GRIFO D’ATTACCO – Il lunedì del futuro del Genoa

Da domani, però, fari puntati su una salvezza da costruire in un campionato ancora lungo e incerto

5798
Rovella Shevchenko Nuti Genoa Ballardini 777 Partners
Beppe Nuti, giornalista di Telenord

Accetta i marketing-cookies per visualizzare questo contenuto.

É il giorno del closing: dopo diciotto anni il Genoa cambia proprietà diventando americano a tutti gli effetti. Parleremo del momento rossoblù con Beppe Nuti, giornalista di Telenord, nella 236ª puntata della rubrica di Pianetagenoa1893.net “Grifo d’Attacco”.

Termina l’era presidenziale di Preziosi: un lunedì non come tutti gli altri. «Esatto. Il Genoa entra nel futuro del calcio, che non lascia più spazio ai mecenati, con una nuova proprietà desiderosa di investire anche in città con iniziative commerciali profittevoli. Preziosi ha salvato la società dal fallimento al tribunale di Treviso e mantenuto la Serie A per quindici anni. Ricordo che due giorni prima dello scandalo della valigetta parlai con Francesco Guidolin al ritiro presso il golf club di Rapallo: la sua coppia d’attacco doveva essere Milito-Lavezzi, il presidente aveva voglia di stupire con un grande Genoa».

Il primo passo di 777 Partners è stato l’ingaggio di Shevchenko. «Il nuovo mister si è presentato in una conferenza stampa mondiale che ha fatto sognare i tifosi: l’ho trovato umile, con la giusta determinazione e, soprattutto, convincente perché non è un colpo ad effetto o un traghettatore. Al Genoa lavorerà con uno staff affiatato di prim’ordine dove spicca la figura di Mauro Tassotti. Il Genoa ha cambiato molto – sono rammaricato per l’addio di Pilati dopo tanti anni – e cambierà ancora molte figure legate al passato: Zarbano diventerà il nuovo Chief Executive Officer (CEO), una figura in larga parte sovrapponibile all’amministratore delegato, poi serve un direttore sportivo d’esperienza».

Il futuro è riposto anche nel settore giovanile. «Sì, però è necessario un cambiamento radicale a livello di strutture, punto debole che non fa dormire un dirigente come Michele Sbravati che negli anni ha pescato assi incredibili dal territorio ligure. Opportunamente Andres Blazquez ha parlato di un centro sportivo per il vivaio, probabilmente sulle alture di Cogoleto: servono campi in erba naturale, una foresteria e una scuola dove i calciatori possono studiare e formarsi in vista di un futuro lontano dai campi. Il Genoa ha tutto in casa – passione, senso di appartenenza, tecnici capaci – e può ambire ad essere modello europeo come Ajax e Atalanta».

Che cosa si aspetta da Genoa-Roma? «Torniamo a parlare del presente: ciò che più conta è la salvezza, obiettivo per niente facile da conquistare in un campionato lungo e incerto, a tal punto che dopo tredici partite non esiste ancora una retrocedenda spacciata. Nessuna delle due può perdere: mi aspetto una grande spinta del pubblico genoano e una prova d’orgoglio dei calciatori che, per ovvie ragioni, mister Shevchenko non può aver trasformato in appena due settimane di lavoro. I Friedkin hanno investito cento milioni di euro per accontentare Mourinho ma la Roma senza Dzeko è più vulnerabile».

Alessandro Legnazzi e Beppe Nuti

Clicca qui per leggere il precedente numero del Grifo D’Attacco

Accetta i marketing-cookies per visualizzare questo contenuto.