Shevchenko, soldato di Lobanovsky: il Colonnello gli tolse il vizio del fumo

L'ucraino omaggiò portando la Coppa dei Campioni e il Pallone d'Oro sulla tomba del maestro

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Shevchenko Genoa
Mister Shevchenko a Villa Rostan (foto di Genoa CFC Tanopress)

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Shevchenko è un debuttante consumato, atipico nella misura di esperienza limitata alla gestione di una panchina Nazionale, non così confortevole poiché posta a metà tra le diplomazie politico sportive di Kiev e Donetsk: tra la Dinamo, la squadra controllata dal Viminale sovietico, e lo Shakhtar, il club dei minatori del Donbass. Chissà con quanta arguzia Franco Scoglio avrebbe accolto al Genoa un soldato semplice salvato da Lobanovsky, idolo del Professore con tanto di storico incontro amichevole al Carlini, oggi co-intitolato a Marco Bollesan, nel 1988. Il Colonnello, realmente graduato nell’Armata Rossa, estirpò a Shevchenko il vizio del fumo con una puntura di nicotina talmente massiccia che ancora oggi il solo incrociare con lo sguardo una sigaretta gli causa nausea: Andriy ricambiò il dono ricevuto per la vita, peraltro non l’unico, portando sulla tomba del maestro che riposa a Baikove prima la Coppa dei Campioni vinta a Old Trafford con il Milan e l’anno venturo il Pallone d’Oro.

Il rigore e l’applicazione al calcio di veri metodi scientifici risalenti ai tempi di Kiev non rendono Shevchenko il nuovo Lobanovsky ma una figura tecnica moderna – l’unico allenatore ucraino nei cinque campionati maggiori – che stimola la curiosità e la voglia di parlare di Genoa anche tra i commentatori (inter)nazional popolari, irrimediabilmente incantati dal suono dei flauti d’alta classifica. Ballardini lascia in eredità la difesa a quattro, sguarnita però da meccanismi non così sincroni del centrocampo, che l’ex ct ha praticato in Ucraina sino all’Europeo, prima di un’abiura aspramente criticata in patria nonostante l’accesso tra le migliori otto, seppur con una sola vittoria nel girone eliminatorio. Essendo un mister subentrante in una situazione delicata Shevchenko avrà poco tempo per sistemare una squadra al quartultimo posto per differenza reti e affrontare un calendario difficile, con Roma, Milan e Juventus nelle prime quattro uscite. Novembre e dicembre determineranno la tacca di galleggiamento della Serie A.

Oltre a Mauro Tassotti, nello staff rossoblù ci sarà anche Andrea Maldera, figlio d’arte dell’ex milanista Gino, colonna del Milan d’Europa del secondo Paròn Rocco scomparsa di recente. Chi conosce Shevchenko assicura sulla sua personalità e intelligenza, la freddezza e la glacialità dei nervi, essendo un ottimo golfista, e la capacità di dialogare con la squadra: caratteristiche che lo rendono una persona equilibrata e capace di tenere lo spogliatoio. L’avventura a Genova non sarà facile poiché per il sesto campionato consecutivo il Genoa deve cercare i punti salvezza partendo dalla zona di classifica più pericolosa contro avversarie che sinora hanno palesato le identiche difficoltà del Grifone: il mercato di gennaio, il primo senza Preziosi entrato nell’ultima settimana da presidente, dovrà essere condotto seguendo le indicazioni che mister Shevchenko raccoglierà dal lavoro quotidiano a Pegli e dalle partite essendo un debuttante consumato.

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