GRIFO D’ATTACCO – Serie A in maschera

Da giugno non sarà calcio vero: l'assenza dei tifosi svilisce l'importanza del fattore campo

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All’orizzonte s’intravede la ripresa della Serie A ma, purtroppo, non se ne intravede la fine. Che calcio sarà a giugno ora che la curva epidemiologica tende verso il basso? Parleremo della ripresa del calcio (e non solo) con Beppe Nuti nella 165ª puntata della rubrica di Pianetagenoa1893.net “Grifo d’Attacco”.

La Serie A è pronta a ripartire. «Scindo l’aspetto lavorativo – cioé l’indotto che si riattiva, un bene soprattutto per quei lavoratori che non percepiscono uno stipendio da calciatore – dal calcio vero, che non sarà ciò che vedremo dal prossimo 21 giugno. É una Serie A in maschera. Rispetto a tre mesi fa, dopo il triplice fischio di Milan-Genoa, è cambiato molto, ma dal punto di vista tecnico la ripresa (pardon, l’inizio di un nuovo campionato) assomiglia al commento di Fantozzi alla “Corazzata Potemkin”…».

Ossia? «É sparito il fattore campo, mi pare evidente in Bundesliga. Fosse così anche in Italia il Genoa avrebbe perso il grande vantaggio di giocare otto gare su dodici al Ferraris nella volata finale. I lettori capiranno che questo è un calcio fuori da ogni logica, è una Serie A falsata. Il Grifone stava andando fortissimo, anche in trasferta. In quali condizioni riprenderà la squadra di Nicola? Come se non bastasse, giocare ogni tre giorni in piena estate complica il recupero energetico tra una partita e l’altra».

Capitolo tifosi: un abbonato genoano perde otto gare pagate. «Gli oltre diciannovemila tesserati rossoblù hanno subito un danno grave da una situazione straordinaria e imprevedibile, vero, ma i soldi sono stati anticipati. É giusto rimborsarli (mi auguro non con i voucher o i gadget) oppure prevedere uno sconto per la sottoscrizione dell’anno prossimo pagando undici partite anziché diciannove».

Concludiamo con il suo ricordo di Gigi Simoni. «Era un gentiluomo che con merito è stato inserito nella Hall of Fame del Genoa. Era piacevole sentirlo parlare non solo di calcio. L’ho conosciuto da calciatore durante le interviste al Bristol mentre da allenatore – di Baggio, Ronaldo, Peters e Vandereycken per citare i migliori – aveva un talento unico a creare un gruppo prolifico. É stato un antesignano del calcio moderno che non ha praticato ovunque perché non aveva gli uomini adatti. Genova e il Genoa non lo dimenticherà mai».

Alessandro Legnazzi | Beppe Nuti

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