Il Genoa rinuncia a Pilati ma è il fondo del Pio a fare danni: ko Criscito e Caicedo

Il turno delle Nazionali ha restituito ventidue infortunati alla Serie A

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Genoa
Amichevole al Pio-Signorini con la Primavera (foto di Genoa CFC Tanopress)

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Gaber perdeva i pezzi «ma non per colpa mia», più o meno come Shevchenko che in una settimana di lavori si è visto saltare Criscito e Felipe Caicedo: il problema al semitendinoso pare sia per l’attaccante meno grave della lesione al flessore capitata al capitano. Il tecnico ucraino eredita una situazione pesante non solo sotto il profilo tecnico e di situazione di classifica, ma anche fisico, con una squadra che nell’arco della precedente gestione ha faticato a coprire atleticamente i novanta minuti e gli infortuni non sono altro che il precipitato di problemi a cascata che i club si sono rimpallati e nessuna parte ha mai risolto: abbozzare una squadra negli ultimi giorni di mercato, con frenesia e compulsività, comporta la necessità di rivolgersi alla platea di calciatori fuori rosa e fuori forma che Ballardini ha dovuto aspettare, peraltro ingegnandosi senza distinguersi in colpi di genio e senza costruire una base di condizione.

In questo ginepraio rossoblù mister Shevchenko può percorrere due strade alternative, delle quali l’una esclude l’altra: effettuare un mini richiamo fisico a novembre, sin dal suo primo allenamento, sperando che tale scelta frutti qualcosa nel mese caldo di dicembre oppure proseguire così fino a Natale andando in guerra con i fanti a disposizione, magari recuperando qualche pedina lungo il tragitto, per poi rimpolpare la rosa attraverso il mercato di gennaio. Tertium non datur. Il Genoa ha degli evidenti limiti tecnici, la classifica sentenzia sempre secondo verità, ma nelle ultime partite è stata ancor più palese la ridotta autonomia atletica dei rossoblù se comparata con la migliore tenuta media degli avversari: contro il Venezia il Grifone ha smesso di correre al settantesimo mentre a Empoli, avanti di un gol, le batterie si sono scaricate poco prima dell’ora di gioco sebbene il sussulto finale di Bianchi abbia nascosto sotto il tappeto qualche granello di polvere.

È anche un problema di gambe per il quale Alessandro Pilati ha pagato per tutti dopo essere stato il preparatore atletico degli anni d’oro di Gasperini: entrato in rossoblù nel 2004, dunque conoscitore della più remota pietra di Villa Rostan, il Genoa ha rinunciato a un professionista, rappresentante la vecchia gestione, con trentaquattro anni di esperienza pregressa accumulata tra corpo dei Carabinieri e Torino, oltreché un maestro italiano della pesistica applicata al calcio essendo stato pioniere dell’importazione. Pilati è diventato il presunto principale colpevole di ciascun infortunio del Grifone benché tale falcidia muscolare (e non traumatica) sia causata unicamente dal fondo del Pio che danneggia certe meccaniche di corsa e non attutisce l’impatto degli appoggi: i calciatori rossoblù si lamentano della sua irregolarità da almeno un anno ma il club sinora non li ha mai ascoltati. E allora mister Shevchenko perde i pezzi del Genoa, come Gaber, ma non per colpa sua.

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