Azionariato popolare, Preziosi dice no

L'attuale patron si dice fortemente dubbioso circa le possibilità di attuazione. Ma gli esempi dalla Germania fanno riflettere...

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Preziosi Genoa Juventus
Enrico Preziosi a Pegli (Foto di Tanopress per Genoa CFC)
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Se la Serie A è costretta a guardare alla Bundesliga tedesca come un modello, e non più il contrario come qualche gloriosa decade fa, è anche perché il movimento calcistico tedesco è migliorato esponenzialmente. Ed è migliorato anche perché le società non hanno un unico investitore a capo della maggioranza delle quote. Questa mattina, La Repubblica – Genova riporta infatti come varie squadre tedesche (ma non solo) siano fonte d’ispirazione per un rilancio del Grifone che passi necessariamente attraverso l’azionariato popolare.

Già ieri il quotidiano ne aveva parlato (CLICCA QUI PER LEGGERE IL PEZZO), perché tra le strade per il futuro del Genoa c’è anche quella che ha portato al successo Real Madrid e Barcellona. Tralasciando le spagnole, il modello rossoblù seguirebbe l’impronta tedesca: dunque elezioni a suffragio universale tra 30mila soci, più o meno come avviene in tutta la Bundesliga salvo due importanti eccezioni (il Bayer Leverkusen controllato dall’omonima azienda farmaceutica e il Wolfsburg della Volkswagen). Prendendo la squadra più titolata, ossia il Bayern Monaco, emerge come la base su cui poggia sia composta da più soci: Audi, Adidas ed Allianz, pur avendo possibilità finanziarie sconfinate, detengono però solo il 9% delle quote a fronte di un 73% nelle mani dei tifosi. Nel paese tedesco la norma vuole così, del resto: anche con l’ingresso in società di investitori esterni, il 50% + 1 dei voti deve restare ai soci.

E se già Pippo Spagnolo negli anni ’70 aveva pensato di introdurre l’azionariato popolare, ecco che nel frattempo tale modalità ha consentito la crescita di altri club importanti a livello europeo, Sporting Lisbona e Benfica sono due degli esempi più lampanti. Certo è che al Genoa servirebbe l’azionariato per sistemare i conti e programmare un futuro più solido, segnala il quotidiano, ma per il momento pare intenzionato ad andare avanti da solo.

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