eraldo Pizzo e i suoi giocatori della Pro Recco!

Fuori dello scherzo, questa è stata la serata del Genoa, ancora una volta massacrato da una sfortuna indicibile (il famoso “lato C”) che sembra non lo abbandoni mai. E non abbandoni mai anche il povero Juric che sta vivendo un momento molto critico, anche dal punto di vista psicologico, e non è minimamente aiutato da quel pizzico di buona sorte che generalmente accompagna gli uomini di buona volontà.

Ma pensate un po’: pareggia con la Juve, doveva pareggiare o vincere col Milan, doveva pareggiare e, perché no, vincere col Napoli. E invece ecco solo due miseri punticini in cinque partite. Non è una “sfiga”? (e scusate il termine ma qui ci vuole proprio).

Col grande Napoli, il “Ciuccio” che guarda alla Champions League, ecco un Grifo eccellente, aggressivo, attento, coraggioso, insomma il “Genoa di Juric”. Mette sotto nel primo tempo il ciuccio e tutto sembra andare per il meglio. ma che accade? Da lassù, dove certamente qualcuno non ama né Juric né il Genoa, piomba giù inaspettatamente una bomba d’acqua incredibile, devastante, che cambia totalmente volto alla partita.

Un qualcosa che fa davvero pensare ad una specie di “malocchio” che grava sui rossoblù, ad una specie di maledizione continua. Giove Pluvio ha preso in giro tutte le allerte gialle del mondo, se n’è infischiato delle previsioni, solo perché forse qualcosa non gli andava a genio da un tal Juric, o forse anche di una certa constatazione anti-Preziosi. Chissà.

Fatto sta che il campo non è più un campo da gioco ma una piscina e in una piscina cambia tutto. Non c’è più storia. Non si doveva giocare la gara, ma si sa, le regole sciocche e cretine del nostro calcio dicono che bisogna comunque e sempre giocare, perché ci sono i mezzo i “business” delle tv, dei soldi, dei recuperi e via dicendo. E così l’arbitro Abisso (prestazione… abissale la sua specie nella “piscina”) vuole continuare e commettere tali e tanti errori che, se fosse stato arbitro di pallanuoto, sarebbe stato subito gettato in vasca.

Comunque le due squadre combattono, ovviamente il Ciuccio che è certamente più forte del Grifo manovra meglio, ma accanto alla bravura, perbacco, non può essere anche maledettamente fortunato com’è stato. E prima segna con Ruiz in mezzo a una pozzanghera enorme e ringrazia San Gennaro che ha spinto il piede di Biraschi verso la sua porta. Così tutti i giornali dicono che il Napoli è il vero antagonista della Juventus (dopo il capitombolo dell’Inter), ma nessuno dice che solo “un miracolo” ha fatto vincere il ciuccio, mentre nessuno dice che il povero Genoa deve continuare a sopportare la “sfiga” più nera della sua esistenza.

Questo è il calcio. Ora v’è il riposo e poi il derby. Come si dice: se Atene piange, Sparta non ride (o viceversa, non ricordo). Avremo il derby della disperazione. Vedremo. Un dato è certo: dopo lo splendido primo tempo con gli azzurri, dove s’è vista finalmente la mano del tecnico, non parleremo più (almeno lo speriamo) né di Ranieri, né di Prandelli, né di altri. la gara ha detto che i giocatori sono tutti con il tecnico: forse è la volta che potranno davvero dire “Tutti insieme ricominceremo!”.

Battuta: ma possibile che a San Gennaro non ci sia un Santo genovese da contrapporre al napoletano? San Giovanni Battista, patrono della città, ti svegli?

Vittorio Sirianni

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