La rivoluzione del buon senso di Cesare Prandelli

Non è solo un fatto di trovare la "quadra": il tecnico ha bisogno di un po' di tempo per amalgamare i nuovi arrivati, ma ha fatto capire di avere le idee chiare

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Vittorio Sirianni
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La chiamano “rivoluzione prandelliana” o qualcuno addirittura “copernicana”, ma è solo un problema che hanno tutti gli allenatori quando debbono trovare quella che, con terribile termine, si chiama “la quadra”.

In altre parole, che il Genoa sia un cantiere aperto lo si vede, ma questo non incita a dire tutto il male possibile di questo complesso.

Prandelli, uomo saggio e dabbene, cerca soluzioni tattiche e fa bene: a nostro avviso sarebbe bene che cercasse anche di dare ai suoi giocatori motivazioni psicologiche, ossia dire loro: «Ragazzi, qui ci vuole grinta, coraggio, voglia di vincere, atteggiamenti forti e intensi in campo». Poi arriveranno anche le tattiche e le organizzazioni di gioco.

È inutile avere uomini, individualmente bravi, tecnicamente dotati, ma inadeguati a certi ruoli.

È logico che il Genoa sia in fase di assestamenti, sono arrivati alcuni giocatori che dovrebbero essere “di base”, ma che ancora non sono in linea. E Prandelli giustamente sta cercando di capire quale sia il loro ruolo giusto: parliamo di Radovanovic e di Lerager che dovrebbero costituire il cuore del centrocampo. La nostra idea è che un giocatore oggi per essere utile deve avere due caratteristiche di fondo: la corsa e la forza fisica. Al momento Radovanovic, per fare un esempio, ha soltanto la forza fisica.

Resta un dato: Prandelli, con grande criterio, ha fatto capire di avere le idee abbastanza chiare. Tuttavia ha bisogno di un po’ di tempo per costruire la squadra come la desidera. Il tecnico pensa a una formazione razionale, senza che si perda in inutili sciocchezze tecniche, che punti ad essere concentrata e, soprattutto, ad avere buon senso.

Sanabria Prandelli
Le indicazioni di Prandelli a Sanabria (foto di Genoa CFC Tanopress)

La sensazione è che a questo obiettivo ci si possa arrivare: tenendo presente che a Prandelli ieri è mancato un giocatore chiave come Rolon, causa squalifica. Un altro dato importante è che Piatek finalmente è un ricordo e come tale dovrà per sempre restare. Anche perché il reparto offensivo sembra ben costruito, con Kouamé che potrebbe diventare anche un buon realizzatore e soprattutto Sanabria che dalle prime battute non sembra certo essere un grande campione con le potenzialità del centravanti polacco, ma è certamente un giocatore che “sente” il gol, che vede la porta: quindi sta coprendo serenamente il posto di chi se n’è andato col Milan nel cuore (ma non aveva nel cuore anche il Genoa? Mah, questi calciatori-avventurieri…).

Anche il reparto difensivo sembra a posto: domenica era presente Paratici in tribuna al Ferraris che ha dato un giudizio lusinghiero (ahinoi!) a Romero che se ne andrà molto probabilmente a giugno, ma almeno fino al termine del campionato sarà una colonna del reparto difensivo. Si ha la sensazione che anche Criscito stia crescendo (il richiamo in Nazionale lo ha galvanizzato) e anche Biraschi sembra tornare ai suoi ottimi livelli.

Certo, rimane il centrocampo che è davvero un cantiere dove si sta lavorando: ma in genere i cantieri si chiudono e il palazzo nasce bene con ottime fondamenta. È quello che si spera dal “costruttore” Prandelli. Domenica il Grifone andrà in trasferta a Bologna e poi riceverà in casa la Lazio. La rivoluzione “prandelliana” si avvierà al suo epilogo? Lo sperano tutti.

Vittorio Sirianni

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