Juric, di maturo c’è solo il terzo esonero in ventidue mesi

Il match del Ferraris è stato un duello psicologico vinto dalla squadra con più forza mentale. Boscaglia ha vinto attraverso le sostituzioni

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Juric Preziosi
Ivan Juric ed Enrico Preziosi al Pio-Signorini di Pegli (foto di Genoa CFC Tanopress)
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Buttati a terra gli appunti di una partita che nemmeno la stele di Rosetta riuscirebbe a decifrare, risulta estremamente difficile parlare di calcio. Innanzitutto, Genoa-Entella è stata una partita di calcio? Sì, risponderebbero solo i tifosi della Virtus. Invece no, il match del Ferraris è stato un duello psicologico vinto dalla squadra con più forza mentale. Il Genoa, dal canto suo, ha recitato la parte della squadra di Serie C; i levantini, invece, hanno guadagnato l’immortalità nella memoria dei propri tifosi. In secondo luogo, viene da chiedersi, Boscaglia ha incartato Juric? La risposta non può che essere affermativa.

L’unica considerazione tattica risiede, ancora una volta, nelle sostituzioni. L’ex tecnico del Genoa le ha sfruttate per imbastire una squadra sbilanciata e irrazionale, il suo collega dell’Entella ha invece inserito giocatori per fare contropiede. Semplice, logico, vincente. Tanto per rendere l’idea, il Grifone ha chiuso la partita con Piatek, Lapadula, Pandev, Bessa e Romulo: una congestione offensiva che non ha portato alla vittoria né al novantesimo, né tanto meno al centoventesimo. E che dire di Veloso terzino/tornante mancino? Il gol del 2-2 nasce da una palla persa da Biraschi a centrocampo e finisce con il portoghese surclassato in area di rigore. Un suicidio.

Il Genoa è sceso in campo con lo stato d’animo irrequieto del proprio allenatore. É sempre stato così nei tre mandati di Juric. Tutto questo era ben visibile in Lisandro Lopez e Rolon: mai una giocata estemporanea, solo passaggi verso il compagno più vicino, zero intraprendenza nei due debuttanti. E che nessuno faccia di nuovo appello alla sfortuna dei pali colpiti da Piatek e dei miracoli di Paroni perché, fino a prova contraria, sono entrambi lì da regolamento. Così arriva il tumultuoso esonero di Juric, il terzo in ventidue mesi. Preziosi voleva cacciarlo già dopo Napoli. Quello del croato è stato un ritorno talmente grottesco che nemmeno la stele di Rosetta riuscirebbe a spiegare.

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