Roma-Genoa, in campo due club rivoluzionati

Schöne può rubare la scena all'Olimpico essendo l'unico playmaker in campo

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Roma-Genoa Andreazzoli Schone
Andreazzoli e Schone durante la seduta a Masone (Foto Genoa cfc Tanopress)
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Il debutto del Genoa sarà a Roma, e questo è cosa nota. L’esordio del Grifone sarà contro una squadra rivoluzionata pari modo, in società come sul campo. I giallorossi hanno ammainato le due bandiere storiche, il dirigente Totti e il capitano De Rossi, per rendere Florenzi e Dzeko i nuovi leader dello spogliatoio. In panchina, poi, è arrivato Paulo Fonseca, che candidamente al primo giorno a Roma ammise la netta differenza tra il grigiore di Donetsk e la gricia. Bontà sua, della pasta. James Pallotta, contestato dalla piazza, è ripartito da Petrachi per costruire un mercato intelligente.

A Genova, invece, la scelta tecnica è stata trans-regionale con il massese Andreazzoli. Che di nome fa Aurelio, giusto per rievocare due imperatori romani a cavallo tra il II e III secolo dopo l’avvento di Cristo. Ex allenatore della Roma, Andreazzoli, che ha spaccato a metà l’opinione del popolo romano: chi ne riconosce le indubbie qualità da stratega durante il periodo spallettiano, chi antepone la finale di Coppa Italia persa contro la Lazio a qualsiasi trovata tattica. Dal punto di vista delle scelte Enrico Preziosi è ripartito da Stefano Capozucca, al terzo mandato in rossoblù. Competente, una certezza nello sfoltire la rosa, il ds ha imbastito di concerto con presidente e allenatore un Genoa ricco di esperti e giovani interessanti.

Roma-Genoa metterà in campo due squadre profondamente rinnovate dal recente mercato. Il Grifo farà debuttare in Serie A almeno tre (se non quattro) nuovi innesti, i giallorossi solo il portiere Pau Lopez perché Fonseca preferisce tenersi le novità in panchina. Scelte diverse ma rientranti nella piena discrezionalità degli allenatori. Va sottolineato che tra gli uomini di centrocampo di ambo le formazioni solo Schöne è l’unico interprete con caratteristiche da playmaker: non è così inverosimile che il danese possa rubare la scena su un palcoscenico così importante come l’Olimpico.

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