LA REPUBBLICA, i medici di 17 club alla Commissione Figc: «Così non si può giocare»

I dubbi sono stati esposti in una lettera che non sarebbe firmata dai professionisti di Juventus, lazio e Genoa. La Federazione risponde: «Tema già affrontato»

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Figc coronavirus

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Perplessità e dubbi sono stati rilevati dai medici sportivi di 17 club su 20 della serie A in una lettera di venti pagine alla commissione tecnico-scientifica della Figc guidata dal professor Paolo Zeppilli. Secondo quanto riporta l’edizione on line de La Repubblica le società sono Atalanta, Bologna, Cagliari, Brescia, Fiorentina (oltre due pagine), Inter, Lecce, Milan, Napoli, Parma, Roma, Sampdoria, Sassuolo, Spal, Torino, Udinese e Verona. Mancherebbero soltanto Juventus, Lazio e Genoa. Sono numerose le richieste di chiarimenti e le contestazioni al protocollo: c’è soprattutto forte preoccupazione per le eventuali conseguenze legali in caso salti fuori durante gli allenamenti un giocatore positivo, oltre al fatto che la situazione soprattutto al Nord è ancora molto critica per l’epidemia di Coronavirus. «Nel caso in cui un membro del gruppo squadra risultasse positivo – si legge in un passo della missiva su La Repubblica – non è chiaro se le attività di squadra possono riprendere regolarmente per gli atleti che risultassero negativi agli accertamenti previsti». Non solo: ci sono problemi alla ripresa degli allenamenti dopo uno stop così lungo, difficoltà nel rispettare il distanziamento (“difficile, se non impossibile”), difficoltà con la sanificazione dei locali del ritiro, compresi i ristoranti. Inoltre è stata fatta notare la “criticità tamponi” (“è molto complicato richiederli ad un qualsiasi laboratorio”).

Il sito del quotidiano riporta anche la posizione rilasciata all’Ansa dalla Commissione medica Figc: le questioni sarebbero già state affrontate e discussa con spirito di collaborazione tra le parti. Stasera i medici sportivi della serie A hanno assicurato: «Le nostre osservazioni sono soltanto per la salute dei tesserati. Siamo propositivi e vogliamo ripartire in sicurezza».

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