GRIFO D’ATTACCO – Strootman, che classe. Perin vive un grande anno

Il Genoa non ha sfruttato tre palle gol contro un Torino in chiara difficoltà

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Il giornalista Beppe Nuti, voce e volto storico delle emittenti radio-tv genovesi

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Il terzo 0-0 conseguito in stagione consegna un punto al Genoa. Parleremo del momento rossoblù con Beppe Nuti, giornalista di Telenord, nella 205ª puntata della rubrica di Pianetagenoa1893.net “Grifo d’Attacco”.

Il Genoa deve recriminare con se stesso la mancata vittoria oppure il pareggio di Torino va accettato di buon grado? «Ai punti avrebbe meritato il Grifone, il Torino è una squadra in chiara difficoltà – tuttavia non scarsa – e l’unico a trascinarla è Belotti. Un pari non si butta mai via, innanzitutto perché conferma i lati positivi di questa squadra: l’incredibile solidità, che la rende una delle migliori difese del campionato (cinque gol nelle ultime nove partite), combinata alla capacità di costruire occasioni da rete. Il Genoa poteva fare tre gol: prima con Czyborra, poi il palo di Zappacosta e infine il colpo di testa di Pjaca. È venuta meno solo la cattiveria in fase di realizzazione».

Che impressione le ha fatto l’ingresso in campo con grande personalità di Goldaniga? «È l’emblema del lavoro di Ballardini, tecnico che in poco tempo ha portato organizzazione e idee chiare: chi subentra sa cosa fare e, soprattutto, s’inserisce bene. Goldaniga non sorprende perché già con il Napoli ha disputato una buonissima gara: contro il Toro, complice l’infortunio di Criscito che spero sia di lieve entità, ha confermato d’essere un titolare affidabile del Genoa. L’intervento in scivolata su Belotti è stato miracoloso, ha salvato un gol».

Gli esami in settimana accerteranno la condizione della caviglia di Criscito: tuttavia, gli alfieri davanti a Perin sono ora una garanzia. «Il portiere sta vivendo un grande anno al Genoa e il sesto “clean sheet” della stagione è un piccolo regalo dalla squadra. Il Torino non mi ha mai dato la sensazione che potesse segnare, un sentore che si è già percepito più volte con Ballardini. In passato il Grifo era solito andare sotto dopo poco più di cinque minuti di pressione dell’avversario o, peggio, subire gol al primo tiro in porta e perdere la partita, come accaduto a Udine. Il Genoa adesso sa soffrire da squadra, senza abbassarsi eccessivamente a ridosso dell’area di rigore».

Strootman calciatore superiore. «Ha effettuato due o tre giocate di classe pura che da sole fanno capire la sua personalità e il suo spessore tecnico. La forza del Genoa è proprio nel centrocampo, un reparto ben strutturato da calciatori di qualità e di temperamento: inoltre Ballardini deve ancora lanciare Melegoni e Portanova e avere Cassata a pieno regime. All’Olimpico forse è mancata l’intelligenza posizionale di Badelj, in modo particolare nelle uscite palla al piede di Radovanovic: Rovella è un metodista di qualità ma più bravo nello smarcamento».

Ballardini è stato chiaro, ambisce a fare bene con l’Hellas Verona. Esame di maturità? «L’esame era il Napoli: superato a pieno voti. L’esame era altresì il Toro: anch’esso superato. Per il Genoa ciascuna partita rappresenta un esame con se stesso, sebbene il bottino di punti sopra la “zona rossa” della classifica inizi a diventare confortante. Sabato mi aspetto che il Grifo giochi con un mix di entusiasmo e di concentrazione. Nel calcio, infine, vale la metafora raccontata nel monologo iniziale di “Match Point” di Woody Allen: quando la pallina da tennis colpisce il nastro, essa può cadere dall’altra parte, vincendo il punto, oppure può tornare indietro».

Alessandro Legnazzi e Beppe Nuti

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