Il Genoa paziente

Il Grifone è malato in campo ma dovrà anche sopportare le battute finali di un girone d'andata sofferto

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Shevchenko Genoa
MIster Andriy Shevchenko (foto di Genoa CFC Tanopress)

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C’è una parola che racchiude lo stato attuale del Genoa: paziente. Una parola dal duplice significato, non solo perché il club più antico d’Italia è finito tra le mani presidenziali del professor Zangrillo, un medico come James Spensley abituato a curare clinicamente i suoi pazienti. Il Grifone dovrà essere paziente anche e soprattutto per sopportare le battute finali di un girone d’andata che sinora ha riservato una vittoria su tredici partite e un tasso d’infortuni da reparto ortopedico: questo è il Genoa di Preziosi, altro che rosa migliore degli ultimi otto anni – non che le considerate abbondassero di qualità – e lo sarà fino a quando la nuova proprietà darà sostanza al calciomercato di gennaio che già si preannuncia rivoluzionario. Infatti non basterà l’arrivo di un califfo, come fu Strootman l’anno scorso, a rimettere in asse una squadra priva di gioco, di capacità offensiva e oltretutto fragile: a mister Shevchenko servirà almeno un rinforzo per reparto.

Contro la Roma, e con sette titolari infortunati, solo uno studente di magia nera poteva fare meglio. Il tecnico ucraino, che almeno ha messo gli uomini al posto giusto, ha ottenuto disponibilità dallo spogliatoio per fermare i giallorossi con orgoglio e impeto agonistico interpretando una gara puramente difensiva, ciò che raccomandava il buon senso comune per non subire una goleada che avrebbe tritato gli animi: il Genoa ce l’ha messa tutta ma si è dimenticato di calciare in porta avendo ciascun uomo dietro la linea della palla e gli attaccanti piantati a cinquanta metri da Rui Patricio. Nel secondo tempo Shevchenko ha chiesto spesso di tenere il possesso, nemmeno di giocarlo talmente era grande la difficoltà per il Grifo: accertata l’impossibilità di palleggiare sotto la pressione della Roma, ha tenuto le posizioni e il volume di non gioco effettuando una sostituzione (Pandev, il più vecchio) in ottantadue minuti. Lo 0-0 era un ottimo affare.

Se il Genoa va così male, a tal punto che il Ferraris è diventato terreno predatorio altrui, l’andamento da terzultimo posto in classifica non è da imputare unicamente agli allenatori i quali cercano di mettere in campo il meglio di quanto percepito durante la settimana. Se Badelj gioca all’ombra di Mkhitaryan e Rovella, vent’anni a dicembre, ha la personalità di prendere il centrocampo rossoblù sulle spalle, allora è il caso che Shevchenko e il suo espertissimo vice Tassotti meditino sulle gerarchie di reparto, ciò che la precedente conduzione tecnica non ha fatto. Nella speranza che per l’Udinese il Genoa recuperi altre pedine oltre a Vanheusden ed Hernani, che domenica erano in panchina dopo oltre un mese d’assenza, la squadra non può prescindere dalle risorse che si sono formate nel settore giovanile, le quali, seppur giovani, si distinguono per uno spiccato attaccamento alla maglia rossoblù. Ciò che può salvare il Genoa paziente nelle battute finali del girone d’andata.

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