Tutta colpa di Thiago? Calma per favore

Che la sconfitta sia stata bruciante è fuori di dubbio. Ma addirittura arrivare a pensare subito a Ballardini è assurdo

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Sirianni Preziosi
Vittorio Sirianni
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Peccato, peccato davvero! Sembrava che quest’anno il Genoa andasse davvero bene. Gran bella vittoria sul Brescia, meritato pareggio con la Juve se non avesse avuto spazio e accondiscendenza arbitrale il “cascatore” Ronaldo (a proposito, come si fa a dare il “Pallone d’oro” a un simulatore?), ma ecco il crollo interno con l’Udinese. I friulani venivano da 11 gol subiti e dall’esonero del tecnico Tudor.

Cos’è mai accaduto al nostro Grifo? Subito la reazione (per fortuna non di tutti): «Thiago Motta sotto accusa!». «E’ tutta colpa di Thiago», «Non ha capito nulla». Calma, calma per favore. Che la sconfitta sia stata bruciante è fuori di dubbio, che i tifosi non si aspettassero una disfatta simile è vero, ma via, addirittura arrivare a pensare subito a Ballardini sostituto di Thiago, ci sembra una scemenza di proporzioni inaudite.

Thiago ha idee chiare: nel senso che vuole far giocare “a modo suo”, cioè bene, partendo da idee e concetti calcistici che gli derivano dalla sua esperienza al “Barça” e poi in altri grandi club e avendo a suo esempio il suo idolo Guardiola. In poche parole, un gioco fatto di qualità e voglia di far gol. Sulla carta, i concetti sono molto belli. Ma il problema, forse, sta proprio in questo: Thiago non ha sotto le sue mani un Barcellona o un Real Madrid; ha un “grifoncello” che sta sbattendo le ali solo e soltanto per salvarsi, o comunque fare una dignitosa figura in questo campionato.

Il problema è solo questo. Thiago deve capire con chi ha a che fare: pensate che non lo abbia capito? Lo ha inteso benissimo, solo che giustamente non può rinnegare ciò che lui ha nel suo Dna di calciatore e ora di quasi-allenatore.

Secondo noi fa benissimo a dire: «Sono preoccupato, ma non pentito». E ancora: «Andrò avanti su questa strada»; un cammino che richiede ai giocatori qualità e motivazioni. Perché, ci si chiede, tutto è andato bene con Brescia (gioco e vittoria) e Juventus (per la prestazione), ma anche, se vogliamo, nel primo tempo con l’Udinese, quando si è visto uno dei migliori gesti tecnici nella realizzazione del primo gol e poi, improvvisamente, è calato il buio? Semplicemente perché alcuni giocatori hanno perso il senso di quello che stavano facendo e le motivazioni del momento.

Thiago Motta è propenso al gioco offensivo, ma non è così sprovveduto da credere che le sue idee arrivino sempre all’obiettivo. Tuttavia, nonostante il momento non semplice, il tecnico continuerà a dire ai suoi che debbono “fare squadra”, che debbono giocare insieme, che l’obiettivo è il gol: è giocare a calcio, alla faccia di moduli di copertura o meno.

E siamo sicuri che, di fronte a quella che molti considerano presunzione, l’allenatore ha invece una perfetta consapevolezza di quello che sta accadendo. Ma il fatto di dire che «i miei giocatori hanno dato tutto quello che potevano» è un modo per stimolare, per tener alto la consapevolezza di essere bravi, il tentativo di dire che si ha addosso la potenzialità per vincere qualsiasi partita. Poi, una gara si vince, un’altra si perde: ma questo succedeva anche al Barcellona e al Real Madrid. «Faremo la nostra partita» ha detto con un senso di orgoglio, Thiago, pensando al Napoli: come dire «state tranquilli che ci saremo» contro il Ciuccio…

Vittorio Sirianni

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