Il 2-7-2 di Thiago Motta è una rivoluzione tattico-genoana

Curiosità, analisi e applicazioni dell'idea di calcio dell'ex numero 88

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Thiago Motta Genoa
Mister Thiago Motta (foto di Genoa CFC Tanopress)

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Sul fatto che il 2-7-2 fosse il futuro del calcio, e che Thiago Motta lo impiegasse concettualmente al Paris Saint-Germain nell’Under 19, è stato scritto tanto. Il diretto interessato, in un’intervista rilasciata a La Gazzetta dello Sport: «La mia idea è di giocare un calcio offensivo, con una squadra corta che controlli il gioco, pressione alta e un sacco di dinamismo, movimenti con e senza palla». La compattezza verticale si tramuta, in concreto, nel fatto che il portatore di palla avesse sempre 3/4 possibili soluzioni di passaggio: «Il portiere conta nei 7 di centrocampo ed è il primo attaccante perché inizia l’azione coi piedi, l’attaccante è il primo difensore perché pressa al fine di velocizzare il recupero del pallone».

L’idea dissacrante nei confronti della conformazione tradizionale dei ruoli è cosa nota, di cruijffiana memoria, ma non ha impedito la stigmatizzazione del 2-7-2 di Thiago Motta. La suggestione di un 2-7-2 ha fatto dimenticare che tecnicamente un 2-7-2 orizzontale fosse un 4-3-3 verticale, dividendo in tre zone il campo. Qui sta l’errore: il PSG U21 non impiegava un portiere (Garissone Innocent) che avanzasse la sua posizione fino a centrocampo, in Youth League si disponeva con un 4-3-3  che spezzava in due la metà campo dal momento in cui le due mezzali si abbassassero permettendo agli esterni di alzare il pressing. Le corsie laterali sono da sempre il luogo privilegiato di scarico, così come il mediano che infoltisca la difesa è un marchio di fabbrica di Thiago Motta (e in Genoa-Brescia s’è visto con Ivan Radovanović al centro tra Romero e Zapata).

Thiago Motta
Thiago Motta in conferenza stampa (Foto di Genoa CFC)

Ghiglione e Ankersen, che nel secondo tempo hanno avuto rinforzo con Pandev e Kouamé subentrati dalla panchina – e non a caso entrambi a segno -, hanno allargato orizzontalmente lo spettro del modulo e così la superiorità nella zona centrale del campo ha mandato in confusione il Brescia alla pari della marcatura a uomo di Agudelo su Tonali. La versione ibrida di un 3-4-2-1 juriciano, volendo ripescare quella trequarti in cui l’elemento di raccordo dei reparti (Luca Rigoni) poteva contare su chi svariasse sulla corsia opposta (Lucas Ocampos), in un 3-4-3 asimmetrico, è stata proposta con Lukas Lerager. Scarso successo, ma quando Thiago Motta ha adottato la sua idea effettiva (peraltro azzeccando le sostituzioni) il Genoa ha cambiato forma. Acquistando pericolosità.

Tornando al PSG, la reticenza di guardiolismo si confa all’osservazione di Neuer, ter Stegen, Alisson ed Ederson. L’opposizione aggressiva deve sempre trovare, su un piano teorico, la possibilità di copiare il meccanismo per cui l’Everton per esempio predilige far iniziare da Jordan Pickford il possesso del pallone. A quel punto, subendo un uno-contro-uno che a ben vedere non si discosta dal rischio corso – e accettato – dal 3-4-3 gasperiniano, l’azione si sviluppa in verticale e la posizione dei terzini a ridosso della metà campo aiuta a creare la tanto agognata superiorità.

In Inghilterra, si definirebbe il meccanismo «move the opponent, not the ball»: in questo senso la percezione del portiere tra i sette calciatori della zona centrale del campo acquisisce un senso, come del resto già l’Amburgo pratica servendosi di Julian Pollersbeck. Visivamente si può parlare di 3-3-1-3 anziché di 2-7-2, fermo restando che (e Motta ha già dato indicazioni a Gümüş sabato sera) il cambio di gioco sia uno dei punti di forza dell’idea di calcio del mister italo-brasiliano.

Thiago Motta Genoa
Thiago Motta, ex allenatore dell’Under 19 del PSG

Ecco perché, in conclusione, il 2-7-2 ha un senso. Va oltre l’ilarità di veder il portiere avanzar la propria posizione a ridosso della linea di metà campo, ma anzi considera il numero 1 una risorsa fondamentale nella produzione di gioco in tre diverse direttrici (pressione, superiorità numerica, offensivismo). Una linea che in Europa ha avuto diverse fortune, ma che in Serie A ha faticato negli ultimi anni a imporsi. Per questo c’è Thiago, col 2-7-2 che – indagato – risulta molto meno ironico di quanto sembri. Chiediate al Brescia la conferma.

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