Il calcio italiano ripudia il cambiamento: resista il modello Genoa

La holding cambia l'approccio con le nuove società: struttura ponte allo Standard Liegi per conoscere il funzionamento del club

Blessin Genoa Wander
Blessin e lo stato maggiore di 777 Partners (foto di Genoa CFC Tanopress)

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Che un soggetto condannato dalla giustizia sportiva pontifichi al pari del saggio della montagna nello stesso settore, lo sport, dal quale egli stesso è stato radiato – pena semiequivalente all’ostracismo greco – pare il finale di una barzelletta tutta italiana che capirebbero persino i tedeschi, popolo che di certo non brilla in quanto a sorrisi e senso dell’umorismo. Eppure la Serie A non smette di vive di questi fini dicitori, di insipide liturgie, di salamelecchi che sanno di incenso e canfora come il vestiario riposto da decenni dietro le ante dell’armadio. Con la corrente destabilizzazione del Genoa, che va accettata come parte integrante del gioco al pari dei complimenti di Gasperini e Capello, il calcio italiano conferma di ripudiare il cambiamento, soprattutto se proveniente dall’estero con idee inconciliabili con le vecchie consuetudini e volti nuovi che si sono macchiati del più ignominioso dei peccati sportivi: accedere in parrocchia senza prodigarsi nel segno della croce.

Con la ballata del radiato, vocalmente supportata da molti cantori che probabilmente non ne hanno capito il testo, il guizzo revanscista del passato lobbistico, quello precipitato nelle aule di tribunale e crivellato di condanne, ha inferto una crepa al presente e al futuro del calcio. É un Paese per vecchi, assiepati sugli agi del consumato Ancien Regime. Già che il prepotente ingresso di 777 Partners nei delicati equilibri del calcio italiano (Genoa), europeo (Standard Liegi) e mondiale (Vasco Da Gama) sia da analizzare è un dato che lascia preliminarmente intravedere il sensibile impatto, presente e futuro, della holding americana nel perimetro dell’industria del pallone. A monte di qualsiasi postulato, però, risiede l’ineluttabile considerazione che la penultima posizione in classifica del Grifone non sia dipesa da un improvviso rigurgito del sistema calcistico (av)verso la novità, bensì da specifiche responsabilità collegiali verso le quali è meglio rinviare oltre il termine perentorio del 22 maggio.

Tuttavia, dopo circa cinque mesi dal passaggio ufficiale di quote da Fingiochi, emerge un dato che può valere come parziale ammissione di colpa di 777 Partners: il cambio di paradigma nella gestione della transizione tra proprietà. Gli americani hanno approcciato al Genoa con vigore, sovvertendo in poco tempo buona parte del precedente organigramma senza più considerare Preziosi; allo Standard Liegi, acquistato a salvezza certa peraltro alle spalle dell’Ostenda che fu di mister Blessin, la multinazionale non fa epuerazioni ma ha saggiamente previsto una struttura temporanea che funge da allacciamento tra il prima e il dopo «lasciando il tempo agli attori di 777 Partners di conoscere il funzionamento concreto delle squadre in essere», si legge nel comunicato del club belga. A maggior ragione, tale mossa cautelativa dell’investimento doveva essere effettuata anche nel Genoa, quantomeno fino a coprire il mercato di gennaio, onde evitare che un soggetto radiato pontificasse al pari del saggio della montagna.

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