Zio Balla a modo mio

Massimo Prati: «Lo zio è un po' come il nonno. È quello che ti vizia e che ti protegge. Il padre, perlomeno per quelli della mia generazione, è "istituzionalmente" severo»

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Ballardini
Ballardini e un simbolo di Genova tra le sue mani

Nel senso di “le cose di Ballardini che piacciono a me”. Ma prima di entrare nel merito, vorrei fare una breve considerazione sul soprannome che i genoani hanno dato al loro Mister.
Lo zio è un po’ come il nonno. È quello che ti vizia e che ti protegge. Il padre, perlomeno per quelli della mia generazione, è “istituzionalmente” severo. Lo zio, invece, è quello che ti toglie le castagne dal fuoco. Almeno, nella mia famiglia era così. Ballardini è visto, dunque dai tifosi del Genoa come uno zio, come un parente sui cui si può sempre contare nelle emergenze.
Ma torniamo alle cose di Ballardini che piacciono a me. Prima di tutto, di Ballardini, credo che vadano ricordate le due vittorie nei derby della stagione 2010-2011: il derby di Rafinha e il derby di Boselli. Due derby vinti grazie a due sudamericani, di cui il secondo, quello di San Mauro Boselli di Baires, rimarrà sicuramente ad eterna memoria del popolo rossoblù (e forse anche in quella dei rivali cittadini). Del derby di Rafinha, invece, ho già avuto modo di parlare. L’immagine che ho di quella stracittadina è il brasilero che, dopo il gol, balla gioioso il samba intorno alla bandierina del corner e il nostro Mister che, imperturbabile, osserva il tutto dalla panchina.
Poi, sempre a proposito di derby e di Ballardini, il fatto che il Mister non ne abbia mai perso uno. Aspetto, quest’ultimo, che a Genova sicuramente non è trascurabile. Due vittorie nel 2011, un pareggio nel 2013, un pareggio nel 2018 e un altro pareggio nel 2021.
Di Ballardini mi è piaciuto anche il gesto, in una conferenza stampa in occasione di un derby, di parlare ai cronisti restando in piedi, rifiutandosi di sedersi su una poltrona dai colori imbarazzanti. Evidentemente, anche in tema di colori, ha buon gusto.
E poi le sistematiche salvezze. Nel suo primo anno al Genoa, nella stagione 2010-2011, ci prese a tre punti dall’ultimo posto e finimmo il campionato nella parte sinistra della classifica.
Poi, nella stagione 2012-2013, subentrò alla disastrosa gestione tecnica dell’ex doriano Delneri. Ricordo che in una fase del girone di andata, sotto la guida del tecnico friulano, perdemmo sei partite di seguito. Ma, grazie a Ballardini, alla fine ci salvammo con un paio di giornate d’anticipo (quell’anno retrocessero Palermo, Siena e Pescara).
Nel 2017-2018, alla tredicesima, è chiamato a sostituire Juric, reduce da tre sconfitte di seguito, di cui un derby disastrososo perso due a zero. Al momento dell’arrivo dello Zio, eravamo sopra a Crotone e SPAL di pochi punti, ma alla fine della stagione arrivammo dodicesimi, in una zona di assoluta sicurezza.
Il resto è cronaca recente. Ballardini subentra a Maran che, a parte la prima con il Crotone non aveva vinto nessun’altra partita e ci aveva lasciato in fondo alla classifica. Zio Balla arriva a dicembre, alla quattordicesima. Il Mister, come al solito, parte subito bene (vittoria a La Spezia) e poi, nel corso del campionato, inverte la tendenza e ci fa salvare con due giornate di anticipo. È stata una salvezza, su cui -credo- nel dicembre 2020 nessun genoano avrebbe scommesso.
Ma di Ballardini mi piacciono anche gli aspetti extracalcistici. Il Mister è un romagnolo anomalo, con apparente poca irruenza e giovialità rispetto ai suoi conterranei. Anche se, poi, la sua passionalità finisce per trasparire quando mostra il pugno a bordo del campo.
Ma il nostro Mister ha aspetti caratteriali che, forse, lo rendono più simile a un ligure che non a un romagnolo. E forse un po’ genovese ormai si sente anche lui. In effetti è bello vedere un video che immortala una sua passeggiata nel vicoli di Genova, in cui, immancabile, fa la sua apparizione anche la nostra focaccia. Sì, direi proprio che, ormai, un po’ genovese si sente anche lui.
Forse è anche per questo che i genoani lo adorano.
Grazie ancora, Zio Balla.
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