Il Genoa è crollato a Udine sotto gli occhi di Anselmi

Partita fisica, dura e agonisticamente intensa: due espulsi, uno per parte, ma alla fine i tre punti vanno al 4-4-2 di Del Neri

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Andrea Bertolacci in azione (foto di Tanopress-Genoa cfc)
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Se Del Neri puntava a stupire mandando in campo un 4-4-2 (Maxi Lopez-Lasagna in attacco, con De Paul esterno a destra dopo che per tutta la settimana era stato provato a sinistra), Juric ha confermato il 3-4-3 classico. Taarabt e Pandev a supporto di un Lapadula non al top ma rischiato ugualmente, con una mediana però fragile che Veloso e Bertolacci non sono riusciti a tener unita. Questo perché, scrive La Gazzetta dello Sport in edicola questa mattina, la fisicità degli elementi bianconeri (Barak e Behrami) ha fatto saltar gli equilibri portando ad un sostanziale affanno dei palleggiatori rossoblù. Più agonismo che ricamo, e da un presunto tocco con la mano di Veloso ecco la punizione pennellata per Nuytinck sul secondo palo: la conclusione del centrale olandese si è stampata sul palo, ma sulla ribattuta si è fatto trovar pronto Jankto per il più comodo dei tap-in. La difesa del Genoa, già rivendibile in tale circostanza, è poi affondata con l’uomo in meno: una volta espulso Bertolacci per un brutto fallo su Lasagna, l’Udinese ha controllato la partita fino a quando il neo entrato Pezzella si è reso protagonista di un orribile intervento costatogli il rosso diretto.

Non è servita la presenza di Beniamino Anselmi sugli spalti per ringalluzzire il Grifone: la prova resta abulica, pessima nel primo tempo e modesta nel secondo. Non c’è stata una reazione finale organizzata, ora tutto pare in bilico a partire dalla tenuta difensiva. Lapadula ha girato a vuoto prima di uscire anzitempo per un problema al ginocchio che parrebbe roba seria, Galabinov non ha fatto meglio, solo Lazovic si è resto protagonista di qualche cambio di passo interessante. Il giorno dopo un match del genere, conclude la rosea, c’è solo da raccogliere i cocci.

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