GRIFO D’ATTACCO – Gilardino e Genoa, nel segno della continuità

Umiltà, identità e orgoglio. I rossoblù hanno costruito il 41% della salvezza lontano dal Ferraris

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Beppe Nuti, giornalista di Telenord

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Numero speciale per una puntata speciale, tutta dedicata ad Alberto Gilardino. Il tecnico ha rinnovato il proprio contratto con il Genoa per altri due anni: i rossoblù scelgono la linea della continuità. Ne parleremo con Beppe Nuti, giornalista di Telenord, nella 350ª puntata della rubrica di Pianetagenoa1893.net “Grifo d’Attacco”.

Con quale parola vuole inquadrare Gilardino? «Senza dubbio, umiltà. Ciascun lettore può trarne il significato dai vocabolari di lingua: è la consapevolezza delle proprie capacità e dei propri limiti scevra dall’ego. Chi è umile, è altresì intelligente, due virtù che non si comprano. Umile è il Campione del Mondo che terminata la carriera da calciatore accetta di iniziare da direttore tecnico del Rezzato con Luca Prina, salvo poi scoprirsi allenatore; umile è uno dei più grandi bomber italiani di sempre che saluta il mondo dei professionisti, ma solo per poco, per nobilitare la Primavera del Genoa precipitata nel torneo cadetto. Il resto è storia nota, ma il passato connota chiaramente la misura dello spessore umano di Gilardino. Un grande lavoratore, metodico e pignolo, capace anche di scelte impopolari per i calciatori (come ha detto Strootman) ma sempre tese al bene della squadra».

Le propongo altri due lemmi relativi alla gestione del tecnico: identità e orgoglio. «Sì, concordo a pieno. Gilardino ha dato una fisionomia alla squadra che, infatti, non è solo dipendente dall’effetto Ferraris: con il mister, il Grifone ha conquistato 19 punti in trasferta, è il secondo risultato più alto negli ultimi cinque campionati che il club di Villa Rostan ha militato in A. Se una squadra giunge a costruire lontano da Genova addirittura il 41% della propria salvezza, significa che i valori sono presenti: l’allenatore li ha intuiti, raffinati ed elevati. Il Genoa è la neopromossa che ha fatto più punti in Europa, sostanzialmente con il blocco-squadra della B: Gilardino crede in questi ragazzi ed è giusto proseguire assieme. I risultati hanno influito sull’orgoglio della piazza rossoblù che nel passato recente aveva perso parecchi punti di riferimento: i genoani sono tornati a popolare e vivere lo stadio come molti decenni fa».

Sarà lui il tecnico del ritorno in Europa entro due anni? «Il termine è ravvicinato, per il momento sono certo che l’anno prossimo migliorerà l’attuale bottino di punti proponendo magari qualcosa di diverso dal punto di vista calcistico: tuttavia, è chiaro che per centrare la qualificazione europea serve la concomitanza di altri fattori, alcuni dei quali dipendono dagli avversari. L’ambizione misurata di Gilardino, come ha tenuto a ribadire a Portofino, unita a quella della società possono fare la differenza, sperando che nel prossimo campionato capitino meno episodi contrari e altresì meno infortuni. Per l’accesso in Europa serve ancora qualcosa che non so se si riuscirà a trovare in un solo anno; in questo biennio cresceranno le aspettative attorno al mister, ma più responsabilità (che certo non spaventa uno come Gilardino) denota molto coraggio».

In conclusione, ci può dire un bonus e un malus dei diciotto mesi di Gilardino? «Il suo miglior lavoro individuale è stata la trasformazione di Ekuban, ora acclamato dalla folla genoana, e la gestione dell’emersione del talento decisivo di Gudmundsson quando erano in molti a dubitare dell’impatto dell’islandese in Serie A. Sono convinto che, a dispetto della continua difesa a tre, il mister sappia lavorare anche con uno schieramento a quattro, ma con dei terzini di ruolo; inoltre, presumo che il suo percorso di maturazione lo porterà ad aggiungere più peso alla fase offensiva, magari svincolando dalla tattica i calciatori di maggiore pregio ed estro tecnico. Il Genoa si è assicurato un allenatore che in futuro farà grandi cose perché sa dialogare con tutti, senatori e giovani, ed è un uomo che sa ascoltare e valorizzare la filiera giovanile: in così poco tempo, mister Gilardino ha fatto debuttare sei calciatori che aveva lanciato in Primavera».

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