La Grande Guerra e il calcio genovese

Il 24 maggio del 1915 l'Italia entrava in guerra. In occasione di questa ricorrenza, un Racconto del Grifo sull'argomento

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Genoa Fondazione Genoa
James Richardson Spensley

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È impossibile parlare dei pionieri del calcio italiano senza parlare di James, Spensley e William Garbutt (anche se, in realtà, quest’ultimo è arrivato qualche anno dopo la fase pionieristica). La figura di Spensley, però, rientra nella categoria del pioniere, ma fa anche parte di quella generazione di uomini tragicamente morti nella “Grande Guerra”.

Quello degli sportivi rimasti uccisi nel primo conflitto mondiale è un argomento che non conosco bene. Per cui mi limiterò a citare solo alcuni casi che conosco un po’ meglio: James Spensley, Claudio Casanova e Luigi Ferraris del Genoa e Hector Schnitzer dell’Andrea Doria (anche se questo giocatore ha avuto dei brevi trascorsi pure in rossoblù).

In realtà, di soci e di giocatori del Genoa morti nella Prima Guerra Mondiale ce ne furono molti altri: Gianni Ballestrero, Giuseppe Benvenuto, Emanuele Bombrini, Egisto Bucciarelli, Carlo Cormagi, Luigi Ferrari, Luigi Fossati, Alessandro Gazoppi, Natale Giacobbe, Emilio Giordo, Adolfo Gnecco, Attilio Isola, Pietro Lagomaggiore, Mario Malagamba, Mario Storace, Carlo Marassi, Luigi Morello, Giuseppe Oppezzo, Ugo Piermartire, Emilio Rosina, Enrico Rossi, Alberto Sussone.

Su queste tragiche vicende sono stati scritti libri ben documentati, perché credo che i casi di calciatori e soci appartenenti ad altri club, morti durante la Prima Guerra Mondiale siano stati numerosi.

I primi esempi che mi vengono in mente sono quello di Enrico Canfari, uno dei fondatori della Juventus, che però era nato a Genova, e di Virgilio Fossati, eroico giocatore dell’Internazionale.

E poi, oltre a chi tragicamente perse la vita, ci furono anche quelli che parteciparono e che, fortunatamente, riuscirono a salvarsi da quei massacri. Per ciò riguarda il Genoa, alcuni casi di giocatori importanti furono quelli di De Vecchi, Burlando e Barbieri. Inoltre, non va dimenticato che  anche  Mister Garbutt partecipò alla guerra come artigliere.

Spesso nei miei racconti e nei miei articoli faccio riferimento a lavori e ricerche di altri autori. Questa volta, nell’affrontare questa tematica, inizierò invece citando l’estratto di un mio altro libro, “Gli Svizzeri, Pionieri del Football Italiano”:

“Giocatore attivo fino a quasi l’età di quarant’anni, dopo essere restato nel Genoa con la responsabilità di allenatore, Spensley abbandonerà definitivamente il mondo del football. Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, il dottore inglese fu inquadrato come volontario nel Royal Army Medical Corps, e inviato sul fronte occidentale. Sarà ferito mortalmente mentre, sul campo di battaglia, si stava occupando delle cure di un soldato tedesco. Trasportato all’ospedale di Magonza, in Germania, morirà qualche tempo dopo, il 10 novembre 1915.

Negli anni Novanta, un tifoso del Genoa ha individuato la sua tomba nel cimitero militare di Niederzwehren, a Kassel, in Germania. A questo proposito, vedere l’articolo di Giuseppe Marcenaro, apparso su Il Secolo XIX, il 14 giugno 2016, ‘In Morte del Dottor Spensley. I Resti Ritrovati di James R. Spensley, Fondatore del Genoa’, pag. 39. Da allora, alcuni tifosi rossoblù hanno preso l’abitudine di recarsi in quel cimitero per rendere omaggio a James Spensley, lasciando dei fiori rossi e dei fiori blu, oppure sciarpe e gagliardetti, sulla tomba del medico inglese”.

Un dettaglio importante che mi era sfuggito, ai tempi dell’uscita del libro dedicato ai pionieri svizzeri, e che ho notato solo in seguito è che, nel titolo dell’articolo apparso su Il Secolo XIX, James Spensley veniva indicato come fondatore del Genoa. Ma, in realtà, il medico inglese non fu uno dei fondatori del club rossoblù. James Spensley, entrò a far parte del Genoa quando il club esisteva già da tre o quattro anni.

Oltre a James Spensley, c’è il caso di Schnitzer. Nato nel 1888 e cresciuto nella squadra sampierdarenese del Liguria, Hector Schnitzer nel 1908 passa al Genoa, ma disputa solo amichevoli e tornei, perché la squadra rossoblù aveva partecipato al “boicotaggio” del campionato, protestando contro il blocco degli stranieri. Con i rossoblù si contano tre presenze in Palla Dapples.

Questo giocatore, italiano di origine svizzera, gioca nello Spinola Football Club di Genova (squadra di seconda categoria) nella stagione 1909-1910, per poi passare all’Andrea Doria nella stagione 1910-1911. Nell’Andrea Doria resterà fino alla stagione 1914-1915, cioè fino allo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Arruolato nell’esercito come tenente medico, fu ferito mortalmente a Grumolo delle Abbadesse, in provincia di Vicenza. Morì il 16 ottobre 1918, in un ospedale da campo a Gorizia. Anche il fratello, Mario Schnitzer II, aspirante medico, fece la stessa tragica fine, morendo ventiquattrenne in un ospedale da campo nel veronese

Esiste una foto dell’Andrea Doria, scattata nella stagione 1914-1915 in cui è riconoscibile questo giocatore. La didascalia della riproduzione della foto, di cui dispongo, non è facilmente leggibile. Ma, per come i giocatori sono collocati nella foto, la formazione completa dovrebbe essere: Griffini, Schnitzer, Terrile, Luigi Burlando, De Marchi, Fava, Capris, Ghiglione, Casalino, Delfino. E, a giudicare dagli edifici sullo sfondo e dal profilo delle montagne, la foto dovrebbe essere stata fatta nel campo della Caienna: il vecchio campo dell’Andrea Doria, rimasto agibile fino a metà degli anni Venti. Per completezza di informazione devo dire che della stessa foto, su un’altra pubblicazione, esiste un’altra copia con relativa didascalia e la formazione riportata è differente. Inoltre è anche difficile stabilire con precisione se il campo che si vede nella foto è effettivamente quello del Genoa o quello dell’Andrea Doria.

Ma, per tornare alle vicende di guerra, c’è poi il caso di Luigi Ferraris, nato a Saluzzo, in provincia di Cuneo il 18 novembre 1887 (secondo altre fonti sarebbe nato a Firenze) e morto sul Monte Maggio, in provincia di Trento, il 23 agosto 1915. Ferraris è stato un ingegnere e militare italiano caduto nella Prima Guerra Mondiale e insignito della medaglia d’argento al valore.

Negli anni precedenti allo scoppio della guerra, aveva partecipato, appena ventenne, ad alcune amichevoli del Genoa, a partire dal 1907. Poi, nei campionati 1909-1910 e 1910-1911 fu integrato regolarmente nella rosa della squadra rossoblù.

Comunque, già prima di esordire con la prima squadra del Genoa, quand’era ormai adulto, Ferraris aveva cominciato a frequentare i campi di allenamento dei rossoblù. In una foto di inizio secolo, lo si può per esempio vedere, allora sedicenne o diciassettenne, vicino ad Etienne Bugnion, campione del Genoa di quel periodo e fondatore della squadra di calcio del Montriond-Losanna, nel 1896.

Centromediano del Genoa, e Ingegnere alle Officine Elettriche Genovesi (OEG), Ferraris morì nella Prima Guerra Mondiale a causa di un proiettile che lo uccise all’istante. Il primo gennaio del 1933, in occasione della ristrutturazione fatta in funzione  dei campionati del  mondo del  1934, e della relativa  inaugurazione ufficiale,  lo  stadio  comunale di Genova è stato intitolato alla sua memoria.

Infine, tra i caduti, va ricordato anche Claudio Casanova, giocatore del Genoa, nato a Cornigliano Ligure, il 21 ottobre 1895 e deceduto a Genova il 20 aprile 1916. Questo atleta era conosciuto anche come Casanova II, perché fratello minore di Giuseppe, portiere della Libertas Cornigliano.

Con il club rossoblù vinse il titolo nazionale nella stagione 1914-1915. Ma, Casanova non lo venne mai a sapere, poiché morì a Genova nel 1916, a causa delle ferite riportate sul fronte durante la Prima Guerra Mondiale, mentre il titolo nazionale per la stagione 1914-1915 fu assegnato al Genoa solo a conflitto finito.

Nella carriera di Casanova figura anche una presenza in nazionale, in occasione di un match a Berna contro la Svizzera, giocato nel maggio del 1914. Partita di cui è rimasta documentazione fotografica. Nella foto in questione, si può infatti vedere Casanova non lontano da William Garbutt (che faceva parte dello staff  tecnico della nazionale italiana) mentre al lato opposto si può distinguere Renzo De Vecchi. Anch’essi furono soldati durante la Prima Guerra Mondiale (ovviamente il primo nell’esercito inglese e il secondo in quello italiano). Garbutt e De Vecchi (e con loro Barbieri e Burlando), come ho già avuto modo di ricordare, riuscirono a rientrare vivi dalla guerra e a riprendere la loro attività di grandi sportivi.

Arruolato nel luglio del 1915, tra la fine di maggio e l’inizio di giugno del 1916 William Garbutt fu inviato sul fronte occidentale. In una lettera scritta in quei giorni diceva: “Nell’eventualità  della mia morte, lascio tutte le mie proprietà e i miei effetti personali a mia moglie, Anna Garbutt”.

Nel 1917 fu promosso ufficiale e nell’aprile del 1918 fu ferito ad una gamba, a seguito di un attacco dell’artiglieria tedesca, ma fortunatamente in modo non grave. Pochi mesi dopo, a guerra finita, Garbutt fu in grado di tornare a casa.

Sento il dovere di precisare che questa breve ricostruzione dell’esperienze di guerra del Mister inglese mi è stata possibile grazie alla lettura del libro dell’amico Paul Edgerton, “William Garbutt, il padre del calcio italiano”.

A questo punto non ci resta che rievocare brevemente le esperienze da soldato di De Vecchi, Barbieri e Burlando. De Vecchi fu chiamato alle armi ma venne assegnato ai servizi di collegamento in moto, con la funzione di passeggero nei sidecar. Barbieri, “ragazzo del ‘99”, fece il suo esordio nel Genoa proprio nel periodo successivo al rientro dal fronte. Luigi Burlando, altro “ragazzo del ‘99”, fu invece inviato come artigliere sul Piave.

Infine, voglio ricordare una figura appartenente alla storia del Genoa che, per certi aspetti, potrebbe essere definita poliedrica. Parlo di Giuseppe Castruccio, socio del Genoa che contava qualche presenza in prima squadra e che partecipò alla Prima Guerra Mondiale, come pilota di dirigibile. In seguito intraprese la carriera di diplomatico e nel corso della Seconda Guerra Mondiale partecipò al salvataggio di alcune centinaia di ebrei.

Massimo Prati: classe 1963, genovese e genoano, laureato alla Facoltà di Lingue e Letterature Straniere di Genova, con il massimo dei voti. Specializzazione in Scienze dell’Informazione e della Comunicazione Sociale e Interculturale.

Vive in Svizzera dal 2004, dove lavora come insegnante. Autore di un racconto, “Nella Tana del Nemico”, inserito nella raccolta dal titolo, “Sotto il Segno del Grifone”, pubblicata nel 2004 dalla casa editrice Fratelli Frilli; di un libro intitolato “I Racconti del Grifo. Quando parlare del Genoa è come parlare di Genova”, edito nel 2017 dalla Nuova Editrice Genovese; di un lavoro sulla storia del calcio intitolato “Gli Svizzeri Pionieri del Football Italiano”, Urbone Publishing, 2019; di una ricerca storica dal titolo “Rivoluzione Inglese. Paradigma della Modernità”, Mimesis Edizioni, 2020; della seconda edizione de “I Racconti del Grifo. Quando parlare del Genoa è come parlare di Genova”, Urbone Publishing, 2020. Infine, coautore, con Emmanuel Bonato, del libro di didattica della lingua italiana, “Imbarco Immediato”, Fanalex Publishing, Ginevra, 2021.

È anche autore di numerosi articoli, di carattere sportivo, storico o culturale, pubblicati su differenti blog, siti, riviste e giornali. Collabora con “Pianetagenoa1893” e “GliEroidelCalcio”.

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