Massimo Prati – Non solo inglesi

Lo scrittore genovese racconta la storia degli svizzeri che hanno giocato nel Genoa e del football nella Confederazione

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Joan Hans Gamper, al centro della foto, tra James Spensley ed Edoardo Pasteur, in occasione della partita giocata a Torino nel 1899

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Che il Genoa sia stato fondato da inglesi nel 1893 è cosa risaputa.  Ma a partire dal quarto o quinto anno d’esistenza del club, un’altra comunità di stranieri inizia a delinearsi come componente costitutiva del gruppo. Nel Genoa delle origini c’erano infatti anche molti elvetici.

Questo fatto è legato alle caratteristiche sociali della Genova di quel periodo. Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, Genova era la Borsa più importante del paese (o una delle più importanti insieme a Milano), per volumi scambiati e numero di titoli quotati, era sede di una delle banche italiane d’importanza strategica, il Credito Italiano, ed aveva ormai da mezzo secolo un’industria differenziata e moderna (meccanica e cantieristica), a differenza di Torino, per esempio, che prima dello sviluppo automobilistico, iniziato nel Novecento, aveva un’economia industriale essenzialmente basata sulla trasformazione e lavorazione del cotone. Senza contare, poi, che a Genova c’era il porto in una fase di grande espansione.

Può essere utile, a questo proposito, citare la testimonianza risalente all’inizio del Novecento di una visitatrice d’eccezione, Rosa Luxemburg, a cui non era sfuggita la frenetica attività del porto di Genova: “Genova, magnificamente situata sul mare, a mo’ di anfiteatro, su una stretta striscia di costa, intorno ad ampio golfo, protetta alle spalle da alte colline, ciascuna coronata da castello…  …e giù nel porto c’è il solito guazzabuglio di piroscafi”.

E questo “guazzabuglio di piroscafi”, per usare le parole della rivoluzionaria tedesca, aveva attirato commercianti e imprenditori inglesi, ma anche svizzeri. Così, in un intrecciarsi di relazioni economiche, commerciali e personali, alcuni membri della comunità elvetica entrarono a far parte del nostro club.

Va anche detto che, dopo l’Inghilterra, la Svizzera è uno dei primi paesi in cui si è giocato a calcio. Dapprima il football fu praticato soprattutto nei college e nelle scuole internazionali, per poi diffondersi a livello popolare.

Il San Gallo è stato fondato nel 1879, il Grasshopper di Zurigo nel 1886, il Servette di Ginevra nel 1890 (da un inglese, anche se come squadra di rugby, la sezione calcio nacque 10 anni dopo), La Chaux-de-Fonds nel 1894, il Losanna nel 1896, lo Young Boys di Berna nel 1898 e c’è, poi, il caso del Basilea, dalle singolari somiglianze con il Genoa : maglie rossoblù e anno di fondazione nel 1893.

Molti svizzeri arrivarono dunque a Genova avendo già giocato a calcio, e ad attenderli sotto la Lanterna c’era ovviamente il club di più alto livello nazionale. Di alcuni di questi svizzeri si è gia parlato: di Edoardo “dadin” Pasteur e di Henri Dapples. Parlando di Pasteur bisogna dire che -nel Genoa delle origini- con Edoardo, all’ala sinistra giocava anche il fratello Enrico. Mentre a proposito di Dapples va forse aggiunto che nello splendido Museo del Genoa, che merita di essere visitato anche più di una volta, si può vedere il trofeo da lui messo in palio, un pallone d’argento, che porta appunto il suo nome: la Palla Dapples.

Di alcuni giocatori elvetici del Genoa non si sa molto: nome, cognome, ruolo, città e club di provenienza. A volte non si dispone nemmeno di tutti quei dati.  Tra quelli di cui sa veramente poco vanno sicuramente annoverati Deteindre, Giroud e Henman.

Di altri si ha qualche dettaglio biografico in più. Ecco qualche rapido esempio in ordine sparso. Kurt Lies, che prima di essere un giocatore del Genoa fu, a fianco di Herbert Kilpin, uno dei fondatori del Milan. Attilio Salvadé, che alcuni storici indicano come colui che propose la nascita del settore giovanile del Genoa. Karl Senft, arrivato nel 1902 e vincitore di tre scudetti e che partecipò alla prima trasferta di un club italiano all’estero. Quel giorno il Genoa vinse 3 a 0 a Nizza e Senft fu autore di una doppietta. Max Meier centrocampista arrivato nel 1905 e che, dopo tre anni di attività nel Genoa rientrerà in Svizzera, per terminare la carriera nel Basilea.

Daniel Hug, altro atleta renano, che rivestì il ruolo di giocatore e allenatore del Genoa, ma che fu anche giocatore della nazionale svizzera. Hug fece il suo esordio nel Genoa in un derby con l’Andrea Doria nel 1909, finito 3 a 3, partita in cui esordì anche un altro giocatore elvetico, Hermann Hurni che, dopo avere fondato lo Spezia Calcio, decise di passare nelle fila del Grifo. Maxime Surdez, portiere del Genoa e, con una presenza, della nazionale svizzera. Konrad Walter Hermann, tre volte vincitore di campionati nazionali (due volte in Svizzera ed una volta in Italia), vero incubo per i nerazzurri dell’Inter: nella prima partita della storia, giocata tra i due club, nel 1908 a San Gottardo, questo svizzero fu autore di ben cinque gol. Risultato finale: Genoa Inter 10-2.

Ma di altri giocatori svizzeri si conosce qualche dettaglio in più e si tratta di dettagli comunque interessanti. È il caso, per esempio, di Alfred Cartier e di Etienne Bugnion.

Alfred Cartier arrivò nel 1902 e anche lui faceva parte della formazione che vinse a Nizza. Secondo alcune fonti, era imparentato con l’omonima famiglia produttrice di gioielli e sposò Francesca Bertini, allora celebre diva del cinema muto. E questo aspetto di vita è, a suo modo, un’anticipazione dei tempi moderni, giacchè oggi i matrimoni tra calciatori e dive del cinema, della canzone o della televisione sono cosa piuttosto frequente. A questo proposito, i primi esempi che mi vengono in mente sono quello di Beckham ed Adams oppure quello di Shakira e Piqué.

C’è poi un altro dettaglio biografico importante su un piano più personale. Cartier era nato a Ginevra, a Les Eaux-Vives, il quartiere sulle rive del lago Lemano dove io vivo da quasi dieci anni. Certi giorni, esco di casa, passo vicino a qualche vecchio bistrot e penso che, magari, Alfred Cartier aveva bevuto in quel locale. Chissà? Magari s’era fatto un caffè, o una birra, il giorno in cui aveva lasciato il quartiere, per venire a giocare da noi, facendo un percorso in direzione contraria a quello che ho fatto io, partito da Genova, per andare a vivere dove lui era nato.

Ma in qualche modo, un secondo legame, altrettanto antico, unisce il Genoa ad un’altra città del Lemano. Étienne Bugnion fu uno dei sette ragazzini che, nel 1896, fondarono la squadra di calcio della città di Losanna (a quei tempi chiamata Montriond Lausanne e oggi Football Club Lausanne-Sport). Sul sito ufficale del club losannese si può ancora vedere la foto di questi ragazzi, quattordicenni e quindicenni, che diedero il là al football nella loro città. Niente di più naturale, quindi, per un pioniere del calcio svizzero passare, qualche anno dopo, nella squadra di pionieri del calcio italiano.

Ed è bello pensare che l’adolescente immortalato nella foto citata, sarebbe arrivato a Genova, ventiduenne, nel 1903, e sarebbe passato alla storia l’anno seguente, per averci fatto vincere uno scudetto nella partita contro la Juve, con un gol segnato da centrocampo. Étienne Bugnion, da questo punto di vista, può essere quindi considerato una specie di Alvaro Recoba ante-litteram.

Insomma, quella rossoblù è per certi aspetti una storia tentacolare. Puoi anche vivere all’estero, oltre le Alpi, lontano dalla Lanterna, ma c’è sempre un filo invisibile che ti riporta alla storia del Genoa e spesso, per non dire sempre, si tratta di fili tessuti in tempi remoti.

Massimo Prati

Massimo Prati (Foto Rsi tv)
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