GRIFO D’ATTACCO – Genoa, sveglia: il tempo dei regali è finito

Ballardini in confusione ma l'inserimento di Vasquez, consigliato da Diego Milito, fa ben sperare

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Beppe Nuti, giornalista di Telenord

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Ancora in svantaggio, ancora in rimonta. Il Genoa riemerge sotto di due gol e porta a casa un punto (2-2) contro il Sassuolo. Parleremo del momento rossoblù con Beppe Nuti, giornalista di Telenord, nella 231ª puntata della rubrica di Pianetagenoa1893.net “Grifo d’Attacco”.

Che cosa non le è piaciuto del Genoa? «Parto dall’approccio iniziale: i rossoblù hanno concesso l’ennesima frazione di gioco agli avversari i quali in venti minuti sono passati in doppio vantaggio con l’ex Scamacca ma hanno terminato la partita con la paura di vincere, come hanno dimostrato i cambi attendisti di Dionisi. Il Genoa si conferma squadra fragile che ha bisogno dello schiaffo, talvolta più di uno, per scatenare una rimonta che è simbolo di carattere. In secondo luogo, la formazione scelta da Ballardini e la disposizione in campo si sono rivelati sbagliati, la riprova dell’abiura del 3-5-2 iniziale è la sostituzione di Sabelli alla mezz’ora per Ekuban. Infine trovo profondamente deludente l’inizio di stagione di Badelj, per fortuna che Rovella ha condotto il centrocampo del Grifone con personalità: un calciatore così esperto come il croato vice campione del mondo deve fare di più».

Quanto rumore attorno a mister Ballardini… «Non riconosco più il tecnico solido e ben focalizzato sui punti deboli della squadra che l’anno scorso ha fatto la differenza nella corsa salvezza contro le dirette concorrenti. Lo vedo in confusione – perché Cambiaso è partito dalla panchina? – ma le colpe non sono soltanto sue poiché al primo settembre ha ereditato una squadra radicalmente opposta rispetto a quella salita a Neustift e il calciomercato è stato condotto male, con lacune e doppioni in ogni reparto. La rosa è mediocre, non è affatto vero che sia la migliore degli ultimi sette, otto anni come ha detto Preziosi per mettere pressione al tecnico. Ballardini fatica a lanciare determinati uomini: al pari di Romero, che debuttò sotto la gestione del subentrante Juric contro la Juventus, pure Johan Vasquez ha debuttato in ritardo».

A proposito di Vasquez: l’esordio è sulla falsa riga di Fares, ossia gol alla prima in rossoblù. «Il tanto atteso “Pancho Villa” del Genoa è il secondo messicano a segnare in Serie A, dopo Lozano. Vasquez c’è riuscito di testa su battuta di corner facendo esplodere la Gradinata Nord, imprescindibile da ora in avanti, dopo un secondo tempo migliore del Genoa: aveva ragione Pippo Spagnolo quando diceva che tre calci d’angolo lì sotto equivalgono a un gol. Fisicità, stacco, lettura del gioco aereo: Johan ha molti margini di miglioramento, a partire dalla lingua che deve imparare per capire e farsi capire, ma presumibilmente il consiglio di mercato di Diego Milito è giusto. Tra le note positive di giornata ci sono Sirigu, ancora una volta decisivo con la parata sul tiro da calcetto di Djuricic a fine primo tempo che avrebbe dilaniato il Genoa, e Destro: il centravanti merita solo applausi per l’opportunismo in area di rigore. Nota a margine per Edoardo Goldaniga, un ragazzo dal cuore rossoblù: significativo il suo saluto alla Gradinata Nord a fine partita».

Da venerdì tre partite in dieci giorni: Torino, Spezia e Venezia. «Sveglia Genoa, il tempo dei regali è finito: questa squadra ha già anticipato il cadeau natalizio a troppe concorrenti, su tutte la Salernitana. Qualcuno in società deve scuotere l’orgoglio perché le prossime sfide saranno tutte difficili: il Toro non meritava la sconfitta contro la capolista Napoli, lo Spezia ha ritrovato entusiasmo con i giovani di Thiago Motta mentre il Venezia lo vedremo all’opera stasera contro la Fiorentina. Le prossime scelte societarie diranno molto sulle ambizioni degli americani che, al momento, non sono ancora proprietari del Genoa».

Alessandro Legnazzi e Beppe Nuti

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