Spal, Torino e Lecce: non sono più consentiti passi falsi al Genoa

Arrivano tre scontri decisivi per la salvezza. Bisogna sostenere la squadra di Nicola in questo difficile momento: ma i giocatori devono uscire in fretta da quella sorta di “depressione” che li attanaglia

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Vittorio Sirianni

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Ascoltate bene: bisogna farsene una ragione. Occorre ragionare sulla realtà rossoblù: la squadra sta lottando per non retrocedere. E’ una squadra che ormai da tempo gioca per la salvezza è, ovviamente, modesta che ha limiti e complessi di tipo sia fisico che psicologico.

Dunque è inutile attaccarla, gridare ai giocatori che non si impegnano, al tecnico che sbaglia mosse. Al contrario, bisogna capire la situazione e cogliere almeno quel poco di buono che i rossoblù stanno dando.

Così come chiedere ora perché ci si è ridotti a tal punto è altrettanto inutile: le cause si cercheranno dopo, sperando ancora di essere nella massima serie. Abbiamo già espresso da tempo il nostro parere al riguardo: guarda caso adesso anche altri osservatori ci seguono, confermando che sono stati soprattutto i motivi organizzativi e psicologici a portare squadra e giocatori a tal punto. Organizzativi perché, come si sta dicendo in questi ultimi giorni, il Genoa è stato molto severo circa le regole che dettava il “Coronavirus”, ha infatti continuato ad allenarsi solo quando è stato emanato il protocollo sanitario per riprendere la preparazione (altre squadre erano già in allenamento da tempo) . Psicologici perché si è ritenuto (e qui qualche medico societario avrebbe anche potuto intervenire) che alla ripresa tutto sarebbe stato come quando si è fermato il campionato e il Genoa stava giocando bene, recuperando terreno e si sentiva dire un po’ da tutti: «Ci salveremo sicuramente».

Purtroppo il Coronavirus ha colpito i rossoblù, li ha involontariamente deconcentrati, presi da qualche momento di depressione, tantoché al rientro le gambe non rispondevano, le motivazioni sembravano scomparse, la voglia di fare veniva meno. Ecco come si è arrivati a sperare che perdano gli altri (in primis il Lecce, che però ha vinto con la Lazio superando il Grifone) perché vincere sta diventando sempre più difficile.

Comunque detto tutto ciò, val la pena di sperare e le cose buone che i rossoblù tentano disperatamente di fare. Quindi non bisogna delegittimare troppo il punto di Brescia e quello colto con l’Udinese, presi dopo una rimonta di due gol. Intanto arrivano anche gli infortuni, ci si accorge che la difesa prende sempre almeno due gol a partita (e prima del blocco per il coronavirus sembrava formidabile) ci si accorge che su cinque attaccanti nessuno segna, salvo quel 37enne (a fine mese) di Pandev, formidabile e benedetto, e, raramente, anche Pinamonti.

Ed è arrivato anche il Napoli che ha “gigioneggiato” nel primo tempo, poi si è preso una pausa: il Grifo ha fatto quello che poteva, cioè poco o quasi niente. Ed è questa l’ennesima dimostrazione che più di tanto, ormai, i rossoblù non sono in grado di dare. Certo, qualche sprazzo di buon gioco s’è visto (non era del resto questa la gara decisiva…) ma ancora una volta quella certa forma “depressiva” (senza concentrazione, motivazioni modeste, difficoltà a capirsi tra i giocatori) è venuta a galla.

Peccato: adesso però c’è il trittico Spal in casa (domenica prossima), Torino fuori casa (giovedì 16 luglio) e, decisivo, contro il Lecce al Ferraris (domenica 19 luglio) in cui non saranno più consentiti passi falsi.

La gara contro il Napoli è iniziata con il brano di Morricone “C’era una volta in America…”. Ahinoi, “c’era una volta anche il Genoa…”.

Vittorio Sirianni

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