Izzo condannato, “colpevole” per le sue origini

Il difensore è stato condannato anche in ragione del rapporto in essere", si legge nelle motivazioni della sentenza, tra lui e alcuni "componenti" di quel mondo criminale

111
Armando Izzo in controllo palla (da Genoacfc.it)

Accetta i marketing-cookies per visualizzare questo contenuto.

Il Giornale della Liguria solleva molti dubbi sulla condanna a 18 mesi per omessa denuncia sul calcioscommesse Avellino inflitta a Armando Izzo. Il quotidiano ricorda che qualche anno fa le partite della serie A erano presentate da uno spot che aveva come location un campetto di Scampia (quartiere periferico di Napoli), con ragazzi strappati alla malavita locale. Giovedì scorso un tribunale calcistico ha condannato un ragazzo che ha scelto lo sport invece della camorra. Izzo è stato condannato “anche in ragione del rapporto in essere”, si legge nelle motivazioni della sentenza, tra lui e alcuni “componenti” di quel mondo criminale. Il rapporto in essere è il grado di parentela che lo lega a presunti esponenti del clan camorristico Vinella Grassi: un boss pentito lo ha tirato in ballo più volte per le gare truccate dell’Avellino e della Triestina, dove aveva giocato il difensore oggi al Genoa. La sentenza del Tribunale Federale spiega che Izzo è stato condannato perché sembra “a metà fra colui che non è in grado di divincolarsi dai legami e dalle frequentazioni legate al luogo di nascita ed ai vincoli di parentela/amicizia, ma che, nello stesso tempo non è pronto ad assecondare pedissequamente le richieste del clan Vinella Grassi”. Chiosa il quotidiano: “Come se appunto l’ambiente dal quale si è affrancato grazie al calcio sia da considerare un grave indizio a suo carico”.

 

Accetta i marketing-cookies per visualizzare questo contenuto.