Lezione tattica di Ballardini a Mihajlovic

Il tecnico del Genoa si è confermato uno degli allenatori più preparati del calcio italiano

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Ballardini Genoa
Ballardini dà le direttive in campo a Pegli (foto di Genoa CFC Tanopress)

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Spesse volte ci si dimentica quanto sia importante preparare adeguatamente la partita durante il corso della settimana. Eppure il famigerato “è l’allenatore che li vede ogni giorno” sta diventando uno slogan verità da sbandierare con garbo per evitare di dare una risposta concreta alle sempre più rade riflessioni a monte della pigiatura della tastiera. Nella sua fatal Bologna, sinora l’unica sbandata di una carriera integerrima, Davide Ballardini ha dimostrato di essere uno degli allenatori più preparati del calcio italiano sotto un punto di vista strettamente tattico nonché, ad abundantiam, parimenti accorto nel plasmare il Genoa sui punti deboli della squadra di Mihajlovic: difficile da spiegare agli integralisti della modernità, fieri sostenitori dell’assioma che sia l’avversario a doversi piegare alle caratteristiche della propria squadra. Ballardini, invece, ha fatto l’opposto e ha dato scacco al re conseguendo la salvezza con una vittoria, obiettivo che il Bologna ha raggiunto a contrario.

L’iniziale 4-3-1-2, escogitato a Pegli e tenuto segreto al pubblico fino a mertedì sera, si è rivelato una volta di più la disposizione migliore contro il 4-2-3-1 per avere superiorità numerica a centrocampo – Behrami (anche sull’uscita di Tomiyasu), Badelj e Strootman a dispetto di due ragazzi di ventidue e ventiquattro anni – e contro Palacio, capitato nella giurisdizione di Zapata e Masiello. Ballardini ha poi schermato il tridente di Mihajlovic con le coppie formate da Goldaniga-Barrow, Badelj (poi Rovella dopo il suo infortunio) sul brillante Soriano e da ultimo Orsolini, che si è accorto delle vampate di Zappacosta soltanto vedendo la sintesi di “Novantesimo Minuto”. Avanti di due gol con circa mezz’ora di gioco da espletare senza correre inutili rischi, per il mister del Genoa è stato facile sistemarsi con il vecchio 3-5-2 e contrastare efficacemente l’aggiustamento a tre apportato dal collega serbo appena dopo il raddoppio di Scamacca. Suona la campanella, lezione tattica finita.

Il Genoa è tornato a essere Genoa nella partita che valeva una stagione: porta inviolata per la seconda volta negli ultimi tre mesi, resistenza e fatica sotto l’attacco a pieno organico del Bologna, cresciuto sensibilmente in identità rispetto alla gara d’andata, e una rinfrescata capacità offensiva che rende il Grifo una squadra prolifica (nelle ultime cinque partite marcati meno di due gol solo contro il Sassuolo). Così Ballardini, che non ha mai perso più di due gare consecutive durante il suo quarto insediamento genoano, porta a termine la missione salvezza in ventitré giornate: gli è bastato poco più di un girone per ribadire, se mai ce ne fosse bisogno, il suo spessore professionale che lo rende superiore a molti colleghi. Ballardini è una garanzia. Auspicabilmente, e sono in molti a pensarlo, anche per la prossima stagione.

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