Uefa, nuove regole sulla multiproprietà nelle coppe

Le norme oggi riguardano City Group e Ineos, un domani anche 777 Partners e altri

Uefa
I tre maggiori trofei Uefa (da uefa.com)

Accetta i marketing-cookies per visualizzare questo contenuto.

In vista del 2024-2025, per la prima volta nella sua storia l’Uefa ha regolamentato possibili i casi di multiproprietà nel calio, ossia club appartenenti alla stessa capogruppo partecipanti alla medesima competizione europea: ai fini dell’iscrizione alla coppa, entro il 3 giugno i club devono dimostrare di rispettare l’art. 5 del regolamento il quale statuisce che «Nessuna persona fisica o giuridica può avere un controllo o un’influenza decisiva su più di una squadra partecipante ai tornei Uefa». Per “controllo”, l’organismo intede una partecipazione societaria superiore al 50%, mentre la cosiddetta “influenza decisiva” può essere integrata alternativamente con uno dei seguenti parametri, così come elencati da La Gazzetta dello Sport:

1) AZIONISTI O SOCI – La violazione si verifica se una parte possiede il 30% o più delle azioni o dei diritti di voto o economici di un club. Se si tratta del maggior azionista, basta che possieda almeno il 10%;

2) SOSTEGNO FINANZIARIO – L’ipotesi può realizzarsi anche con: un soggetto esterno il cui contratto valga il 30% delle entrate del club (come uno sponsor); una parte correlata che presti al club più del 30% dei prestiti totali (come un’azionista); chi fornisce una garanzia finanziaria sui prestiti del club o, escluse le banche, chi fornisce al club un finanziamento garantito da un pegno sulle azioni del club, da una cessione dei crediti del club o da una garanzia sui beni del club;

3) GOVERNANCE – La multiproprietà è anche quando l’influenza decisiva è esercitata da un dirigente: dal presidente al Ceo, dal direttore sportivo fino al calciatore. Rientra nella fattispecie anche chi ha la possibilità di nominare o rimuovere il 30% dei membri, detiene il 30% dei diritti di voto o economici, ha la possibilità di nominare o rimuovere i principali dirigenti del club o l’allenatore della prima squadra, e ha la possibilità di influenzare le decisioni chiave dell’esecutivo (tipo i trasferimenti dei calciatori).

4) TRASFERIMENTI – Si parla di “influenza decisiva” anche in relazione al mercato quando un club cede o presta tre o più giocatori all’altro club, direttamente o indirettamente, durante la stagione.

Tuttavia, anche nell’ipotesi in cui non si raggiungano tali limiti, la Commissione di Controllo Finanziario può verificare l’esistenza di una forma di influenza decisiva di fatto: in tal caso, l’Uefa permette il trasferimento o la cessione di tutte le quote del club a una terza parte indipendente, come un blind trust, che prenderà le decisioni esclusivamente nell’interesse del club. Il Girona, appartenente al City Football Group, percorrerà quest’ultima strada.

Uefa Europei
Il logo Uefa

Tali regole, in vigore nella stagione 2024-2025, possono essere estese anche nel ’25-’26: la normativa riguarda non solo il City Football Group, ma anche Red Bull (Lipsia e Salisburgo hanno scritto un’importante pagina di giurisprudenza sportiva), 777 Football Group (con Genoa, Standard Liegi ed eventualmente Everton) e Ineos (Manchester United, Nizza e Losanna).

Un recente studio Aifi ha chiarito che più della metà dei club di Serie A ha cambiato proprietà nell’ultimo decennio, e il 27% dei club dei cinque maggiori campionati europei (la Bundesliga mantiene la regola del 50+1 anche se è stata violata da colossi come Bayer, Volkswagen e Sap) ha come azionista di maggioranza un investitore finanziario: 12 squadre in mano ai fondi di private equity (Siviglia, Genoa, Milan, Burnley, Crystal Palace, Everton, Liverpool, Wolverhampton, Clermont, Lille, Lione, Tolosa), 8 da club deal (Maiorca, Atalanta, Aston Villa, Bournemouth, Chelsea, Tottenham, Lorient, Strasburgo) e 6 da fondi sovrani (Getafe, Girona, City, Newcastle, Sheffield United, PSG). Quindi, 26 club europei sono in mano a 20 investitori finanziari. Invece, i restanti 70 sono sostenuti da investitori individuali, soggetti industriali od associazioni di tifosi.

Gli investimenti dei fondi non riguardano solo il parco giocatori ma anche e soprattutto le strutture, in modo particolare lo stadio, indispensabile fonte di reddito e sostenibilità a lungo termine. Lo studio Aifi ci riporta alla realtà perché dei 129 impianti con capienza superiore ai 5000 posti a sedere, solo 6 – quindi, il 4% – sono di proprietà privata, così l’Italia dei Comuni che trascura gli stadi da almeno trent’anni non intravedendone alcun potenziale reminerativo è 18ª nella classifica d’Europa. Il nostro paese, paralizzato dai lacci della burocrazia e da reciproci conflitti condominiali, accusa un grave ritardo competitivo nel creare un sistema legislativo che migliori finalmente il prodotto calcio e l’evento-partita. La Riforma Spadafora, simile a una frana sul vetro, accompagnata dalle imbarazzanti vertenze di Milano (stadio Meazza), Firenze (stadio Franchi e PNRR) e Genova (stadio Ferraris), dimostra l’arretratezza di sistema.

Genoa Pianetagenoa1893.net Gilardino Gudmundsson Whatsapp

Accetta i marketing-cookies per visualizzare questo contenuto.