Genoa, gioco e modulo: non ci siamo

Ciò significa che i giocatori, anche se validi singolarmente, non riescono a integrarsi: mostrano idee confuse e disattenzione

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Vittorio Sirianni
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«Ho ancora una “sana paura”». Così dice il saggio Prandelli e dà ragione, perché (anche se i 30 punti danno una certa sicurezza) il valore tecnico dei singoli giocatori non lascia proprio a desiderare. Tuttavia lo stesso tecnico si è accorto che non ci siamo sulla costruzione del gioco; non ci siamo sulla definitiva scelta di un tipo di modulo da adottare rispetto ad un altro.

E cosa significa tutto ciò? Significa evidentemente che i giocatori del Genoa, pur bravi singolarmente, non riescono a trovare un’adeguata “integrazione” (parola molto usata oggi, ahinoi); quindi giocano con grinta e determinazione, ma anche con idee confuse, con una certa superficialità, con una certa disattenzione, circa un perfetto modo di organizzare il gioco.

Ragionando secondo logica, verrebbe da dire onestamente che non riuscire a fare un gol ad una squadra di “disperati” (nel senso della loro posizione di classifica) come il Frosinone, in dieci uomini per 70 minuti, si è davvero degli sprovveduti. D’altra parte questo è il senso di una partita di calcio (che è, lo ricordiamo, un fatto “paranormale”). Verificando però che anche con il Chievo era successa la stessa cosa, il discorso diventa più articolato e pone davvero una domanda di fondo: che tipo di squadra è questa? E’ davvero un complesso che può fare di più? E’ un complesso che ha doti e caratteristiche tecniche di alto valore? Esiste nella squadra un leader, un illuminante, un uomo guida? Le risposte possono essere tante, ma abbiamo la sensazione che l’idea di Prandelli sia un po’ come la nostra: una formazione discretamente dotata, ma di medio livello, che con i suoi mezzi più di certi risultati non riesce a raggiungere. E’ già molto che si facciano punti. Se il Grifo mantenesse una media di un punto a partita (ne mancano 12) sarebbe tranquillamente salvo.

Del resto, alcuni dati positivi non mancano: da sei partite non si perde; non si prendono gol; si è allungata la distanza dalla terzultima. Non sono dati di poco conto, ma a tutto ciò manca il gioco. Qui Prandelli ha ragione: amici, sembra dire, ma che cosa si può fare con questo patrimonio umano? E infatti ha tentato tutti i moduli possibili, ha cercato di sfruttare i vari giocatori nei ruoli più diversi, ma non è cambiato molto. E allora? E allora, bisogna sperare che ogni partita trovi giocatori con i giusti atteggiamenti umani e psicologici, che trovino la “giornata giusta”, il senso giusto della gara e che riescano a “capirsi” meglio sul piano tattico. Una squadra che non ha grande personalità (come il Genoa, diciamolo) può solo vivere alla giornata; pardon, alla…partita. E sperare che ogni 90 minuti le motivazioni (e qui conta molto l’azione del tecnico) siano forti, rinascano improvvisamente e determinino un buon risultato.

E speriamo sempre che certi errori fanciulleschi, come quelli di Kouamé, di Biraschi o di Radovanovic non si ripetano più, perché tali errori, davvero puerili, non dipendono certo da motivi di ordine tattico.

Ora inizia un duro cammino per il Genoa ed è per questo che Prandelli, uomo che vede lontano, parla di “sana paura” cercando di farlo capire ai suoi uomini. Domenica si va a Parma, poi arriverà la Juventus al Ferraris e poi il Grifo farà visita all’Udinese. Poi Genoa-Inter e la trasferta di Napoli: infine il derby e altre interessanti…battaglie.

Ripetiamo: non è lo spostamento di Kouamé più largo o più stretto; non il Bessa centrocampista o trequartista; non è la difesa a tre oppure a quattro elementi. E’ proprio la struttura globale che non va molto bene. Prandelli però è uomo saggio e d’onore: dipenderà da lui e solo da lui trovare soluzioni positive.

Leggiamo che il presidente Preziosi sta già pensando al prossimo anno: non sarebbe meglio che pensasse molto, ma molto profondamente a questo campionato, accanto al suo tecnico con il quale dice, vuole andare avanti per tanti anni?

Vittorio Sirianni

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