Spinelli e Cosulich a Telenord: «Per noi parlare del Genoa è come bere champagne»

Cosulich sulla lotta salvezza: «Io sono ancora preoccupatissimo perché vedo dei risultati molto strani»

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Aldo Spinelli (a sinistra) e Augusto Cosulich

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«Parlare del Genoa è come bere champagne per noi». Lo hanno affermato l’ex presidente rossoblù Aldo Spinelli e l’imprenditore e grande tifoso genoano Augusto Cosulich ai microfoni di “We are Genoa” su Telenord. Cosulich si è soffermato sulla lotta per la salvezza: «Io sono ancora preoccupatissimo perché vedo dei risultati molto strani. Questo Cagliari continua a vincere, fintanto che non abbiamo la sicurezza matematica. Speriamo di vivere un finale di stagione migliore dell’anno scorso».

Spinelli è il presidente del Grifone che raggiunse nel 1991 il quarto posto in classifica. L’ex patron risponde a una domanda se questo calcio può permettere al Genoa, o a squadre simili per forza economica, di poter competere ad alti livelli: «Io sono stato a Bergamo all’Atalanta, Percassi ha creato una rete di osservatori che ti vengono a prendere, io gli ho dato 2 giovani per 50 mila euro ma non sono venuti da me, sono andati dalle famiglie e poi li fanno gestire agli oratori, hanno queste parrocchie che li gestiscono. Prelevano questi giocatori a 13/14 anni e hanno veramente creato una fabbrica del calcio. Loro ne prendono 100, di questi 100 ne mandano indietro 90 e di quei 10 che azzeccano ci fanno i soldi. Percassi ogni anno fa 60/80 milioni di plusvalenze e poi ha il fenomeno di Gasperini, e purtroppo noi l’avevamo al Genoa e l’abbiamo perso, è stata la più grande perdita che il Genoa potesse fare, perdere Gasperini. Quello che tocca diventa oro, e poi vanno in altre squadre e non combinano nulla. Vuol dire la qualità del tecnico».

Spinelli ha bocciato il progetto Superlega: «E’ un calcio che volevano fare da molti anni questi club, ma per fortuna è prevalso il bene dei tifosi, perché parliamoci chiaro se fosse successo quel fatto lì il calcio sarebbe stato morto a livello di città e amore verso la squadra e un calcio di soli ricchi, che non avrebbe avuto nessun successo.».

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