La franchigia Serie A e il PNRR del Genoa di 777 Partners

La crisi del calcio italiano cambia la figura dell'investitore, persona più giuridica che fisica

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Blazquez Wander Shevchenko Genoa
Da sinistra Andres Blazquez, Johs Wander e Andriy Shevchenko (foto di Genoa CFC Tanopress)

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Nell’Italia che manda a letto sessanta milioni di commissari tecnici e risveglia altrettanti istruttori di tennis nessun politico dello sport si è finora preoccupato fattivamente del futuro di quell’ascensore sociale che è il calcio italiano. La contrazione pandemica ha reciso lo spirito d’avventura calcistica che, dal Mondiale di Italia ’90 in giù, ha trasformato – molti dicono in peggio – il modus operandi della quarta industria del paese abbandonando la figura del patron buon padre di famiglia (sportiva) in luogo di una gestione medievale dell’azienda calcio: il nobiluomo assolda il campione ed è disposto a tutto pur di vincere il torneo, anche un’insana conduzione che se trascinata negli anni porterà alta instabilità finanziaria. Infatti il calcio italiano, dopo gli innumerevoli zum wohl che hanno fatto seguito a Berlino 2006, detiene il primato di fallimenti sportivi, complice la recessione di liquidità mondiale sorta di lì a poco: un cimitero di croci, da nord a sud, poste su club storici.

La vecchia Serie A, la contea più tattica del continente e per tale ragione globalmente riconosciuta come un’università del calcio, è diventata terreno di caccia di una nuova figura d’investitore, persona più giuridica che fisica, pertanto non già di estrazione territoriale bensì figlia della globalizzazione e di una mobilità imprenditoriale dapprima sconosciuta. Il Genoa è soltanto il chiudifila provvisorio degli otto club di Serie A (assieme a Pisa, Como e Parma in B) controllati da una proprietà straniera, a tal punto che il nostro massimo campionato ha assunto i connotati di una simil franchigia nordamericana: la svolta in casa rossoblù era necessaria da almeno quattro anni nel corso dei quali il Grifone ha rischiato tre volte la retrocessione agonizzando in fondo alla classifica assieme a tremende compagini tutt’altro che raccomandabili, senza dimenticare che nell’ultimo biennio la squadra ha vinto appena venti partite e perso trentacinque volte subendo l’imbarazzante cifra di centotrentuno gol.

Contrariamente ad altre squadre in palese difficoltà, 777 Partners sta dimostrando di voler risolvere la crisi del Genoa affrontando i problemi principali del club: opacità tecnica e vuoto societario. La ristrutturazione sarà generale, graduale e inesorabile poiché molti angoli sociali, vetusti e collegati alla precedente gestione, saranno coinvolti da un ricambio necessario già in parziale esecuzione: la scelta di Shevchenko, il probabile incardinamento del dottor Rodolfo Tavana al posto del dimissionario Piero Gatto, la nomina presidenziale del professor Zangrillo, un professionista della medicina dal profilo internazionale. Può essere questo il PNRR del Genoa, un piano – giacché progetto è una parola pruriginosa per i tifosi – nuovo di resilienza e rilancio del club di calcio più antico d’Italia attraverso una serie di investimenti che nei prossimi mesi coinvolgerà squadra, stadio e settore giovanile, e a latere anche cantoni della città di Genova. Prima, però, la messa in sicurezza della stagione con la salvezza da conquistare sul campo, poi la lenta costruzione del futuro sviluppando sinergie di crescita organica da innestare già dal vivaio.

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