Lerager e Radovanovic appannati, Genoa senza idee

Il danese dopo l’inizio sprint, con gol al Bologna, ha rallentato inspiegabilmente. Il serbo gioca troppo schiacciato sulla linea difensiva, a volte addirittura tra i due centrali, senza riuscire a dettare i tempi della manovra

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Lerager Radovanovic
Radovanovic calcia con Lerager sullo sfondo (foto di Genoa CFC Tanopress)
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Genoa avanti a piccoli passi: ma che noia la partita del “Bentegodi”. Più sbadigli che conclusioni, Chievo-Genoa può essere sintetizzata così. Novanta minuti di agonismo e contrasti che hanno lasciato poco spazio alla tecnica. Se il Chievo, oggettivamente, non può fare di più considerando i limiti tecnici e una situazione di classifica disperata – e nonostante ciò sta onorando il campionato non lesinando impegno e abnegazione – non altrettanto può dirsi del Genoa, che di certo non sarà una squadra di altissima classifica, ma ha dei mezzi tecnici decisamente superiori a quello dei clivensi ed è lecito aspettarsi qualcosa in più in determinate partite. Il salto di qualità per i rossoblù è ancora una volta fatalmente rimandato: la sensazione palpabile e che la squadra fatichi, e non poco, quando è chiamata a dover fare gioco e non ad agire di rimessa come può capitare contro le grandi squadre. C’è da prendere comunque qualcosa di positivo dalla prestazione di Verona e in questo caso bisogna essere più pragmatici che mai: con il pareggio con il quasi retrocesso Chievo, il Genoa ha ottenuto il suo 5° risultato utile consecutivo, eguagliando il record della stagione 2015 quando sulla panchina rossoblù sedeva un certo Gasperini.

Mediana in affanno: poco fosforo e ritmi bassi

Nel post partita di Verona, mister Prandelli ha individuato il “problema” del suo Genoa: «Per avere una fase offensiva più efficace, dobbiamo gestire meglio il pallone a centrocampo». Un concetto semplice quanto lineare, che fotografano al meglio la prestazione del “Bentegodi”. La mediana rossoblù, dopo il restyling subito nel mercato invernale, sta attraversando un periodo di appannamento, soprattutto in due uomini: Lerager e Radovanovic. La mezzala danese dopo l’inizio sprint, con gol al Bologna, ha rallentato inspiegabilmente attaccando sempre meno e difendendo sempre peggio. Radovanovic invece sembra non essere ancora entrato nei meccanismi del Grifone: macchinoso e con poche idee, gioca troppo schiacciato sulla linea difensiva, a volte addirittura tra i due centrali, senza riuscire a dettare i tempi della manovra. Un dato su tutti è emblematico quanto ingeneroso nei confronti del play serbo, mi riferisco a quello dei passaggi effettuati. In 90’ appena 44 passaggi totali di cui soltanto 33 completati, per chi dovrebbe essere il faro della manovra non sono di certo numeri da incorniciare. Di seguito la “mappa” dei passaggi del centrocampista rossoblù.

Ovviamente non bisogna gettare la croce solo su un giocatore, ma se la fase difensiva sembra migliorare giornata dopo giornata, altrettanto non si può dire di quella offensiva, la quale necessita di una mediana più pensante e ritmata per poter essere efficace: da un giocatore come Radovanovic ci si attende qualcosa in più, soprattutto per la centralità del ruolo e per la personalità del calciatore.

 

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